Archivio storico dell'arte — 1.1888

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J. J. TIKKANEN

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rappresenta/ioni di cerimonie tanto in voga nell'arte bizantina (più simile di tutte le è certo la
solila rappresentazione della Visione d'Isaia), che ha con le altre scene della creazione colà riunite
quest'unico punto d'unione, clic cioè i tre raggi che partono dalla mano del Dio benedicente, vanno
a colpire il secondo scompartimento, dove è figurata la separazione della luce dalle tenebre. Le
particolarità di questa rappresentazione furono già esposte più sopra.

Nei due scompartimenti che seguono subito sotto è dipinta la separazione dell'acqua dalla
terra. Non si può veramente tare a meno di riconoscere1 nell'artista una certa facilità d'invenzione,
giacché nella prima di queste scene alle rupi di color giallo d'ocra ha sovrapposto uno strato di
azzurro, l'acqua, cosicché quelle appena traspaiono; laddove nella scena seguente si levano vitto-
riose al di sopra delle onde falle a mo' di squame. Sul fondo dorato si vede un arco azzurro, il cielo.
Nell'ultimo scompartimento, che occupa tutta la larghezza del foglio, si vede un paesaggio in puro
stile bizantino con rupi azzurre e giallo-verdi e la vegetazione trattata molto schematicamente.

La creazione degli astri (ibi. 2 v°) s'accorda perfettamente nella composizione con le scene
della separazione. Il sole rosso e la luna azzurra, figurati in piccoli medaglioni di profilo, stanno
su una piccola fascia concava simile ad un arcobaleno, di colore azzurro e sparsa di stelle d'oro.
Di sotto una rappresentazione della terra che è il massimo della concentrazione: un'isola verde di
forma ovale, con un piccolo lago, circondata dalla fascia azzurra del mare — il tutto rassomi-
gliante quasi ad una carta geografica.

In lai modo è fuori d'ogni dubbio, che l'illustratore della Bibbia fiorentina abbia attinto le
sue idee da lui t'ali ri che dai mosaicisti di Palermo, di Monreale o di Venezia. All'incontro le sue
rappresentazioni s'avvicinano alle miniature degli ottateuehi vaticani. Per la brevità citiamo sol-
tanto il codice più antico (N. 747), tenendo però conto all'occasione delle più importanti differenze.

Fol. 14 v°: La mano di Dio nel mezzo di un cerchio azzurro; di sotto uno strato nero (le
tenebre), di sopra uno strato azzurro molto più largo (l'acqua), attraverso il quale si vedono tras-
parire alcune rupi color giallo d'ocra. Anche qui manca la colomba. - - Fol. 15 r°: La separazione
della luce dalle tenebre; le tenebre sono color di porpora, la luce è azzurra (vedi sopra, pag. 218),
e sono divise perpendicolarmente. Nelle tenebre (a sinistra) sta una donna dipinta in violetto;
dirimpetto a lei invece, dalla parte della luce, si vede un fanciullo di colore azzurro più scuro
del fondo, tenendo in mano una fiaccola; entrambi hanno dei veli che svolazzano. La figura molto
animata della luce si volge a guardare la mano ammonitrice di Dio che appare da un segmento
di cielo e corre, tenendo alto il braccio con la fiaccola, ad illuminare il mondo. Si noti la analogia
di queste figure con le due personificazioni della notte e dell'aurora nel Salterio di Parigi, N. 139. h

Fol 15 v°: La separazione delle acque: Due strati d'acqua sono divisi da una fàscia di cielo in forma
d'arcobaleno, — questo si chiama almeno riprodurre con fedeltà! Da una ripetizione della stessa scena
nel fol. 16 r°, l'acqua scorre ad un altro dipinto che sta accanto, dove si vede un gruppo di fio-
renti isole circondato dalla corrente dell'acqua, il lutto molto simile ad una vecchia carta geografica.

Nelle pagine seguenti si ripetono questi strani fenomeni della natura; però nel cielo concavo
stanno il sole, la luna e le stelle (quest'ultime di color rosso), e nella terra e nell'acqua gli animali. 2

(Continua) j. j. Tikkanen

mezzo del color rosso e delle fiamme); ciò vediamo già nella Genesi di Vienna e nel manoscritto siriaco di Ra-
bula, del secolo vi. Però già nella Bibbia della Laurenziana e net duomo di Monreale le fiamme hanno la forma
di ali, e la forma tipica dei Troni è ormai quella di due ruote rosse ed alate incrociate l'ima nell'altra (talora
anche con occhi, come nel Commentario di Giobbe, Vat. gr. (n. 1231, del secolo xm).

Nel battistero di Firenze ed in quello della chiesa di San Marco in Venezia sono rappresentati — però non
in modo molto corrispondente — tutti i nove cori degli angeli. Ma non è qui il luogo di studiare la cosa per
esteso. Del resto vedi i dati della Guida della pittura, con le relative osservazioni del Didron.

1 Riprod. dal Bayet: L'Art byzantin, fig. 48. Però qui il fanciullo non solo ha un'altra posizione, ma ha
anche il suo colore naturale.

2 Nomino qui le rappresentazioni molto singolari del fol. a v° nella Bibbia della regina Cristina. Qui abbiamo
bensì lo Spirito in forma di colomba, che vola sull'acqua piena di pesci; ma di sopra siede il Signore, in figura
di giovane come nei primi secoli dell'arte cristiana, però, contro il solito, coi capelli corti, innanzi ad una quan-
tità di animali, e scrive su un libro qualche cosa che ora non si può più leggere. — Del peccato originale della
stessa Bibbia parleremo in seguito.
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