Archivio storico dell'arte — 1.1888

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J. J. TIKKANEN

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mito di Prometeo, ossia della creazione. 1 Le ali del genietto sono attaccate quasi dietro il suo braccio
destro, invece che alle spalle. Di fatti nel medio evo non si tendeva in queste circostanze ad una
pedantesca esattezza, purché l'indicazione fosse completa e quanto più possibile facile a indovinarsi.

Nel Paradiso Adamo si trova innanzi alle per-
sonificazioni dei quattro noti fiumi del paradiso (Eu-
frate, Tigri, Gione e Fisone), misere figure che hanno
perduto ogni somiglianza coi loro prototipi, gli an-
tichi iddii dei fiumi. Sono in atto di parlare, e colle
mani alzate sembra si sostengano a vicenda. Che si
tratti proprio del paradiso ci assicura pienamente
la porta che sta accanto, coll'iscrizione a lettere d'oro:
porta paradisi. Dio tiene Adamo per mano, e col
gesto lo invita ad entrare. A Monreale lo trascina
dentro con brutale violenza. 2

La terza serie di rappresentazioni nella cupola,
che è l'ultima e la più ampia, comincia colla scena
nella quale Adamo dà il nome agli animali. Alla
presenza di Dio che siede sul suo trono, egli posa
la mano sinistra sulla testa di un leone, mentre, rivol-
gendosi col viso verso Iddio, mostra con la destra gli
altri animali. Anche questa scena è espressa di solito
affatto diversamente. Nelle illustrazioni bibliche del-
l'epoca posteriore dell'arte bizantina Adamo siede, di profilo, e tende la destra verso gli animali
benedicendoli.3 Questa è forse la composizione descritta nella Guida, della pittura: però qui è detto
che Adamo siede « nel mezzo ».

La creazione d' Eva è una delle più importanti fra le rappresentazioni della Genesi. Come
nelle bibbie illustrate dell'epoca carolingia, nella metrical Paraphrasce nella facciata del duomo
d' Orvieto, così anche nei mosaici veneziani vediamo Dio che si piega su Adamo dormente, 4 per
estrargli dal fianco la famosa costola. Poi lo vediamo rizzato prendere per il polso e per la spalla
Eva ancor mezzo priva di conoscenza, quasi a dar 1* ultimo lécco alla sua opera. Lo stesso mo-
mento, di cui abbiamo già osservato l'analogia nella creazione d'Adamo in Orvieto (vedi pag. 259
nota 2), si trova anche nella bibbia di S. Paolo e nella Paraphrase, coli' unica differenza che Eva
siede su una collina.

C è però anche una rappresentazione affatto differente di questo soggetto, la quale forse risale
essa pure ad una antica e comune tradizione, giacché la troviamo non solo in composizioni bizan-
tine, ma anche in composizioni puramente italiane che non hanno nessuna relazione con 1' arte
bizantina. Fra quest'ultime nomino l'avorio di Berlino, le porte di bronzo a Monreale ed a Verona
(San Zeno), i rilievi della facciata di S. Zeno a Verona, quelli del duomo di Modena, 5 e la croce

1 Vedi p. e. il Millin: Voi/age dans les départements du midi de la France, tav. LXV ed il testo relativo.
Del resto, nell'arte bizantina, le anime erano raffigurate da bambine ignude ; nel Salterio del British Museum e
della Barberiniana si vede una rappresentazione molto caratteristica della risurrezione di Lazaro, nella quale
l'anima, alla benedizione del Signore, vola fuori dal grembo dell' Ade personificato.

2 A Palermo questa scena manca, ed è sostituita da quella, in cui Dio dà all' uomo i suoi precetti. A Mon-
reale si vede anche Adamo che coglie i frutti dagli alberi. Questi motivi non ricorrono nei mosaici di Venezia.

3 Talora si vedono anche degli animali favolosi, come il liocorno e la chimera, vedi Plut. V, cod. 38. fol. 6 r°.

4 Dio, in figura di Cristo, si vede qui in pieno profilo, il che è una delle più rare eccezioni dell' arte bizan-
tina. La posizione più dignitosa per la figura di Dio era naturalmente quella che lo rappresentava di faccia.
Quando esso prendeva parte in un'azione, allora il capo era disegnato in profilo per tre quarti; qualche volta
però, anche in questo caso, pure di faccia.

5 Riprod. nel d' Agincourt, Scultura, tav. XXI.

ET INSPIRAVIT IN FACIEM KIUS
SPIRACULUM VITAE
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