Archivio storico dell'arte — 1.1888

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Linai fumi

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supererebbero di poco il peso di libbre cinquemila. Dunque gli alabastri, venuti in cosi considere-
vole quantità dal Senese nel 1321, possono ritenersi per quelli stessi che oggi ancora rimangono,
fatta qualche eccezione, nelle dodici finestre del duomo. Quando, nelle memorie, si parla, in seguito,
di vetrate sopra questi alabastri, le loro misure ne confermano la presenza:1 quando nel 1501
si volevano costruire le vetrate nelle finestre degli emicicli, presso a queste, si fece il caso di
invetrarle in tutto o in parte:2 il che non lascia dubbio che, se non tutte dovevano essere a vetri
sarebbero state parte a vetri e parte ad alabastri. In una finestra murata in seguito, sotto ad uno
strato di calce e pittura più recente, si è scoperta una pittura del tempo di quel muramento, dove
si cercò di imitare il colore e le venature degli alabastri, non per altro che per accompagnare a
tutte le altre finestre, come è evidente ad ognuno. Finalmente si nominano finestre d'alabastro e
finestre a vetri quante volte occorresse passare sopra a queste per nettarle e pulirle. 3

Provveduto che ebbe il Maitani alla parziale chiusura delle finestre in basso, si volse a com-
pire la chiusura delle finestre medesime e a chiudere tutte le altre superiori. Ed eccoci alle
vetrate, per le quali acquistava vetri bianchi ed egli stesso applicavasi ai colorati nel 1322.4 Vi
lavorò lungamente a giornata aiovanni di Bonino d'Assisi, figlio del celebre Bonino, che sembra
essere il primo pittore di vetri che fiorisse in Italia. Altri maestri con lui erano Andrea di Mino
da Siena, Buccio Leonardelli, Vitaluccio Luzzi, Nino di Angelo di Assisi e un Tino di Biagio.5
Lavorarono alle finestre di alabastro dal 1325 al 1330.6 Medesimamente sotto la direzione dell'ar-
chitetto Maitani fu condotto a cottimo, dall'assisate aiovanni di Bonino, il grande fìnestrone di
tribuna, male attribuito a frate auglielmo da Marsiglia, detto il Marcilla o Marcillat, e ad altri.
Dalla serie di oltre a dugento documenti, che io ho messo insieme sulle vetrate, si può ragionevol-
mente inferire, che, come maestro aiovanni ridetto stesse a capo degli altri maestri nell'opera
in parola (perocché egli avesse soldo maggiore del doppio sopra quasi tutti gli altri7), così, dopo
compiute le finestre laterali, la grande vetrata di tribuna da lui fosse tirata a fine dopo la morte
del Maitani, essendo capomaestro Niccola Nuti, l'anno 1334. 8 Come errò il Clementini, autore della

1 Una delle quattro finestre nelle navi, opera di Francesco Baroni da Perugia del 1446, è accennata come presso alle
cappelle di Santa Caterina e di San Pier Parenzo, a destra del coro, nella nave laterale. La misura di detta finestra è com-
presa nella misura complessiva delle quattro da lui consegnate. Essa risultò di braccia senesi 73 Riducendo l'antica mi-
sura senese all'attuale metrica e la superficie indicata nel documento del 7 ottobre 1447 (Arch. sudd., Cam. 1445-1450) a quella
misurata oggidì nei finestroni, si hanno i seguenti risultati :

La superficie di un finestrone alto della nave centrale è di mq. 6,94. E per tre finestroni.......................mq. 20,82

La superficie della vetrata del finestrone nella nave nord, attiguo alla porta laterale, presso le cappellette già
dell'Annunziata e di San Pier Parenzo, ossia presso la cappella del Corporale, esclusa la superfìcie chiusa con ala-
bastri, è di................................................................................................................. » 4,10

In totale........mq. 24,92

Ora, l'antico braccio senese corrispondendo a m. 0,5836, e così il braccio quadrato a mq. 0,34, ne segue che la citata
superfìcie complessiva di mq. 24,92 corrisponde a braccia quadre 73 1/3, che è quanto dire uguale a quella indicata nel docu-
mento 7 ottobre 1447.

2 Documenti del 13 aprile, del 16 maggio del 1501 e altro del 1501 (Arch. sudd., Rif. 1484-1525, ce. 382, 384, Cam. 1501-1516, c. 34).

3 Docum. del 1489 (Arch. sudd., Cam. 1480-1490).

4 Docum. del 1322, novembre 8 (Arch. sudd., Cam., c. 194 b). Altro del 1324 riferentesi al Maitani, ma più specialmente
riferibile al musaico, pubblicato dal Milanesi nei Documenti per la storia dell'arte senese. Siena, 1854-1858.

5 Documenti dal 21 settembre 1321 al 28 febbraio 1330 (Arch. sudd., Cam.).

6 Non è già indicata a parole la qualità delle finestre da loro operate ; ma dalla serie dei documenti si desume facil-
mente, perchè da essi si ha tutta la storia, come, cioè, la grande vetrata fosse lavorata a cottimo dal Bonini e finita nel 1334;
come le tonde di tribuna si cominciassero nel 1370; quelle della nave maggiore non avessero cantonierebecchetti, cornici
a rose e cantoniere a foglie di pietra prima del 1347, e nel 1444 si prendessero ad invetrare; l'occhio di facciata non ancora
finito nel 1359 dagli scarpeliini ; le piccole finestre degli emicicli fino al 1501 sempre chiuse, e le cappelle grandi non per
anco costruite. Che altre vetrate si operarono mai da tanti artefici, dal 1322 al 1330, se non quelle che ci rimangono ora a
nominare, dopo rammentate tutte le altre, se non le vetrate soprastanti ai quadri di alabastro ? È troppo dimostrato.

7 Aveva dieci soldi al giorno ; mentre maestro Tino di Biagio ne aveva cinque e sedici denari ; medesimamente maestro
Andrea di Mino da Siena, tutti gli altri meno ancora (Arch. sudd., Cam. 1325-1330).

8 An. 1334, marzo 30. « Magistro Johanni Bonini dal vetro prò complimento finestre vitri maioris Tribune diete Ecclesie,
« quam fecit ad cottimum, prout promisit et convenit facere magistro Nicole Nuti Capomagistro » (Arch. sudd., Cam. II).
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