Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL'ARTE

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intende ora di recarsi con le sue macchine perfezio-
nate a Weimar per riprodurre i famosi cartoni di Leo-
nardo, poi di penetrare nelle collezioni private inglesi
o di tradurre in fotografìa le splendide raccolte di di-
segni di Malcohn e del Mitchell.

Iju tomba del Utantegna. — Queir emo-
zione che proviamo davanti la tomba - per quanto
disadorna - di un grande artista, si fa più viva ed ef-
ficace allorquando sappiamo che l'artista stesso ha pre-
disposto e adornato coll'opera l'ultima sua dimora:
cosi ci è doppiamente cara e preziosa quella cappella

Ma, né i pregi artistici, nè la fama del Mantegna
valsero a sottrarre la cappella alle ingiurie del tempo
e degli uomini : dispersi dapprima gli arredi e i di-
pinti, deturpati poi con bianco di calce gli affreschi,
e l'arme di famiglia sulla pietra tombale scalpellata
dal vandalismo demagogo, che non seppe neppur ri-
spettare l'aristocrazia dello ingegno. Una reazione
parve prodursi in seguito all' ultima manomissione
compiuta sul finire del secolo scorso, allorquando si
spogliò la cappella del busto del Mantegna per por-
tarlo a Parigi, giacché nel 1816 si ottenne di rimet-
tere all'antico suo posto il busto in bronzo: poi col
della basilica di S. Andrea in Mantova, concessa dal risveglio del culto per le memorie del glorioso no-

clero per acclamazione al Mantegna, e che questi negli
ultimi anni di sua vita abbellì con affreschi alla vòlta
e alle pareti, e con tavole, quasi volesse porvi il
suggello di quella fama che doveva aleggiare sulla
sua tomba. Lui morto, il tesoro d'arte della cappella
s'accrebbe del busto in bronzo del pittore collocato
sopra lo scritto

Esse parem hunc noris, si non preponis, Apetti,
^Enea Mantinice qui simulacro, vides,

mentre la decorazione delle pareti, lasciata incompleta
dal Mantegna, veniva condotta a termine dal figlio suo
Francesco che, assieme all'altro figlio del Mantegna,
venne poi deposto nello stesso avello in cui riposa il
sommo artista.1

1 La pietra tombale, che sta nel mezzo del pavimento della
cappella, porta l'iscrizione : « Ossa Andree Mantinie famosissimi
pictoris cum duobus ftliis in sepulcro per Andream Manlineam
nepotem ex filio, reposita - MDLX. »

Michelangelo Gualandi moriva il 19 giugno
u. s. nella gravissima età di 95 anni. Nato di nobile
famiglia, fino da giovinetto predilesse gli studi delle
belle arti e della storia patria. Persuaso dell' immenso
giovamento che recano alle arti medesime le relazioni e
corrispondenze cogli studiosi d'altri paesi, e sopratutto
i viaggi frequenti, egli ne fece parecchi e lunghissimi,
conobbe e coltivò in Italia e all'estero l'amicizia
di uomini illustri, e lasciò copiose memorie, che po-
tranno essere utilmente consultate ; oltre ad una pre-
gevole galleria di quadri, spesso visitata da italiani e
stranieri. Fra i suoi lavori a stampa tengono il primo
posto le Memorie originali italiane di belle arti, la
Nuova raccolta di lettere sulla pittura, scultura ed
architettura, la Guida per la città di Bologna e suoi
contorni, le Memorie intorno ad Aristotele Fioravanti e
via via diverse altre pubblicazioni ed articoli che tro-

stro passato artistico, si provvide a ripulire e ri-
mettere in luce gli affreschi e si iniziò qualche opera
di restauro : ma se è vano lo sperare di giungere a
ridare alla cappella l'antico suo splendore, qualcosa
resta però a compiere per rendere almeno decorosa
la tomba del Mantegna. Ancor oggidì, chi visita la
basilica di S. Andrea è colpito dello stato di abban-
dono in cui si trova la cappella del sommo pittore :
la parte bassa delle pareti scrostata, il pavimento qua
e là sconnesso e mancante, le preziose tracce del
pennello del Mantegna nascoste e deteriorate dai car-
telloni di parate mortuarie o di anniversari addossati
alle pareti come in un magazzino.

Segnalare tale stato di cose equivale, speriamo, a
promuovere quei provvedimenti che valgano ad atte-
stare, anche sulla tomba del Mantegna, quel culto col
quale da noi e all'estero si va studiando e ricercando
ogni ricordo del sommo artista.

OLOGI A

vansi inseriti in periodici e negli Atti e Memorie della
R. Deputazione di Storia patria di Bologna, della quale
egli fu uno dei membri fondatori e ne curò, finché
potè, lo sviluppo e l'incremento. Ebbe amicizia con
tutti i valentuomini del suo tempo: col Baruzzi, coi
Rosaspina, coi Mazzoni-Toselli, coi Muzzi, coi Gior-
dani, e da ultimo coi Palagi, Predieri, Gualandi, che
sempre venerarono in lui il Nestore degli studiosi bo-
lognesi. Giunse alla decrepitezza senza perdere nè la
lucidità della mente, nè la memoria del passato ; e
veramente esemplare fino all'ultimo fu la rassegna-
zione con cui sopportò le noie e gli incomodi di una
esistenza, tanto al di là dell'ordinario prolungata.

Il conte Cai ovali ni €« o/zad ini. senatore del
Regno, spegnevasi quasi all' improvviso, e non in tar-
dissima età, nella sua villa di Ronzano, il 21 agosto u.s.
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