Archivio storico dell'arte — 1.1888

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UN AVORIO DEL MUSEO VATICANO

felda del manto (Cimitero di Priscilla e Santa Maria Maggiore), ò, come si usò fin dal xn secolo,
un cartello spiegato, sempre nel medesimo gesto oratorio tramandato dall'arte antica : una gamba
più o meno portata innanzi, ed il braccio destro alzato verso chi ascolta, essendo l'indice ed il
medio disteso, oppur congiunti il pollice coll'anulare. Maria invece, tanto nell'espressione de' sen-
timenti che nella mossa, fu con molto maggiore varietà imaginata. Questa leggiadra figura che
sì nei primordi dell'arte cristiana, che verso la fine del medio-evo fu rappresentata seduta, in
pieno medio-evo appare spesso in piedi, mentre cominciando dal secolo xm si vede assai di fre-
quente, e ciò nell'arte italiana, anche inginocchiata. Essa è o senza alcuna cosa fra le mani,
secondo l'ispirazione degli Evangeli sinottici, o, secondo l'ispirazione degli apocrifi, col fuso ed il
refe, o col lavoro di porpora, o coll'idria mentre va oppure sta per attingere acqua da un pozzo

0 da una fonte, ovvero finalmente, ma assai tardi, col libro delle preghiere. L'atteggiamento suo
può essere, o di spavento, e questo, pur secondo l'arte antica, consisteva nell'alzare e ritirare al
petto le mani aperte, portando alquanto indietro anche il busto, mentre gli occhi si volgono di
sbieco, inorriditi verso l'oggetto che eccita questo sentimento; o quello di meraviglia e di dubbio,
il quale, più tranquillo, poco differisce dal primo, soltanto che la testa s'abbassa alquanto di più
e gli occhi sono più calmi; o finalmente quello d'umile rassegnazione, che, pur trattato dall'arte
antica, si usò generalmente esprimere col portare indietro una mano spiegata, alzato alcun poco
il braccio di fianco, e premendo coll'altra mano sul petto, mentre il capo è alquanto chinato in-
nanzi ed il busto eretto ; oppur coll'alzare e portare al petto al rovescio ambedue le mani aperte.

Nell'Annunciazione scolpita sul nostro avorio, l'Angelo è coperto da tunica e da un lungo
manto che scende giù con un partito di pieghe largo, vario, naturale, e va a formare a terra
delle rigonfìature e dei seni molto profondi e bene intesi, se non del tutto finemente eseguiti;
gira sul petto, quasi sostenendo il braccio destro che ne esce ignudo nell'atto di chi parla, teso
l'indice verso l'alto, e forma perciò un altro partito di pieghe assai bene intersecate e girate, a
masse abbondanti, con rientrature profonde e di ottimo effetto. Il volto giovanile ha la bocca
mossa per parlare e gli occhi, molto duramente incisi, colle pupille troppo grosse, fìssi su Maria ;

1 capelli tagliati sulla fronte girano abbondanti in una sola ciocca inanellata intorno alle orecchie ;
si torce alquanto sul collo la testa, col mento, un po' grosso, innalzato e protratto; si torce anche
il braccio sinistro, la cui mano è leziosamente piegata tenendo il cartello che dovrebbe mostrare
scritto il saluto a Maria ; si curva leggermente il corpo, e la gamba destra pure studiatamente mossa,
fa un passo innanzi grazioso. La mano è lunga e stretta ed il braccio estremamente sottile. Un'ala è
tenuta quasi raccolta e l'altra al modo spesso usato dai bizantini, stesa orizzontalmente all'altezza del
capo e dietro di esso, certo senza verità, ma forse perchè fosse ottenuto maggior movimento di linee.

Maria, vestita di tunica e manto che le copre il capo, tenendo nella sinistra un libro, alza
il braccio destro e ne ritira al petto la mano spiegata, indietreggiando col busto e protendendo
il capo che china alquanto a terra, in atto di meraviglia e timore. E dunque espresso il primo
momento del fatto. In identico atteggiamento noi la troviamo un'altra volta scolpita sull'avorio
stesso nella scena dell'Ascensione di Cristo. Ivi certo non è espressa che la meraviglia. Oli stessi
pregi e gli stessi difetti sì d'esecuzione che di stile, notati nell'Angelo, valgono anche per questa
figura, come per tutte le altre delle composizioni che verremo studiando. I moti dell'animo non
sono espressi nei volti, ma soltanto coi gesti; i quali, come dissi, sono talvolta assai ricercati,
talvolta esagerati. E tale mi pare appunto questo di Maria. C'è ancora della rozzezza nell'esecu-
zione tecnica: son male intese le estremità, sono alquanto grosse le teste, e gli occhi hanno la
cornea troppo fuori dell'orbita e son fatti tutti nella stessa maniera. Fra l'Angelo e Maria sta su
di un vaso posato a terra una palma di giglio,1 e sopra, la colomba si libra colle ali aperte verso
il capo, o meglio, verso l'orecchio della Vergine.2

1 II vaso de' fiori credo che incominci a comparire in questa scena soltanto nel secolo XIII; poi divenne in-
dispensabile. Era forse un'applicazione del passo d'Isaia (XI, 1): Un germoglio uscirà dalla radice di Jesse, e
un fiore s'innalzerà dal suo gambo.

2 Per la direzione del raggio e della colomba verso Maria, cfr. quanto scrissi in un articolo pubblicato sul-
YItalia artistica illustrata, anno IV, un. 5 e 7.
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