Archivio storico dell'arte — 1.1888

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MARMI E BRONZI DEL RINASCIMENTO ITALIANO

Troviamo puro di che istruirci sotto il rispetto dell'arte industriale e del commercio artistico,
quale esisteva in Italia nel secolo xv, nella lunga serie di ripetizioni e di copie in marmo, in
pietra serena e in gesso duro dipinto e dorato, o senza decorazione (fattura indubitatamente delle
officine di Firenze), che l'esposizione attuale ci pone sotto gli occhi. S'intende che io parlo sola-
mente delle ripetizioni antiche, che si distinguono con molta facilità da certe contraffazioni mo-
derne, di cui molte si sono fabbricate, e si fabbricano ancora ad uso dei collezionisti troppo
temerarii. Ho già detto che l'esposizione attuale era turbata dalla comparsa di diversi saggi di
quest'ultima specie.

Della scuola che precedè Donatello, non abbiamo qui che un rilievo in marmo rappreseli! a ut e
Santa Genovieffa di Brabante (del signor Drury-Fortnum), attribuito alla scuola dell'Orgagna, ed
il cui stile mezzo classico, mezzo realista ricorda quello di Nanni d'Anton di Banco. Il nome di
Donatello compare otto o dieci volte nel catalogo, ma oso affermare, a rischio di sembrar ben
temerario, che nessuna delle sculture così battezzate merita di portare questo gran nome. Ecco
dapprima il famoso rilievo in pietra serena di Santa Cecilia, appartenente a Lord Wemyss (già
di Lord Elcho). So bene ch'esso è stato accettato senza discussione e anche inciso nel libro di
Carlo Perkins, che è stato modellato per l'Arundel Society, che compare nel catalogo recente delle
opere di Donatello fra le sculture indubbie, e che agli occhi di molti amatori passa per una delle
opere tipiche del maestro. Ciò non ostante, un esame minuzioso della modellatura e della esecu-
zione — esame che la generazione attuale per la prima volta è stata al caso di fare comoda-
mente — mostra che l'esecuzione ne è troppo superficiale, e d'una eleganza troppo facile e troppo
vuota per esser della mano del gran Donatello. Non c'è nulla di quel soffio di vita, di quella mo-
dellatura sottile, che rivela tutta la struttura delle ossa e dei muscoli — alla quale egli ci ha
abituati. Altrove ho messo innanzi, con una certa esitazione, il nome di Desiderio da Settignano;
ma se si deve parlare francamente, un nuovo esame del rilievo mi fa credere ad una origine
molto recente — forse anche relativamente moderna. La collezione esposta da sir J. C. Robinson
contiene una squisita testina in marmo di un San Giovannino, attribuita da lui a Donatello, ma
di una grazia un poco troppo furbesca per lui. Io lo attribuirei volentieri o a Mino da Fiesole o
ad Antonio Rossellino. Lo stesso collettore attribuisce senza ragione evidente a Donatello un alto-
rilievo in piombo rappresentante Lucrezia che si dà la morte. Un bellissimo rilievo in marmo
(della signora Pepys-Cockerell), che mostra La Santa Vergine col Bambino, circondata di che-
rubini, è una replica del marmo che sta a Pietroburgo nelle collezioni imperiali. L'uno e l'altro
sono attribuiti a Donatello ; e l'esecuzione ne e, per quanto riguarda la finitura e la sottilità, degna
di lui. Ma una certa povertà di fuoco interno, una certa debolezza e convenzionalismo nei tipi,
son cagione che per ricercarne l'autore, non possiamo risalire-fino al caposcuola medesimo. A me
sembra di riconoscere in questi rilievi la stessa mano che si rivela in un bel rilievo della Vergine
col Bambino che dall'ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze passò nella collezione Fonie a
Parigi. L'eminente dottor Bode crede di riconoscere in quest'ultima opera lo stile di Desiderio da
Settignano. Di questo maestro l'esposizione dell'accademia conteneva almeno due opere autentiche,
ambedue proprietà del signor Drury-Fortnum ; prima un interessantissimo bassorilievo (schiacciato)
in pietra serena, il cui soggetto è al solito la Vergine col Bambino, e che ha qualche relazione
col rilievo analogo e tagliato nella stessa pietra, che si vede al museo di Kensington. Poi una
riproduzione, assai bella, e con leggiere varianti, del noto rilievo, che sotto il nome di Donatello
sta alla galleria di Torino, ma che appartiene senza dubbio al suo scolare ed imitatore Desiderio.
Un rilievo della Madonna col Bambino mandato dal pittore Holman Hunt è una replica, con qualche
variante nel costume, di un rilievo che si trova nella collezione Dreyfus a Parigi, e anche, se non
m'inganno, al Bargello. Il signor Liphardt l'ha erroneamente attribuito a un imitatore di Miche-
langelo, Pierino da Vinci; ma esso è evidentemente di un'epoca anteriore, e di un imitatore ma-
nierato di Donatello, che, secondo il dottor Bode, sarebbe lo stesso Desiderio. Il presente rilievo
scopre tuttavia, frammezzo a molta abilità di esecuzione, una inesperienza tanto evidente nell'ac-
comodare quelle parti del costume che si son volute mutare, che noi siamo costretti a ricono-
scervi una imitazione moderna e di questo secolo.

Avanti di finire di discorrere delle opere di Donatello e della sua scuola, io vorrei dire qui
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