Archivio storico dell'arte — 1.1888

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CLAUDE PHILLIPS

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- benché forse un poco fuori di tempo - - alcune parole sul catalogo delle opere di questo artista
pubblicato a Firenze l'anno scorso sotto gli auspici di Gaetano Milanesi. Io parlo soltanto di quella
parte del catalogo che riguarda l'Inghilterra e la Francia, e che mi pare molto insufficiente, e
redatta in fretta senza una conoscenza abbastanza profonda delle opere citate. Prima di tutto
perchè aver posto fra le opere « dubbiose o falsamente attribuite al maestro » uno dei suoi capi-
lavori, il famoso rilievo in marmo della Pietà, che altravolta faceva parte della collezione Gigli-
Campana e che è ora al museo di Kensington? Secondo la mia opinione non esiste altra opera
più tipica e più perfetta del gran fiorentino: essa è infinitamente superiore di concezione e di
esecuzione ai rilievi in bronzo dello stesso soggetto al Santo di Padova; e ci resta da domandare
dove bisognerebbe cercare le opere autentiche del maestro se si avesse da dubitare di questa,
dove egli ha posto tutta la sua foga, tutta la sua passione religiosa, tutti i suoi raffinamenti più
caratteristici di esecuzione. Inoltre i redattori del catalogo mettono fra le sculture certe che con-
tiene lo stesso museo, una Nostra Donna di marmo col D. Figliuolo in braccio e due teste di
cherubini ai lati, che non esiste affatto, a meno che essi non alludano con questa descrizione al
rilievo segnato col n. 4233-57, e riconosciuto da gran tempo come una contraffazione moderna:
lo stile tuttavia non ha nessun rapporto con quello di Donatello. Un altro rilievo in marmo, di
analogo soggetto, con tre cherubini invece di due, segnato col n. 108-78, è un'opera molto infe-
riore della stessa scuola, per la quale nessuno potrebbe pensare, e nessuno infatti ha mai pensato,
a rivendicare la paternità del grande statuario.

Inoltre lo stesso museo possiede diverse opere che i redattori del catalogo non hanno
ricordato nò fra le opere autentiche, nò fra quelle che essi ritengono per dubbiose. Esse sono:
Una magnifica testa di angelo in terra coita, di grandezza naturale, e con tutti gli indizi dell'au-
tenticità; il bel davanti d'altare, in marmo bianco, con Santa Giustina morta in rilievo, che Sir
J. G. Robinson ha scoperto a Padova, e di cui il disegno se non l'esecuzione risale secondo ogni
probabilità a Donatello; gli abbozzi in terra cotta, riuniti in uno stesso quadro, che rappresentano:
La Flagellazione e la Crocifissione di N. S. (num. 7619-61). Il signor Bode mi comunica che egli
ritiene questi piccoli rilievi come un lavoro indubitato dell'ultima maniera di Donatello, ed io con-
divido assolutamente la sua opinione. Nò il catalogo fa menzione alcuna del busto di San Giovanni,
legato da A. Goupil al Louvre, dove sta esposto con molto apparato sotto il nome del maestro:
esso poteva benissimo trovare il suo posto nella categoria delle opere incerte. E nemmeno trovo
in questa enumerazione quel delizioso putto in marmo della collezione Dreyfus; e nemmeno quel
rilievo della Madonna col Bambino, che dalla collezione Pazzi di Firenze è passato nel museo di
Berlino, dove lo si ritiene per un'opera autentica.

Ma torniamo, dopo questa troppo lunga digressione, alla collezione di Burlington House. Luca
della Robbia vi è meglio rappresentato che non il suo gran concittadino. Il sig. Drury-Fortnum ha
mandato all'esposizione il bel rilievo in stucco bronzato, rappresentante la Madonna col Bambino,
tre cherubini e due angeli, e con questa curiosa iscrizione nel rovescio: « Formato adi Ì7 di Gen-
naio 1428 — forma .... nel.....di Nicholo ». Lo stile di questo incantevole rilievo, la sapiente

distribuzione delle linee generali, l'arte di cui fanno prova i panneggiamenti che disegnano così
bene il corpo, tutto ci ricorda Luca stesso, e anche l'epoca della sua gioventù. Dello stesso tempo
è uno squisito medaglioncino in terra cotta, la Madonna, col Bambino adorata da sei angeli che
si librano in aria. La rassomiglianza dei tipi di questi angeli con quelli di Lorenzo Ghiberti ò
stata causa che si è attribuito questo maraviglioso rilievo all'autore delle porte del Battistero;
ma l'intimo sentimento religioso, il raccoglimento, cui Ghiberti era relativamente straniero, sono
tutti propri di Luca, non meno che le qualità tecniche del lavoro. Altri esemplari n'esistono nella
sala Sauvageot del Louvre, e nella collezione Beckerath a Berlino. Andrea della Robbia è rap-
presentato da uno squisito bassorilievo, la Vergine che adora il Bambino, circondata da angeli
e da cherubini, e contemplata dal Padre Eterno che appare nelle nuvole. È un soggetto che ò
stato ripetuto anche troppo spesso, ma di cui io non conosco esemplari perfetti quanto questo; il
sig. Drury-Fortnum l'aveva già fatto ammirare l'anno scorso all'esposizione del Burlington Fine
Arts Club.

Il nome di Mino da Fiesole compare più volte nel catalogo, ma fra le sculture che gli ven-
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