Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL'ARTE

esistente a Torino, nel R. Museo di antichità, il Cupido che si riteneva perduto ( V. V incisione
in prima pagina)-, e l'annunzio della scoperta risuonò anche in Italia, e trovò fede in alcuni,
diffidenza in altri ; 1 cosicché non sarà vano discorrerne, e notar gli errori in cui la critica è
caduta, segnando ad un tempo una traccia a ricerche positive.

Nel giardino del magnifico Lorenzo de' Medici a San Marco di Firenze " di varie statue
antiche e di figure adornato, „ vide il giovine Michelangelo il Cupido che dorme di marmo
tutto tondo, conceduto già con altre anticaglie dal Re di Napoli a Giuliano da Sangallo, " per
amor del magnifico Lorenzo e per la virtù di Giuliano. „ 2 Era quello probabilmente una ri-
produzione di statua alessandrina oppure scoltura romana dell' epoca imperiale • era il gaio
adolescente nel suo flore de' Greci trasformato nel genio del sonno o in Cupido-Ercole. Mi-
chelangelo, che già aveva tolto ad imitare l'antico, nella testa del Fauno, nel bassorilievo
ispirato da Ovidio della battaglia tra Lapiti e Centauri, nel ristauro d'un torso bacchico, in
una figura d'Ercole, si provò a riprodurre il vago figlio d'Afrodite. L'imitazione dell'antico
era in gran voga sullo scorcio del secolo XV \ 3 e allora Michelangelo, più che in seguito,
sapeva avvicinarsi allo stile classico, come il bassorilievo de' Centauri ne fa fede.

Racconta il Vasari, nella prima edizione delle Vite (1550), come Michelangelo lavorasse,
contrafacevido la maniera antica, un fanciullo di marmo, il quale fu comprato da Baldas-
sare del Milanese e portato a Roma, dove venne sotterrato in una vigna \ e poscia, da questa
cavato, come preziosa statua antica, venduto gran prezzo. Il Giovio, nella biografia di Mi-
chelangelo, aggiunge soltanto al racconto vasariano che il Cupido fu venduto per insigne
prezzo al cardinal Riario. Il Condivi assai più a lungo discorre delle vicende del Cupido:
il dio d'amore, così egli c'insegna, era raffigurato nell'età di sei anni in sette ; Lorenzo di
Pier Francesco de' Medici, vedendolo e giudicandolo bellissimo, consigliò Michelangelo ad
acconciarlo sì che paresse stato setto terra.

Così fece lo scultore ; e il Cupido fu quindi inviato a Roma e comprato per ducati due-
cento dal Cardinal di San Giorgio. Ma se questi fu tratto in inganno, Michelangelo pure lo
fu a sua volta, non avendo ricevuto che scudi trenta da Baldassarc del Milanese, venditore
della statua sua. Intanto il Cardinale, avendo avuto sentore che il putto era stato lavorato
in Firenze, mandò colà per ricerche un suo gentiluomo, il quale da Michelangelo stesso fu
chiarito del dubbio ; e il gentiluomo allora, raccontato al giovine artista per intero l'inganno,
lo invitò a Roma, promettendogli di fargli riscuotere il resto dei ducati. E il Buonarroti,
sperando di trovare un protettore nel cardinal Riario, e ansioso anche di veder Roma, si partì
da Firenze. Ma prima che Michelangelo arrivasse nell'alma città, il Cardinale " avvisato per
lettera come stesse la cosa, fece metter le mani a dosso a colui che la statua per antica ven-
duta gli aveva -, e riavuti in dietro i suoi denari, gliela rese : la qual poi venendo, non so
per qual via, in mano del duca Valentino, fu donata alla Marchesana di Mantova e da lei
a Mantova mandata, dove ancora si trova in casa di quei signori. „ Così scrisse il Condivi ;
e il Varchi nella sua Orazione funerale (1564) accenna pure all'esistenza del Cupido a Man-
tova: " hoggi, egli disse, si guarda dall'eccellentissimo Duca di Mantova tra le più rare e

1 Lo springer {Raphael u. Michelangelo. 1 B., Leipzig, 1883, p. 806) annunciò soltanto i risultati del Lange :
così fecero il Milanesi (Le opere dì Giorgio Vasari, t. IX. Firenze, Sansoni, 1885, p. 264) e il Fabretti (Atti
della e. Accademia delle Scienze di Torino, XVIIT, 7. Torino, Loescher, 1883). Il Frizzoni invece (Notizie di
opere di disegno pubblicate e illustrate da Jacopo Morelli. Bologna, Zanichelli, 1884, p. 55) mostrò di ritener
buone le ragioni del Lange.

2 Le opere di Giorgio Vasari. Ed. sudd., a. 1889, t. IV, p. 273 ; a. 1881, t. VII, p. 144 e 298.

3 L. Courajod, L'imitation et la contrefagon des objets d'arts antiques au XV et au XVI siede (Ga-
zette des Beaux-Arts, XXXIV, 351 e 352 sett. e ottobre 1886).
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