Archivio storico dell'arte — 1.1888

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MISCELLANEA

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modenesi ; poi dal Borghi ne1 suoi cenni storici della
Cattedrale; di nuovo dal Malmusi nella descrizione
del museo lapidario di Modena. La luce sul vero
autore del monumento fu fatta per opera dell'eru-
dito ferrarese Luigi Napoleone Cittadella. Nella sua
opera : Documenti ed illustrazioni risguardanti la
storia artistica ferrarese (Ferrara, Taddei, 1868),
questi c'insegna come il monumento fosse opera di
certo Cristoforo Stoporone, tagliapietra, che dal 1509
al 1522 lavorò in Ferrara. Nell'anno stesso segnato
sul monumento, e cioè nel 1517, egli ricevette il saldo
del lavoro suo da incaricati del vescovo Jacopo Sa-
doleto, figlio del defunto giureconsulto. Tanto il
Cittadella ricavò da un rogito del notaio ferrarese
Gio. Maria Agolanti. Ma il Cittadella non disse la
patria e la scuola dello scultore: nè risolse la que-
stione se tutto o in parte gli appartenga il monu-
mento.

Ferrara, sprovvista dalla natura di marmi, die-1 po-
chi segni di vita nell'arte scultoria : essa vanta a buon
diritto nel quattrocento i suoi pittori, ma non un solo
scultor ferrarese che levi il capo sulla folla dei lapi-
cida e dei tagliapetra. La scultura vi fu quasi tutta
importata, sì che convien ritenere che le condizioni
speciali del paese non bastino a spiegare la grande
povertà sua in fatto d'arti plastiche, e convien cre-
dere che vi fosse poca naturale inclinazione ad esse
negli abitanti. Al tempo di Leonello e di Borso d'Este,
la scultura a Ferrara fu monopolio di Fiorentini prin-
cipalmente; di Milanes;, Veronesi e Mantovani in se-
condo luogo. Al tempo d'Ercole I e di Alfonso I
d'Este ancora fu esercitata da forestieri la scultura
in Ferrara. Fra essi trovansi parecchie volte men-
zionati scultori milanesi, valorosi artisti nascosti
sotto all'umile nome di tagliapietra e d'incisori in
marmo. Tale fu Ambrogio da Milano, che scolpì parte
del magnifico monumento di Lorenzo Roverella in
San Giorgio suburbano a Ferrara; tale Cristoforo Sto-
porone, che eseguì, benché con minore sapienza d'arte,
il monumento di Ciò. Sadoleto.

Il Cittadella discorre di diversi scultori di nome
Cristoforo che esercitarono l'arte in servizio degli
Estensi contemporaneamente allo Stoporone : di un
Cristoforo di Ambrogio Borgognoni da Milano ; di
un Cristoforo di Rusconi, detto Scarpone, e forse da
Mantova. Noi aggiungeremo al novero anche Cristo-
foro Solari, detto il Gobbo, celebre artista milanese
che lavorò un gruppo marmoreo per Alfonso I d'Este. i
Taluno potrebbe pensare che Cristoforo Borgognoni e
Cristoforo Stoporone, che i documenti ci dicono figli di
certo Ambrogio ed entrambi abitanti fuori San Paolo
sul Po, fossero una stessa persona; ma noi non osiamo
risolvere la questione dell'identità loro, e prudente-
mente ne aspettiamo dal tempo e da nuove ricerche
la soluzione. Solo notiamo come l'uno e l'altro fos-
sero di Milano, poiché la patria dello Stoporone si
rivela dallo stile milanese del monumento, nelle

figure della Vergine, del divin Bambino e degli an-
gioli, arieggiante la maniera di Cristoforo Solari.

Il Malmusi sospettò che tutto il monumento non
appartenesse ad un solo artista, e indicò il nome di
altri modenesi tagliapietra come probabili autori di
alcune parti di esso. Noi noteremo però che, se la
figura del Sadoleto non è molto accurata, ciò deriva
probabilmente dal fatto che lo scultore, tenuto conto
della positura speciale di quella, l'abbozzò soltanto,
e non spese fatiche a finire quanto lo spettatore non
avrebbe veduto. Inoltre il documento prodotto dal
Cittadella discorre delle immagini marmoree ese-
guite dallo Stoporone pel monumento del Sadoleto,
e non di una o di alcuna di esse. Del resto il carat-
tere milanese del monumento spira dalle sagome,
come dalle figure e dagli ornati.

Il monumento di Giovanni Sadoleto devesi quindi
considerare come l'unica opera finora compiuta d'un
artista oscuro, ma non indegno d'onore. Alquanto
duro e tagliente nei contorni, egli sentì tuttavia la
eleganza classica nella decorazione; e seppe infon-
dere fervore alle oranti figure de' suoi angioletti ;
seppe ottenere ricchezza e nobiltà nell' insieme del
monumento.

A. Venturi

\ litiche stoffe della collexloaie Gan-
dini én Modena. — Nel fascicolo IV, a p. 144, an-
nunziammo che la collezione di antiche stoffe do-
nata dal conte Luigi A. Gandini al museo civico di
Modena s' era arricchita di dieci frammenti di tes-
suti del sesto secolo. Siamo lieti di poter riferire la
descrizione di quei frammenti data dallo stesso conte
Gandini.

I. Frammento di tunica laticlavio, forse per sena-
tore, con fimbria purpurea colore rubeo et flavo.
— Vedi Plinio, lib. IX; Columella, lib. X.

II. Lembo di tunica bizantina con fregio di stile ro-
mano.

III. Frammento di decorazione alto liccio polymi-
tum; lo stesso punto col quale si tessevano an-
ticamente peristromata e stragulae, ora dett:
arazzi. Quest'arte chiamavasi ars plectendi e la
tessitura era eseguita cum piuma eburnea inter
licia: donde sarebbe derivato il nome di toga
piumata sive opus plumarium. 1

IV. Piccolo frammento di veste purpurea rossa e nera.
Plutarco nella Vita di Catone: « ipse nigram pur-
puram induit ».

1 Noto, ma non no faccio uso, che i] Belgrano, nella sua opera
Vita privata dei Genovesi, credo sia caduto in errore, ove dice a
p. 248, a proposito che gii antichi usarono nei tessuti figure di ani-
mali, che l'arte plumaria significava tessere sui drappi le penne
variopinte degli uccelli.


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