Archivio storico dell'arte — 1.1888

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GLI ALABASTRI NELLE FINESTRE DEL DUOMO D'ORVIETO

fra il colonnello mediano e unico e gli stipiti, da ferretti più frequenti che non nelle finestre di
facciata, per via della minore resistenza che presenta la bifora sulle altre alle lastre, alquanto più
larghe in quella che in queste. Tutte le finestre di quest'ordine sono nove, il luogo della decima
finestra essendo occupato da una porta di fianco, già murata, ora riaperta e da ornarsi, come quella
mediana di facciata, da sovrapporto di alabastro.

Accade a molti, entrando in questa chiesa la prima volta, di provare un senso di meraviglia
a vedere, in luogo di vetrate, pietre trasparenti. Non pochi artisti, ammirando l'eleganza archi-
tettonica del tempio, fissando lo sguardo nella deliziosa tribuna con pitture del secolo xiv e smalti
vaghissimi e lucenti sulla grande finestra, non si spiegano la ragione di quelle pietre trasparenti,
murate sulla parete di facciata e sulle pareti laterali. V'ha chi opina che stiano su come per un prov-
vedimento provvisorio od economico, o collocati dal cattivo gusto di secoli posteriori. È parso che
recassero danno all'estetica del monumento; e si é agitata la questione di rimuoverli, sostituendo
vetrate istoriali, dall'alto in basso intieramente. La Direzione generale delle antichità e belle arti,
la quale nella conservazione del monumento orvietano ottiene l'ammirazione di tutti gl'intelli-
genti, per la sua riservata cautela e lo illuminato suo discernimento in ogni opera di restauro
che v'intraprende, col consiglio della Commissione permanente di belle arti, innanzi di risolvere,
ha praticato un coscienzioso studio sulle memorie scritte del monumento, per riportarsi ai criteri
del primo tempo; e sulla conclusione degli studi a me affidati ha confermato il primo disegno del-
l' architetto del duomo, Paolo Zampi, ed ha mantenuto gli alabastri, rimessi fino al limite della cor-
nice di pietra, che lega le pareti e le edicole, per sollevarsi nel punto, dove basano le vetrate e
girare intorno a queste medesime.

Nè poteva andare diversamente, se si ha a rimanere fermi nel principio di nulla innovare o
alterare; poiché si prova che essi furono murati, in parte, nel primo innalzamento della chiesa, e
in parte, dal celebre architetto Lorenzo Maitani, che comunemente è detto l'autore del duomo,
per averlo continuato alacremente e avvicinato al compimento suo. Come è noto, l'opera fu
fondata l'anno 1290. Nel 1292 si hanno alcuni ricordi di spese per segare gli alabastri nelle
cave dei castelli di Fabro e di Parrano del contado di Orvieto.1 Se non fossero andati dispersi
tutti i libri di spese dei primi anni, non si troverebbero questi soli accenni. Una prova che le fine-
stre erano state chiuse, almeno in parte, infino dai primi tempi, si può desumere da un ricordo
a figure e a opere di finestre e di porte già devastate e rotte noli'anno 1307 dalla ragazzaglia
che si adunava a giuocare e tirare d'arco presso alla chiesa.2 Essendo capomaestro della fabbrica
il Maitani, sia che gli alabastri non fossero murati se non in parte, sia che le lastre fossero rotte,
o che la qualità di quelle di Fabro e di Parrano non soddisfacesse troppo l'insigne architetto
senese, questi mandò a cavarle in Castelnuovo dell'Abate, presso Sant'Antimo, in quel di Siena.
Nel 1321, dalla fine di maggio a tutto settembre, non si fece che estrarre alabastri. Per condurli fu
d'uopo acconciare le strade che i carri dovettero tenere nel contado. Di ogni carrata giunta nella
piazza del duomo, scaricandosi le tavolette, se ne notava esattamente il peso; e con quelle che io
ho potuto rinvenire si fa la somma di libbre 23,420.3 Tutta questa quantità si può riscontrare oggi
quasi sufficiente a rappresentare tutti gii alabastri che si trovano messi in opera: poiché da un
calcolo approssimativo sul peso di quelli dei soprapporti di facciata, avremmo che fra tutti e tre

1 An. 1292. « Centum tres solidos dedit et solvit dictus Vicecamerarius mandato dicti D. Potestatis et Capitanei balitori
« Comunis prò uno die quo ivit ad Fabrum prò secatura lapidum alabastri prò Opere S. Marie nove...

« Centum decem et septem solidos dedit et solvit Vicecamerarius mandato dicti D. Potestatis et Capitanei Bernardino
« Rainaldi Marini prò duobus diebus, quibus ivit ad Parranum cum uno equo prò lapidibus alabastri prò opera S. Marie nove »
(Liber expensarum factarum tempore nobilis et potentis militis D. Pini de Vernaccis de Cremona hon. potestatis et Capitanei
Civitatis Urbisveteris factarum per ser Philippum Fidantie Camerarium Comunis Civitatis prediate. C 27, 28, già nel-
l'Arch. del Comune).

2 An. 1307, luglio 7. « Cum propter proiectiones que flunt cum balistis et archu multe ligure et opere fenestrarum et por-
« tarum diete Ecclesie sint devastate et traete...» (Arch. del Coni., Rifornì, ad an., c. 66).

3 An. 1321, maggio 31. « ...Pro secatura a petraria de alabastro Comitatus Senarum in centrata Castri novi prope Sanc-
« tum Antimum de duobus lapidibus de alabastro pond. VJ et 1. libr. et prò portatura ad ipsam petrariam de ferris magi-
« strorum et rebus laborantium in dieta petraria » (Arch. dell'Opera, Cam., c. 108). Seguono documenti del giugno, luglio,
agosto e settembre in ogni settimana nei libri del Camerlengo dell'Opera.
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