Archivio storico dell'arte — 1.1888

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

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e del Murai a me personalmente sembrano alquanto
teatrali, mentre quella del Vittorio Emanuele parmi
addirittura infelice. Ciò forse dipenderà da un
mio criterio, sulla cui giustezza lascio che altri
sia giudice, secondo il quale ho sempre ritenuto
che una statua rdestinata a star racchiusa in
sempiterno entro le ristrette linee di una nicchia,
tanto meglio appaghi l'osservatore, quanto più
quieta e naturale sia la mossa a cui si atteggia.
Nè con questo voglio dire che debba somigliare più
a un fantoccio inanimato che a un uomo vivo;
ma quei movimenti scapigliati, quegli atteggia-
menti che naturalmente non possono in un vi-
vente durare che un momento solo, e che nella
statua invece son costretti a durare in eterno,
non mi sembrano preferibili, per le statue desti-
nate a internarsi in una nicchia. Stando in que-
st'ordine d'idee," non si potrebbe non dar la
preferenza al Ruggiero Normanno, e poi al Carlo
d'Angiò, all' Alfonso d'Aragona, al Federico di
Svevia. Il" Carlo Illa me pare alquanto insigni-
ficante e privo di qualunque distintivo atto a
far k riconoscere il più munifico forse e il più
illuminato tra i re che Napoli ha avuto sotto
signoria straniera. Ma in tutto ciò lasciamo un
più sicuro'giudizio a chi sia più competente di me.

— La città di Firenze è sul punto di intra-
prendere i lavori necessari pel riordinamento
dell'antico suo centro, di quel laberinto cioè di
strade, vicoli, angiporti e piazzette anguste e
sudice, nel quale si teneva l'antico mercato, e
che proprio nel cuore della città costituiva un
insieme animato sì, ma scomodo e brutto, nel
quale non si recava che chi avesse bisogno di
andarci. Adesso quella macchia è destinata a
sparire. Ampie strade e piazze si apriranno su
quelle aree,' e le casipole vecchie e cadenti daran
luogo a palazzi e loggiati, costruiti secondo i
dettami dell'arte moderna. Disgraziatamente in
antico ebbero sede in quella centrale parte di
Firenze molte delle più cospicue famiglie che vi
costruirono abitazioni, torri e logge cui son con-
giunte molte delle più importanti memorie sto-
riche della città. Ma davanti a tale ostacolo il
municipio fiorentino non si arretra: le esigenze
della vita moderna hanno anch'esse e debbono
averlo, un peso nelle considerazioni e nei deli-
berati del Comuue, il quale tanto meglio corri-
sponde al suo mandato, quanto più saviamente
sa rispettare l'antico, pur non sacrificando il
moderno. Sapendo che molti di quegli storici
edifìzi dovranno sparire, che il conservarli tutti

avrebbe resa impossibile l'esecuzione del lavoro,
ha nominato una Commissione di personaggi
distinti nelle materie storiche, topografiche, ar-
cheologiche,'artistiche e l'ha mandata a ispezio-
nare tutti i locali che presto dovran consegnarsi
ai demolitori. Questa Commissione ha pei man-
dato il porre in salvo tulli gli oggetti artistici
di qualche valore che si troveranno in quegli
edilizi, come affreschi, ornati architettonici, stem-
mi, bassorilievi ecc., di ricercare le disposizioni dei
luoghi celebrati dalle storie, desumerne le piante,
prenderne fotografie e disegni, fare insomma
ciò che altre città hanno fallo in simili congiun-
ture, esempio Bruxelles, che nel civico suo mu-
seo della Maison du roi conserva le vedute
acquerellate e le piante di tutte quelle parti
dell'antica città che han dovuto sparire per i
lavori di riordinamento, specialmente per quelli
del Boulevard de la Seine.

La collezione dei disegni, piante e fotografìe
che sarà eseguita dalla Commissione fiorentina,
verrà poi a cura del Municipio riunita ed ordi-
nata, e ritengo pure messa a disposizione del
pubblico, il quale con l'aiuto di quella potrà
sempre eseguire gli studi e le indagini storiche
necessarie, anche quando le fabbriche saranno
sparite.

Se anche qui a Roma si facesse qualche cosa
di simile non sarebbe vantaggioso? Piuttosto che
deturpare opere grandiose e costosissime per
riguardo di qualche chiesa o di altra .'fabbrica
di dubbia importanza, non ci si potrebbe limi-
tare a desumerne la veduta fotografica1 sotto vari
punti di vista e un'esatta pianta?

- Quanto scarsa è in questo mese la cronaca
artistica di notizie 'd' arte propriamente dette,
altrettanto è doviziosa, disgraziatamente, di noti-
zie necrologiche.

Il 12 del mese che sta per finire fu l'ultimo
per un esimio artista bolognese, Luigi Serra,
nato nel 1846, e che a ventisei anni già si mo-
strava pittore dei più valenti, presentandosi al-
l'Esposizione bolognese del 1872 col suo Anni-
bale Bentwoglio ]ir igioyne.ro a Varano. Quale
poi egli divenisse col tempo, l'addimostra il suo
capolavoro, che è stato7qua liticato anche come
il capolavoro della pittura italiana moderna,
voglio dire l'affresco dell'abside diJS. Maria
della Vittoria qui a Roma, che raffigura un
episodio" della^guerra dei /treni ' anni, cioè l'In-
gresso in Praga dell' armata austriaca dopo la
battaglia de/ Monte^Bianco. Altre sue opere stu-
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