Archivio storico dell'arte — 1.1888

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RECENSIONI" E CENNI BIBLIOGRAFICI

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dipingere un quadro per una cappella del Palazzo. Di
lui ci sono conservate le seguenti opere: un quadro
per altare del 1333 nella Galleria di Vicenza le pitture
sul coperchio della pala d'oro in S. Marco, da lui ese-
guite nel 1345 insieme con i figli Luca e Giovanni,
una Madonna del 1358 a Stoccarda, ed un'Incorona-
zione di Maria dello stesso anno, che nel 1869 figurò
all'esposizione di Monaco in Baviera; tutti questi dipinti
mostrano ancora il gusto bizantino. Contemporaneo di
Paolo fu Lorenzo; i suoi dipinti sono: un quadro per
altare del 1357 nell'Accademia, una Madonna del 1359
ora in possesso d'un privato a Udine, una Madonna
del 1351 nella Galleria di Padova, una pala d'altare
del 1360 nel duomo di Vicenza, il S. Salvatore del
Muso Correr (1368), una Annunciazione con figure di
santi, del 1371, nell'Accademia, ed una Madonna del
1372, nel Louvre. Queste pitture sono animate da un
sentimento delicato, e sono meno arcaiche di quelle di
Paolo. Non è impossibile che questo Lorenzo si sia
trattenuto per qualche tempo anche a Bologna, dove
troviamo il suo stile in una pala d'altare in S. Gia-
como Maggiore. Gli è mo.to vicino Stefano Pievan di
Sant Agnese, il cui nome si trova su una Madonna nel
Muso Correr (1369), su una Incoronazione di Maria
nell'Accademia (1381), e su un quadro del 1384 in
S. Alvise, ora perduto. A ragione si attribuisce a lui
un quadretto del 1354, ora nel Louvre., In altri dipinti
invece (S. Martino a Chioggia, S. Samuele, Chiesa della
Salute) non si può stabilire altro che dell'affinità con
Stefano. Ci sono inoltre due pittori di nome Niccolò :
Niccolò Semitecolo e Niccolò figlio di Pietro. C. e C.
hanno perfettamente ragione nel rigettare l'opinione,
che i due pittori sieno un solo individuo, perchè lo
stile di Niccolò di Pietro mostra un notevole progresso
in confronto di quello del Semitecolo. Di quest'ultimo
si devono ritenere autentiche soltanto le pitture della
leggenda di S. Sebastiano (1367) nel Capitolo del
duomo a Padova; giacché i dipìnti nominati dal Cico-
gna non si trovano più, e l'Incoronazione di Maria
nell'Accademia in Venezia ha una iscrizione falsa. Di
Niccolò di Pietro si conserva nell'Accademia una pala
d'altare del 1394. Giustissimo mi sembra l'accenno che
egli, che abitava « in capito pontis Paradixi » sia lo
stesso artista che si firma « Nicholaus Paradixi miles
de Veneciis » su un crocifisso del 1404 in Ver nicchio.
Anzi, grazie alle ricerche dell'abate Rinaldo Fulin, siamo
ora in grado di ricostruire il suo albero genealogico.
Suo nonno è un Nicolaus, pictor sanctorum ; suo padre
Pietro, suo zio Lorenzo pictor sanctorum. Sono inoltre
nominati: Jachobellus de Bonomo, di cui esiste un'an-
cona del 1385 a Sant'Arcangelo presso Rimini, e Cha-
larinus, del quale abbiamo un quadro del 1375 nell'Ac-
cademia, uno del 1372 nella già Galleria Quirino Stam-
paglia a Venezia, ed uno del 1374 nominato dal Cicogna,
di proprietà del conto Orsi in Ancona.

L'ultimo capitolo è una rassegna delle pitture del-
l' Italia meridionale e della provincia romana. Sono stu-

diati in primo luogo gli affreschi della cattedrale d'Atri,
ai quali lavorarono un Luca, un Antonio e un Jacobus ;
poi alcuni avanzi in Aquila ed in altro città minori, e
il gran ciclo delle pitture murali nella Sala del Capi-
tolo in Donna Regina a Napoli. Le pitturo conservate
in Sicilia non sono fatte oggetto di un esame attento;
pure si sarebbe potuto accennare al fatto, che, oltre ad
alcune Madonne, fu molto in voga l'Incoronazione di
Maria, come ci si mostra da una quantità di piccoli
altari, di pochissima importanza artistica, nel Museo di
Palermo. Sembra che per questi altari si sìa proprio
posto un tipo stabilito : nel mezzo l'Incoronazione di
Maria; ai lati dei Santi; sulla predella il Cristo nel
sepolcro fra Maria e Giovanni, e i busti dei dodici apo-
stoli — 'avori per la maggior parto molto rozzi, nei
quali le carni hanno dei riflessi vitrei affatto particolari.

Nella provincia romana sono citati gli interessanti
affreschi di Santa Maria a Toscanella, alcuni avanzi a
Viterbo e a Leprignano e quelli della cappella di San
Beda in Santa Scolastica presso Subiaco. Su questi ul-
timi vorrei osservare, che essi furono fatti fare appena
nel 1426 da « Ludovicus Majoricensium antistes regio
Aragoniorum genere clarus »; furono restaurati nel 1854,
e sono certo opera di un artista del luogo, sotto l'in-
fluenza di Gentile da Fabriano.

Così sono dette in poche parole le principali cose
contenute nel quarto volume della Storia della pittura
in Italia di Cavalcaseli e Crowe. Già questo sguardo
dato sommariamente basterà a dare un'idea della quan-
tità di importanti ricerche di cui esso è ricco. Ed è
con vivo desiderio che noi attendiamo gli altri volumi,
i quali certo non si faranno molto aspettare, appena si
sarà pubblicata la seconda parte della Biografia dì
Raffaello.

H. Thode

LUCA BELTRAM! — Il Reale Castello del Valentino innalzato
dalla Duchessa Maria-Cristina di Saooja, secondo un di-
segno inedito presentato dalla Società Storica Lombarda alla
II. Deputazione degli Studi di Storia Patria per le Antiche
Provincie e la Lombardia, radunata per la prima volta in
Milano il X aprile MDCCCLXXXVili. — Milano, A. Colombo
e A. Cordani, tipografi.

Da una raccolta di disegni di sua privata proprietà,
ha estratto il Beltrami questa interessante veduta del
Valentino per farne omaggio alla Deputazione di Storia
Patria per il Piemonte e la Lombardia, radunata per
la prima volta, in Milano il 10 aprile 1888. Il disegno
risale al secolo XVII, e quindi al periodo originario
della costruzione del castello: riesce perciò importan-
tissimo nella profonda incertezza in cui siamo rimasti
malgrado le ricerche del Cibrario, del Vico e del Brayda
sulle vicende della sua edificazione, sullo stato della
fabbrica innanzi la venuta di Madama Reale, Maria
Cristina, sui lavori Ordinativi da questa, e persino sul
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