Archivio storico dell'arte — 1.1888

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20 ARCHIVIO STORICO DELL'ARTE

Il cofanetto del Museo degli Uffizi, colle scene della vita di Cristo, non ò il solo lavoro
eseguito da Valerio Belli per Clemente VII. Nel 1532, con bolla in data del 15 novembre,
il Papa fece dono alla chiesa di San Lorenzo di Firenze (parrocchia de' Medici) di cinquanta
vasi o cofanetti in pietre preziose o in metallo, eseguiti a Roma da questo artefice e conte-
nenti reliquie. Si troverà nell'opera di P. Ridia l'elenco di questi cinquanta reliquiari,1 di
cui parecchi trovansi oggi nel Museo degli Uffizi.

La maggior parte delle composizioni di Valerio Belli, è stata riprodotta in bronzo sotto
forma di placche ; ed è descritta dal signor Molinier nell'eccellente suo lavoro.2

Che rimane di questa produzione così piena di varietà ? Tale inchiesta non potrei sperare
di condurre a fine in questo scritto. Toccherebbe piuttosto al signor Raffaele Erculei, lo ze-
lante e dotto direttore del Museo artistico industriale di Roma, che organizzò nel 1886 una
esposizione così curiosa di opere in metallo. Una volta che l'attenzione fosse diretta a que-
sta materia, è fuori dubbio che più d'un oggetto di prim'ordine uscirebbe fuori dalle collezioni
dell'Italia e dell'estero. Intanto il signor Plon ha, nel modo più efficace, spazzato il terreno
per quanto riguardi Benvenuto Celimi.

Ciò che vi è di sicuro si è, che il sacco del 1527 non fu disgraziatamente la sola prova
riservata alle meraviglie dell'oreficeria romana del secolo XVI. Numerose opere vennero fase,
senza necessità, nei secoli XVII e XVIII, epoca nella quale la venerazione per le opere del
passato non era che pochissimo sentita. Venne poscia, nel 1797, in seguito al trattato di Campo-
formio, la fusione generale di tutta l'oreficeria del Vaticano, fra le altre cose, del fermaglio
della cappa di Giulio IL3

Questo periodo della storia delle raccolte romane essendo pochissimo conosciuto, il lettore
mi sarà grato se avrò collocato sotto i suoi occhi l'analisi di vari documenti inediti che ho
copiato in un grande deposito di archivi, dove non verrebbe in mente ad alcuno di cercarli.

Ne risulta che la Corte romana rimise al generale Bonaparte un valore di 8 milioni di dia-
manti ] ma questi, secondo la valutazione di Modena, non valevano più di 4,500,000 franchi.4
Questi diamanti furono depositati a Genova (nel gennaio 1798) a titolo di garanzia delle let-
tere di cambio firmate dal Governo pontificio. Ad ogni momento si trattava di venderli. Si
trovavano fra questi alcuni di quei gioielli che avevano esercitato l'ingegno degli orafi o
gioiellieri che abbiamo or ora passato in rivista, o che avevano brillato nelle pompe del pon-
tificato di Clemente VII?... That is the question.

Un fatto che ha colpito tutti gli storici d'arte e che un conoscitore eminente, il signor Piot,
ha messo in rilievo con grande abilità,5 è la presenza in Roma di una colonia importantis-
sima di orefici milanesi o lombardi, rivali nati e per soprappiù nemici accaniti della colonia
fiorentina. Allato a Caradosso brillavano Gaio, Giovan-Piero e Francesco della Tacca, Pompeo
de Capitaneis, Paolo Arsago, Firenzuola, Lucagnolo Jesi, che si diceva milanese in memoria
del suo maestro Santi, Michelino, Tobia da Camerino.

Malgrado la sua origine fiorentina, Clemente VII fece spesso pendere la bilancia in favore
dei lombardi.

Il lavoro che io qui mi propongo di dare alle stampe, basandomi sulla testimonianza di
documenti inediti, ha un triplice oggetto : far conoscere il gusto di Clemente VII, come pure
l'estensione dei sacrifizi ch'egli s'imponeva per l'arte in questione; fornire nuovi particolari

1 Notìzie isteriche delle chiese fiorentine, voi. v. Firenze, 1757, p. 45-52. vasari, voi. V, p 381.
z Les Bronzes de la Renaissance, voi. I, p. 189 e seguenti.
:{ Piot, Le Cabinet de l'amateur, 1 862-18g3, p. 45.

4 Correspondance de Napoléon I, voi. III, p. 60.

5 Le Cabinet de l'amateur, 1882-1883, p. 50, 55.
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