Archivio storico dell'arte — 1.1888

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

MARC-ANTOINE RAIMONDI. - Etude historique et eritique suioie
d'un catalogne raisonné des ceuvres du maitre par le
vieomte Henri Dei.aborde. Bibliothèque internationale de
l'Art. - Paris, Librairie de l'Art, 1888, in-iv, pag, 318 con
fì3 illustrazioni.

Dacché l'autore, cinque anni or sono, aveva pubbli-
cato la sua opera sulla Storia dell' incisione in Italia
pi ima di Marc' Antonio, accolta con tanto plauso dai
cultori dell'arte, questi aspettavano con impazienza,
quasi come complemento, un lavoro analogo sopra il
Principe degli incisori del Rinascimento, giacché si
sapeva che nessuno avrebbe potuto trattare il soggetto
con maggiore autorità del competentissimo autore, già
conservatore della sezione delle stampe alla Biblioteca
nazionale di Parigi. Come frutto di studi indefessi,
continuati si può dire per tutta una lunga vita, e la-
voriti dalle più propizie condizioni esteriori, che gli han
permesso di trar profìtto dell' intiero materiale riguar-
dante l'oggetto trattato, salutiamo di cuore il volume
suaccennato, il quale, corredato dall'editore colla solita
splendidezza, ci si presenta come vero modello per si-
mili pubblicazioni.

11 libro, lo accenna già il suo titolo, si divide in
due parti sostanziali. La prima, suddivisa in quattro
capitoli, contiene le notizie biografiche sul maestro,'
avuto continuo riguardo alle' fasi consecutive della sua
evoluzione ed apprezzando a minuto le sue produzioni
artistiche alle quali in ispecie è consacrato l'ultimo
capitolo, il quale riassume tutto quanto nei precedenti
occasionalmente venne esposto, e precisa la posizione
del maestro nella storia dell'arte. Nella seconda parte
l'autore ci presenta il catalogo ragionato di tutte le
opere di Marcantonio, come non lo possedevamo finora,
neanche approssimativamente, in quanto ad ampiezza,
compitezza e penetrazione critica, in nessuno dei noti
manuali e repertori dell'arte dell'intaglio.

Ci vorrebbe molto più spazio di quanto ci è concesso
in questo luogo, per far risaltare tutto quel che vi è
di notevole nella prima parte - biografica - della mo-
nografìa del Delabordc. Basti perciò d'accennare a
qualche punto di essa. Dal bel principio, nel fissare la
data della nascita di Marcantonio, l'autore si discosta
dalle opinioni accolte fino ad oggi, che la mettono le
une nel 1470, le altre nel 1488. Appoggiandosi sulla
evidenza del noto ritratto dell'artista nell'affresco di
Raffaello nella Stanza di Eliodoro, come anche di un
passo nel Yiridario dell'Achillini, il nostro autore la
fìssa all'anno 1480 incirca, e sulla scorta di documenti

testé pubblicati (vedi B. Fillon, Nouveaux documenta
sur M. A. Ra'mondi nella Gazette des Beaux-Ai-is,
1880, t. I) afferma essere l'artista nato, non come si
credeva fin adesso a Bologna, ma nel villaggio di Ar-
gena, situato nelle vicinanze della detta città. Frattanto
della prima fase dello sviluppo artistico di Marcantònio,
l'autore, adducendo in testimonianza le primo sue opere
giovanili, anteriori pure alla prima sua incisione con
data certa (1505) che rappresenta Piramo e Tisbe, di-
mostra chiaramente come l'artista non solo sia stato
influenzato dal suo maestro Francesco Francia, ma spe-
cialmente dai suoi condiscepoli Timoteo Viti e Giacomo
Francia, figlio di Francesco. Parimente già per questa
prima epoca bolognese, non soltanto per quella di Ve-
nezia fra gli anni 1508-1510, vengono addotte le prove
dell'influenza, ch'ebbero il Mantegna e il Diirer sullo
sviluppo di Marcantonio. Questi dunque, durante tutta
la sua carriera artistica, risentiva l'influenza del mae-
stro tedesco, poiché possediamo ancora una sua incisione
dell'anno 1520, nota sotto la denominazione la Vierge
à la porte, la più bella di tutte le copie di Marcantonio
da originali del Dùrer, e nello stesso tempo l'unica
fatta su un suo disegno originale (non su una incisione
in rame o legno). Finora sulla testimonianza del Vasari
la Lucrezia, si riteneva la prima opera di Marcantonio
fatta su un disegno di Raffaello. Ragioni di stile e di
tecnica determinano il Delaborde a farla precedere
dalla Bidone in atto di uccidersi. Che il Vasari abbia
scambiato le due incisioni l'una coll'altra, é facile a
spiegarsi coll'analogia del soggetto di ambedue. La
Lucrezia del resto é pure posteriore all'Adamo ed Eva
sotto l'albero, il che appare chiaro dal carattere del
lavoro tecnico in questa stampa. Siccome per essa Mar-
cantonio non si è servito come prototipo dell'affresco
sulla volta della Camera della Segnatura, terminata
nel 1511, ma di uno schizzo di Raffaello, conservato
oggi a Oxford, il Delaborde ne arguisce, che l'incisione
di cui si tratta debba essere stata eseguita nel 1510-11,
e che per conseguenza la Lucrezia non possa esser da-
tata prima del 1511-12. Trattando dei supplementi
aggiunti dal maestro ai fondi delle sue stampe fatte
su disegni di Raffaello, l'autore metto in rilievo la
tendenza di lui a valersi a questo scopo delle inci-
sioni del Dùrer e di Luca d'Olanda. Egli a giusto
titolo ne deduce dall'una parte mancanza di facoltà
inventiva, dall' altra limitatezza evidente del senso
estetico : mentre il nostro maestro mostra il più
fine gusto per le forme della figura umana, non gli
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