Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ADOLFO VENTURI

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bilo; in un terzo quadro molli nudi in atto di fare fuochi e sacrifici ad Ercole, e in essi ritratti
dal naturale il Marchese con tre suoi figliuoli, Federico, Ercole e Ferrante. Questi quadri dovevano
essere mobili, poiché nel 1610 essi trovavansi staccati dal loro luogo originario. 1

Nel 1508, il Costa stesso in una sua lettera accenna a una Madonna da mandare in Francia, 2
forse la stessa Madonna che Isabella d'Este si teneva molto cara, e di cui si privò nel 1510 per
rendere propizia con doni la corte francese a Francesco Gonzaga, suo marito, prigione a Venezia
sin dall'Agosto 1509. 3

Nell'anno stesso 1508, il Costa era ammalato, e ne scrisse al Marchese descrivendo il proprio
male, che dapprima gli si sviluppò nella gola, e per cui aveva avuto più de mila unzione. Forse era
mal francese. Guaritone però, mercè le cure del medico Antonio da Grato mantovano, prometteva
di finir la camera del Marchese.4

Verso il 1510 il Costa fu per breve tempo a Bologna, ma non potè soffermarsi neppure per
eseguire il ritratto del gentil giovinetto Federico Gonzaga, commessogli da Isabella d'Este, che lo
voleva serbare a conforto dell'assenza del figlio prediletto, inviato quale ostaggio al Papa. Non po-
tendo il Costa, il ritratto fu eseguito ad eccellenza dal Francia. 5

Circa il 1511, il Costa dovette dar mano a ornare de' quadri mancanti il camerino d'Isabella,
a riscontro di magistrali dipinti, il cui paragone dovette dargli a pensare grandemente.

Rappresentò in una tela la corte d'Isabella d'Este: nel mezzo d'un paesaggio, la marchesana
è coronata dall'amore ritto sui ginocchi di una donna, seduta; musici e poeti le stanno intorno;
nel primo piano due donne, una donna seminuda e un guerriero in piedi; a sinistra un combatti-
mento di cavalieri. In un'altra tela rappresentò una scena mitologica : al centro una donna ignuda
e un giovane; a sinistra Apollo, ATenere e l'Amore; nel secondo piano del quadro, alla riva d'un
fiume, Orfeo circondato da figure ; a destra, accanto a una porta trionfale, Mercurio in atto di cac-
ciare i vizi. 6

lo 111."10 S. nostro facia pagamento a Mati Costa de due. trenta p. uno quadro p. lui fatto largo br. utidese, alto
br. otto, corno novo muso che chantino, Apollo chi sona conio lo 111."° S. nostro che ascholta et depinto a paesi
conio aiere, el qual quadro è posto in la camara apresso a quella del Papa al palazo de San Sebastiano, fatto
de connessione di m. Lorenzo Costa adì 8 maij et ut infra.

P.° A Matì Costa depintor de aver fatto il soprascritto quadro due. trenta a soldi 93 per due. soma
lire 139. G. 10. — D. 0.

(Qui in mezzo sono due righe incomprensibili del Provvisore delle fabbriche che rilasciava il mandato. Era:
Petrus Lambardellus notarius fabricharum etc).

Mandato IU.mi Principis et Ex.mi D.ui D. Marchionis Mantuae Sp. Thesaurarius Camerae ejusdem dare de-
beat Mattheo del Costa libr. centum trigintanorum et dimidiam parvorum prò eius mercede ut supra patet et
ponat in expensis. « Frane. Grazius scripsit XIII sept. 1512 ».

1 Nell'Inventario del 1627, riprodotto da Carlo d'Arco, sono così indicati: « . . . . quadri grandi che erano
nel palazzo della Pisterla, di mano del detto (Costa), dipintivi i fatti del Duca Francesco. » Un altro quadro
forse proveniente dallo stesso palazzo è indicato in quell'Inventario, cioè un & Sebastiano del detto.

2 Arch. Gonzaga in Mantova.

Mantova 1508.

Illm* Madona. Avendome comeso el Sr li faci uno quadro per mandare in Francia e avendolo dato m' è
parso prima che sia portato via de mandarlo con licenzia a la S. V. aciò quella veda e dicha el parere suo, del
quale parere aria charo, per avere la S. V. bon judicio, intenderlo se non adeso una altra volta. A la quale de
continuo me recomando, pregando idio- che ve conservi in felicitade bona, fata adì 12 luio 1508.

Sor vostro
Laurentius Costa

3 Luzio, op. cit. Lettera d'Isabella d'Este al conte D'Atri inviato in Francia, 13 Genn. 1510. « Havemo
havutó charo che se ne sii offerta occasione di gratificare cura dono di la Madonna la nostra gran Regina;
deliberamo di mandarline una di man del Costa che havevamo molto chara, che non avemo la più bella.... noi
la faremo ritocar al Costa in alcuni loghi.... che non vedemo l'hora di far questo dono in tanta opportunità. »

4 Arch. sudd. - Lettera di Lorenzo Costa al Marchese, 2 Agosto 1508.

5 Luzio, op. cit.

6 Al Museo del Louvre, ove furono portati dal castello di Richelieu, sono segnati n. 175 del cat. Villot,
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