Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL' ARTE

voro, ma la mancanza di spirito non lascia ritenerlo opera del giovane Michelangelo ; essa
sembrò piuttosto al Lange scultura del secondo decennio del cinquecento e di scuola vene-
ziana, nello stile dei Lombardi. Anche il Labus non ammise il Cupido quale lavoro di Mi-
chelangelo, notando che non aveva sveltezza di forme, nè robustezza di tócco, e che non rap-
presentava Cupido; perchè le arti greche al figlio di Venere, animatore attivissimo della na-
tura, non hanno mai dato per attributo i papaveri.1 A noi pare che si sia onorata troppo
quella scultura col discorrerne tanto ; a noi par cosa che appartenga alla seconda metà del
secolo XVI. Probabilmente fu fatta eseguire dal duca Vespasiano Gonzaga, per ornamento
del suo Casino di Sabbioneta. Le ciocche de' capelli senza grazia, con forti scuri ; la corona
de' fiori, privi d'ogni riflesso del vero ; le membra del fanciullo a tutto tondo, eppure qua e
là compresse e piatte \ la politura del marmo • i riccioli barocchi ai capi della faretra • la mol-
teplicità dei simboli ; l'inelegante turcasso cilindrico ; le cornici, gli spigoli, i contorni tirati
con poca precisione : tutto mostra che sul Cupido di Mantova passò il soffio della Decadenza.

Il Richter studia anche l'opinione del Manette, e cioè che il Cupido di Michelangelo da
Mantova, dopo il saccheggio degl'Imperiali, fosse trasportato a Venezia nel Museo di S. Marco \
ma dei due Cupidi giacenti che là si conservano, l'uno è antico, posteriore all'epoca di
Traiano, di forme dure, e rozzo nella tecnica \ l'altro, pure antico, ma assai ordinario, appar-
tiene al secolo quarto. Non sapendo il Richter del trasporto avvenuto in Inghilterra dei tre Cu-
pidi, tenta d'identificare uno dei due esemplari veneziani col Cupido antico veduto dal De Thou,
mentre doveva pur tener conto che il Cupido del gabinetto d'Isabella, attribuito a Prassitele,
era cosa rarissima ed eccellente. Isabella d'Este lo aveva messo a riscontro del Cupido di
Michelangelo nel 1505, e lo ebbe da certo Alessandro Bonatto, mercè l'opera del Cardinale
di Santa Prassede, di Francesco Maria d'Urbino prefetto di Roma e degli agenti mantovani

1 LABUS, Museo della R. Accademia dì Mantova, 1887, t. Ili, p. 253.
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