Archivio storico dell'arte — 1.1888

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LORENZO DA VITERBO

caddero sopra un dotto prete, cappellano o confessore delle monache, il quale non potè a lungo
negare, e alla sua morie lasciò quegli atti al municipio, presso cui son conservati ». Fu questo
prete lo stesso don Ceccotti? Che giova saperlo? Dirò intanto che coll'opuscolo di questo prete
furono pubblicate, in fotografìa, le nove copie tratte dal pittore Francesco Sabatini, copie a dirit-
tura infami e tali da far seriamente pensare alla fine dell'anima di lui, compromessa dal giura-
mento dì verità! Nullameno, altri elementi vi si riscontrano per chiarire sempre più la deriva-
zione di Lorenzo da Benozzo.

Ma a questo punto chiederà giustamente il lettore : « Se Lorenzo è morto nel 1469, il Gozzoli
gli è sopra vvisuto di quasi trentanni; e in tal caso non potrebbe il Gozzoli aver lavorato in Viterbo
dopo la morte di Lorenzo?» Per fortuna, di quelle pitture è rimasta la data precisa, perocché nella
seconda, in una specie di base su cui era effigiata Santa Uosa in atto di predicare si leggeva:
Benotius de Florentia MGGGGLIII, mentre si poteva sempre e in ogni modo stabilire dal mano-
scritto ricordato che erano antecedenti al 1462. Dunque, quando Benozzo Gozzoli lavorò a Viterbo,
Lorenzo aveva nove anni.

Apprese Lorenzo direttamente da Benozzo l'arte della pittura? Non credo. Benozzo non rimase
certo a Viterbo lungamente. Vi fu chiamato per la fama acquistata prima in altre città dell'Umbria.
Nel 1447 andò infatti ad Orvieto con fra Giovanni Angelico; nel 1449 vi tornò solo, nel 1450
dipinse nella chiesa di S. Fortunato di Montefalco ; nel 1452 dipinse nella chiesa di S. Francesco
pure di Montefalco. Di là passò a Viterbo. Dopo lo si trova in Toscana. Dunque nel tempo in cui
('gli attese agli affreschi di Santa Rosa dovette aver ben altre faccende pel capo, che quella di
curare l'educazione artistica d'un bambino di nove anni fosse pure precoce come il gentilissimo
Raffaello ! In fatto io credo che Benozzo abbia determinato l'indirizzo di Lorenzo con l'opera sua
maravigliosa. Lorenzo dopo aver lavorato nella bottega di qualche mediocre artefice viterbese, sì
fece con lo studio degli affreschi di Santa Rosa.

Molti pittori fiorivano intanto in quella città durante la sua prima giovinezza. Nicolò della
l'uccia ha conservato ricordo d'un mastro Valentino autore della tavola lungamente descritta (1458)
come s'è visto. Gon Benozzo Gozzoli si è pur veduto che lavorò un mastro Mario de Amelia (1453).
Poco prima operava un Mariotto da Viterbo che si dice esser fiorito intorno al 1444.1 Finalmenle
nella stessa chiesa della Verità restano traccie d'un affresco segnato del nome Francesco D'An-
tonio e della data 1449.2

Dunque, per apprendere i primi rudimenti dell'arte, Lorenzo potè restare, anzi, sarei per dire,
restò certo a Viterbo nè andò in cerca, così giovane com'era, dello Squarcione, di Pier dei Fran-
ceschi, di cui non ha la maniera secca e cruda e tagliente che a quest'ultimo rimprovera il Va-
sari, e degli altri su ricordati!

Così comprendo anche perchè negli affreschi di Lorenzo si trovi un po' del colorito umbro,
che è rimasto, quantunque il suo amore per l'opera di Benozzo e l'ingegno che lo traeva e lo
avrebbe condotto a un'arte potente e originalissima, ne lo distogliessero ogni giorno di più.

Le composizioni di Benozzo in Santa Rosa precedono direttamente quelle di Lorenzo, special-
mente per lo sposalizio della Vergine. In quasi tutti i dipinti del primo si trovano file di spettatori
non allineati, ma distinti in gruppi animati e talora ordinati come nel grande affresco della cap-
pella della Verità, dove si riscontrano pose e costumi pressoché identici. Dei tipi e del colorilo
nulla si può dire sulla fède delle sconcie copie, ma si ha ragione di pensare un'uguale somiglianza
per le considerazioni che ho fatte più su rispetto a dipinti tuttora esistenti del Gozzoli. Nell'affresco
di Santa Rosa, in cui era espressa la traslazione del corpo della Santa dalla chiesa di S. M. in
Poggio al monastero, a sinistra della figura d'Alessandro IV, si vedeva un gruppo di sei genti-
luomini addossati che, come si ha dalla copia, presentava un'analogia delle più esplicite col gruppo
a destra del matrimonio dipinto da Lorenzo. Anche nell'altra composizione di Santa Rosa incon-

1 Lanzi: Storia della pittura (Milano. 1823). Voi. Il, p. 18.

2 Da questi affreschi è impossibile trarre criteri pel caso nostro, tanto sono malandati. La stessa firma è
oggi quasi illeggibile. Nullameno si scorgo che i ' caratteri sono (piasi trecentistici. Si fa pur sua un'ancona in
legno in S. Giovanni in Zoccoli di Viterbo.
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