Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL'ARTE

« La tela a oglio delli tre filosofi nel paese, dui
ritti e uno sentado che contempla li raggi, con
quel sasso finto così mirabilmente, fu incominciata da
Zorzi da Castelfranco e finita da Sebastiano vene-
ziano...

« La tela grande a oglio dell'Inferno con Enea e
Anchise fu de mano de Zorzi da Castelfranco...

« La tela del paese con el nascimento de Paris
con li dui pastori ritti in piede, fu de mano de Zorzo
de Castelfranco e fu delle sue prime opere. »

Il primo quadro è alla Galleria del Belvedere a
Vienna, in uno stato deplorevole; dell'ultimo il Mo-
relli1 ha creduto riconoscere un frammento nella Gal-
leria Esterhazy a Pest, « Due giovani, trascurata-
mente vestiti alla foggia veneta del XV secolo e
scalzi, stanno sopra uu eolie; dietro di loro e un po'
più in alto si vede una villa. È l'alba, e di lontano
si scorge il mare illuminato dai primi raggi del sole...
Avremmo dunque qui soltanto i due pastori ritti sul
monte Ida, sotto la direzione dei quali venne poi cre-
scendo il giovane Paride. Sfortunatamente manca l'al-
tra metà, nella quale era dipinta la sua nascita. »
La scoperta, fatta a Vienna dal dott. Wickhoff, di
una stampa rappresentante il quadro citato nella sua

1 Lermolieff, Le opere dei maestri italiani nelle Gallerie di
Monaco, Dresda e Berlino, trad. it. Bologna, 1886, p. 163.

integrità, avrebbe confermato pienamente la conget-
tura del Morelli.1 — Orbene, a me sembra che l'Al-
bano indicasse appunto col titolo generico di pictura
de una notte questo quadro della nascita di Paride:2
la nota dell' anonimo morelliano « fu de mano de
Zorzi da Castelfranco e fu delle sue prime opere »
trova esatto riscontro nel giudizio che riferiva l'in-
telligente mercante alla Marchesa, scrivendo « non è
molto perfectn, sichondo vorebe quela. »

Ma la seconda pictura de una notte, posseduta dal
Beccari, era forse una riproduzione che Giorgio pro-
vetto aveva voluto eseguire .della prima sua opera
giovanile? 0 rappresentava un'altra natività, od an-
che un soggetto diverso; e può identificarsi con al-
cuno dei quadri conosciuti del Barbarelli ? Qual sorte
ha insomma avuto questo quadro, che si giudicava a
Venezia « de meglior desegnio et meglio fiuito » che
non l'altro di proprietà Contarmi ? — Ecco l'inco-
gnita che non sono riuscito a spiegarmi, e su cui ri-
chiamo l'indagine di più esperti conoscitori della sto-
ria artistica.

Alessandeo Luzio.

1 Cfr. Frizzori, op. cit., p. 167.

2 Allo stesso modo onde il quadro meraviglioso della Na-
tività di Cristo dell' Allegri è comunemente chiamato la Nolte
del Correggio.

SCULTORI ITALIANI DELLA RINASCENZA

BODE. - Italienische Bildhauer der Renaissance. — Studien zur Ge-
schichte der italienischen Plastik und Malerei auf Grund
der Bildwerke und Gemàlde in den Konigl. Museen zu
Berlin. (Scultori italiani della Rinascenza. Studi per
servire alla storia della plastica e della pittura italiana
in base alle sculture ed ai quadri dei RR. musei di

Berlino).

Il libro consta di una serie di dissertazioni pub-
blicate qua e là, che in generale si riferiscono alle opere
che entrarono nella raccolta di sculture italiane della
Rinascenza nel R. museo di Berlino, prima che il Bode
ne divenisse il direttore, oppure che recentemente da
lui vennero acquistate. È evidente quindi che le opere
migliori e più note non sono quelle che formano il
tema di questi studi, e che tanto meno si poteva aver
in mente di scrivere l'intera storia della plastica del
quattrocento. Ma non ostante ciò l'autore, il quale ne-
gli acquisti per la raccolta ha cura di far risaltare il
momento storico accanto a quello puramente artistico,
non ha potuto trascurare quasi nessuno degli impor-
tanti punti di vista, che servon di norma per lo svi-

luppo della scultura toscana. Aiutato da una vasta
conoscenza anche delle opere che si trovano fuori
d'Italia, e da uno sguardo pratico per cui con rara
sicurezza può seguire sottili relazioni stilistiche, il Bode
ricerca a preferenza quelle occulte condizioni che son
necessarie perchè si faccia grande un' individualità ar-
tistica, e le varie influenze che, partendo da quella, por-
tano alla produzione germi di nuovo progresso.

Converrà qui brevemente accennare almeno ai ri-
sultati principali di questo libro, il cui ricco conte-
nuto offre incitamento alle più variate ricerche.

Il capitolo d'introduzione narra in brevi tratti la
storia della raccolta di Berlino, che, grazie ad una
avveduta direzione, si trova in grado di gareggiare con
le due maggiori raccolte non italiane di sculture della
Rinascenza, quella cioò del Louvre e l'altra del South
Kensington Museum. Segue una dissertazione sui Pi-
sani: di quattro rappresentanti principali di questa fa-
miglia d'artisti, Niccolò, Giovanni, Andrea e Nino,
trovasi in Berlino un'opera, se non eminente, almeno
caratteristica. È anzitutto importante, l'aver potuto,
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