Archivio storico dell'arte — 1.1888

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CORRADO RICCI

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Nicola della Tuccia non dice che i fanciulli fossero bastonati, e non dice quindi che il titolo
di verità avesse origine dalla persistenza delle loro dichiarazioni. A me sembra invece che sia
a tal proposito da considerarsi assai come il cronista dica che la Vergine si spicciava o si
specchiava. 1 Ora è noto che la Verità è stala moltissime volte simbolicamente espressa in una
donna che si specchia, come la frusta, ond'era armata, è arma che le conviene. Per questo,
cresce maggiormente l'originalità di quella fiaba devota, che insinua il vecchio simbolo, così
gradito al Rousseau, nella Vergine cristiana.

È molto probabile pertanto che la chiesa e l'imagine non avessero titolo di Verità per la
verità detta e sostenuta dai mammolini, ma perchè la Vergine apparve sotto l'aspetto
della Verità teologica.

Quando fosse fondata la chiesa non mi è riuscito di trovare. Il signor Giuseppe Oddi
hi dice del secolo xm, ma non accenna alla fonte di questa notizia. 2 Non so se l'abbia at-
tinto dai documenti o argomentato pel « tetto dalle grandiose travature dipinte e dalle pia-
nelle pur dipinte ». Nell'ultimo caso la sua congettura sarebbe forse difettosa perchè la pit-
tura di simili soffitti era in uso assai prima e non lascia quindi indovinare il secolo preciso
del soffitto della Verità, anche perchè in questo si scorgono traccie evidenti di restauri.

Il Bussi non fa parola, nella sua disordinata storia, dell'origine di questa chiesa. Dice che
i Serviti tennero consiglio generale in Viterbo nel 1282 e che il convento che abitavano « era
anticamente de' monaci Premostratensi »; 3 ma Nicola della Tuccia la ricorda per la prima
volta al 1369, perchè in quell'anno vi fu sepolto il cardinale Cluniacense. 4

Forse l'origine di quella chiesa trasformata poi del tutto in successivi lavori risale a prima
del secolo xm. Nulla però quindi rimane a far fede di ciò che vado congetturando sulle in-
certe e poche parole dello storico Bussi. Le pareti interne della chiesa erano vestite d'af-
freschi, ma gli avanzi recentemente scoperti non sono che della metà del secolo xv, come
la porta maggiore a tutto sesto, adorna di due statuette laterali figuranti l'angiolo e l'Annunziata.

Tutti questi lavori, come la cappella Mazzatosta, furono fatti in seguito al miracolo dei
mammolini, pel quale la chiesa acquistò fama e quattrini. Così la campana, di suono dolcis-
simo, che i viterbesi favoleggiavano tolta a Castro, fu modellata invece e gettata in bronzo
nel 1452 in Viterbo da un certo Sante, essendo priore dellaVerità frate Paolo di Sant'Angelo in
Vado. 5 Tutti questi lavori trasformarono allora radicalmente la chiesa e non rimasero traccie
tali onde poter inferirne la data di fondazione. Dubbia è pertanto come è dubbia quella del
chiostro attiguo alla chiesa ad archi acuti, magnifico per leggiadri meandri, rose e trifogli
traforati di marmo, che per alcuni è ritenuto del secolo xm mentre evidentemente deve ripor-
tarsi al secolo seguente.

Dal lato destro della chiesa sporge una cappella che anche all'esterno appare grazio-
sissima per una leggiadra bifora trilobata. E la cappella che dopo il miracolo dei mammolini
fece edificare Nardo Mazzatosta.

I Mazzatosta, quantunque non abbiano avuta gran parte nella storia di Viterbo, furono a' loro
tempi per ricchezze e gentilezza considerati fra i più degni e potenti cittadini.

Nicola della Tuccia scrive al 1434 : « In questo tempo Orchie era di Bartolomeo Mazzatosti
di Viterbo, tesauriere di papa Eugenio, e simile era sua la ròcca di Civitavecchia, che l'aveva
in pegno dal papa per denari che doveva avere; e vi teneva per castellano Nardo suo fratello.

1 II codice riccardiano ha specchiava.

2 Vedi l'articolo La Cappella della Verità in Viterbo in Arte e Storia, Ann. V. nn. 10 e 13.
;i Op. cit. 173.

* Op. cit. 36.
5 Bussi, 65.
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