Archivio storico dell'arte — 1.1888

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DOMENICO GrNOLI

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il Tevere che in parte demolì per prolungare il suo palazzo, che così ebbe due ingressi diversi. 1
Nel 1550, quando fu eletto papa Giulio III, il palazzo non aveva ancora la forma in cui fu colto
da morie violenta; - ma in alcuni affreschi dipinti nel terzo piano delle Loggie in Vaticano poco
dopo il 1580, troviamo già il palazzo colle finestre quadrate del mezzanino, e la loggia superiore
sorretta da pilastrini binati d'ordine composito: senonchè la loggia allora era aperta. La facciata
dunque sulla piazza di Ponte, nella sua torma definitiva, appartiene al trentennio fra il 50 e 1'80.
Il lato verso fiume non corrispondeva in gran parte alla facciata, ma era un racconciamento di
costruzioni anteriori: esso conservava tracce di graffilo simulante la costruzione a piccoli rettan-
goli di tufo, come usava sul finire del secolo xv e sul cominciare del successivo. Dall'angolo del
-palazzo Alleviti al ponte si stendevano delle piccole botteghe appartenenti agli Alleviti, ai quali,
a titolo di pubblica utilità, furono tolte nel 1071 dalla Camera Apostolica. 3

PROSPETTO DELLE CASE DOVE POI SORSE IL PALAZZO ALTOVITI

(dal Panorama «li Mantova)4

Bindo Altoviti non fu solo il mercante e banchiere che col commercio e cogli appalti del
sale e delle dogane accrebbe a dismisura la fortuna paterna, e che potè prestare ingenti somme,
senza alcun interesse, al «luca Carlo di Savoja assalito dagli eretici svizzeri; ma egli seppe anche
legare il suo nome alla storia artistica e politica del suo tempo. Lui giovane ritrasse Raffaello nella
bella tela ora conservata nella galleria di Monaco, e che si credette lungamente rappresentare Raf-
faello stesso, e le sue fattezze da vecchio ci son conservate dal busto in bronzo di Benvenuto Celimi e
da una medaglia attribuita da alcuni allo stesso Cellini, da alcuni a Michelangelo; altri ritratti

1 Dico il PasserIxM, Genealogia e Storia della famiglia Altoviti, p. 55 (Firenze, Cellini, 1871), che Bindo
atterrò alcune case per rendere più spaziosa la piazza avanti al palazzo: pare piuttosto che le demolisse per
estendere il suo palazzo.

2 In altro numero spero di poter riprodurre la facciata del palazzo qual'era a quel tempo, e quale si vede
in un quadro che si conservava in una sala del palazzo Altoviti.

3 Passerini : La famiglia Altoviti, p. 55. — L'Adinolfi, nel Canale di Ponte, p. 55, narra che il palazzo
Altoviti, venendo troppo innanzi al Castel Sant'Angelo, da Paolo IV fu fatto demolire; e cita in testimonio
l'opera Civitates orbis terr. di G. Braun e F. Hogenberg, 1572. Veramente, nei tre volumi di quest'opera non
mi è riuscito di trovar nulla; ma forse Paolo IV, per provvedere alla difesa della città, al tempo della guerra
degli spagnuoli, avrà fatto demolire le botteghe, che poi, cessata la guerra, saranno state ricostruite. Esse si
vedono, in muratura però e non di legno come dice il Passerini, nelle vedute di Roma del Du Perac (1575) e
in altre antiche stampe.

4 Questo panorama, pubblicato dal eh. De Rossi, fu eseguito certamente dopo il 1534, anno in cui furono
messe a capo di Ponto Sant'Angelo le statue di San Pietro e San Paolo in luogo delle cappellette che prima
c'erano; ma, come ha ben dimostrato il De Rossi, nel resto esso è copia d'un panorama del secolo xv.
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