Archivio storico dell'arte — 1.1888

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LA QUINTA EDIZIONE DEL " CICERONE „ DI BURCKHARDT

di un libro di scienza. Infatti, per quanto si sia giunti ormai alla quinta edizione, fatta, come le due
antecedenti, per cura dell'infaticabile dott. Guglielmo Bode, per più di un rispetto non vi sapremmo
trovare per anco effettuato quel progressivo perfezionamento di giudizio critico, al quale deve ten-
dere un lavoro di tal fatta, e che solo può procurargli il pregio sostanziale da ricercarsi in una
Guida, quello, ciò è a dire, di una compita attendibilità.

Ora noi ci proveremo ad esporre i nostri appunti, limitandoci bensì a quella parte che spetta
alle manifestazioni della pittura italiana del Rinascimento, la quale forse ha bisogno più delle altre
di un processo di revisione. E ci accingeremo all'intento con una serie di riscontri (saltando di
palo in frasca), non già per ispirito di opposizione, ma coll'aspirazione di porre in evidenza il vero
per quanto ci è dato, lasciando del resto agli studiosi la soddisfazione di formarsi intorno al sog-
getto quel raziocinio dimostrativo che nello spazio limitato di un articolo da periodico non saprebbe
trovare né l'opportunità né lo sviluppo necessario.

Se noi ci facciamo a risalire alle prime origini della pittura toscana del quattrocento, v'incon-
triamo le due figure popolari di Masolino e di Masaccio, ai nomi dei quali si associa il richiamo
della decorazione pittorica della cappella Brancacci nella chiesa del Carmine a Firenze. Il Vasari, a
vero dire, vi aveva indicato a larghi tratti la parte che a ciascuno vi spetta, e il concetto sensato
che il secondo di detti pittori non vi dovesse essere considerato se non come il continuatore del
primo era stato ammesso dal prof. Burckhardt nella sua prima edizione. Dubitiamo che il dott. Bode
si apponga al vero schierandosi invece dalla parte di quegli eruditi ch'ebbero a seguire la versione
del signor Cavalcasene nella sua Storia della pittura, dove vuole vedere la mano di Masaccio solo
nella cappella Brancacci, e più oltre la ravvisa (in luogo di quella di Masolino) negli affreschi della
cappella di San Clemente di Roma, d'accordo in ciò col \rasari. A Masolino, in tal caso, non rimar-
rebbe altro campo di attività per istudiarlo oggidì all'infuori del coro e del battistero di Castiglione
d'Olona, dove fu trovato segnato il suo nome: Masolinus de Florentia.1 Ora stimiamo che l'im-
pronta dell'opera segnata dovrebbe appunto persuadere ogni buon intenditore che la versione del
Vasari è giusta nel primo caso, erronea nel secondo, cosa in se da non recare gran meraviglia, se
si considera la insufficienza del suo giudizio critico, massime pei maestri più antichi. Non ci esten-
deremo a enumerare gl'indizi pei quali ci è dato distinguere la mano dell'uno da quella dell'altro
de'due pittori; ci basti significare che esistono e possono essere avvertiti, come già ebbe ad avver-
tirli, fra altri, il defunto prof. M. Thausing di Vienna in un suo articolo nella Zeitschrift fur pu-
dende Kunst.

Né sapremmo accordarci col nuovo Cicerone nel l'accettare il giudizio del Vasari nella vita di

Masaccio, dove cita, fra altro, in Santa Maria Maggiore a Roma, «.....ima Santa Maria della

Neve; ed il Ritratto di papa Mar lino di naturale, il quale con una zappa disegna ì fonda-
menti di quella chiesa, ed appresso a lui Sigismondo II imperatore », pittura che da tempo,
insieme ad altra sua compagna, vedesi sotto il nome di Gentile da Fabriano nella r. pinacoteca di
Napoli. 2 Anche qui tutto accenna ad un equivoco fra i due pittori affini, come non dubitiamo la
critica artistica vorrà stabilire definitivamente, assegnando il dipinto a Masolino da Panicale (Ve-
dansi in proposito le pp. 563 e 564 della quinta edizione del Cicerone).

Intorno alle qualifiche di una serie di ritratti toscani del quattrocento avremmo pure più cose
a ridire. A ciascuno è noto quello saporito e fino in galleria degli Uffizi di Un giovane che tiene
fra le mani una medaglia colla effigie di Cosmo de' Medici (Padre della patria), ritenuto in
galleria gratuitamente per l'effigie di Pico della Mirandola e attribuito genericamente alla scuola
toscana. Se l'aggiudicarlo a Sandro Botticelli (in onta alle alterazioni subite per inabile ristauro,
massime nello scorcio delle mani) apparisce giustificato dal confronto colle opere accertate di lui,
non sapremmo per quali argomenti si sarebbe dovuto ricercarne l'autore in un pittore da porre fra
Andrea del Castagno e Alessio Baldovinetti (p. 569). 3 Con piacere ci affrettiamo quindi a costatare

1 Vedansene le buone illustrazioni fotografiche della ditta Brogi di Firenze e si confrontino i tipi con quelli della cap-
pella di San Clemente, astrazion fatta delle parti troppo rinnovate dal ristauro io quest'ultima.

2 Fotografata dal Brogi, col n. 6813 del suo catalogo.

3 Vedasi l'unita tavola, dove si avrebbe a rilevare che, non ostante si tratti di una figura cavata dal vero, la maniera
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