Archivio storico dell'arte — 1.1888

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J. J. TIKKANEN

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Un terzo gruppo è quello formato dalle miniature della Bibbia Laurenziana e dagli ottateuchi
Vaticani. A questo gruppo devono ancora aggiungersi parecchie miniature rappresentanti scene
della Genesi, che si trovano sparse in vari manoscritti.1

Finalmente il Manuale greco di pittura forma un ultimo gruppo, il quale però, anche nei parti-
colari, ha una certa analogia con rappresentazioni più antiche. (Vedasi, per esempio, la posizione
del serpente nella tentazione di Eva, l'angelo nella cacciata e Caino ed Abele che lavorano). Se-
nonchó d'altra parte vi sono anche grandi diversità, come nelle scene del parto e in quelle del
sacrifizio.

In questi gruppi si trovano alcune composizioni comuni a tutti o alla maggior parte di essi,
ond'esse debbonsi considerare come tradizionali. Tali sono la Creazione di Aclamo e d'Eva, il Pec-
cato originale, la Cacciata e il Primo lavoro, e, in seconda linea, il Sacrifizio e l'Uccisione d'Abele.
Per le due prime composizioni v'era, nell'arte bizantina, la scelta fra due tipi, frequenti sì l'uno
che l'altro.

È però assai degno di nota il ritrovare le stesse composizioni (eccettuate in parte le due
ultime) anche nell'arte occidentale, nella carolingia e nell' italiana, e veramente collo stesso valore
tradizionale. Le medesime sono anche fra le più importanti dell'arte cristiana. E non solo per
questi, ma anche per altri motivi che dirò subito, propendo a credere che, nella questione sull'ori-
gine di esse, si debba pensare, non ad un'influenza accidentale dell'arte bizantina dell'ultimo periodo,
ma ad una tradizione comune e molto più antica. Però l'antica arte cristiana conosceva fra le com-
posizioni accennate soltanto quella del Peccato originale, e nella Genesi di Vienna troviamo quella
della Cacciata, che nella forma si scosta alquanto dalla tradizione.

La nostra asserzione può essere comprovata anche indirettamente, osservando, cioè, che queste
composizioni ricorrono eziandio nell'avorio di Berlino e nei mosaici di San Marco, dei quali, come
abbiamo veduto, deve cercarsi l'origine in modelli appartenenti pure al v o al vi secolo.

Resterebbe ancora a dimostrare se queste composizioni, per se stesse senza dubbio molto
antiche, si siano veramente conservate dai più remoti tempi anche nell'Occidente. Pur troppo il
materiale di cui possiamo disporre è straordinariamente povero. Nel Pentateuco di Asburnham
mancano (stando sempre allo Springer) la rappresentazione della creazione degli uomini e quella
del peccato originale. Al contrario, e ciò non è di poca importanza, si trovano, per esempio, nelle
illustrazioni bibliche dell'epoca carolingia le rappresentazioni di Eva come madre (mentre invece
Adamo è figurato nell'atto di arare il campo, guidando un paio di buoi).

Siccome però già nelle più antiche miniature dell'arte carolingia vediamo le stesse composi-
zioni tradizionali (e, nei monumenti conservatici, esse in generale si trovano nelle rappresentazioni
bizantine di epoca alquanto posteriore) e vi riscontriamo anche nelle particolarità alcune diffe-
renze veramente caratteristiche, le quali fanno escludere un'influenza diretta dall'Oriente, è certo
che ciò conferisce al mio asserto per lo meno una grande probabilità.

La prova di fatto che l'arte carolingia, almeno per quanto riguarda lo stile, attinse molto dal-
l'arte qual'essa era prima delle emigrazioni dei popoli, ci viene dal più antico codice Vaticano del
Virgilio (n. 3225 del catalogo), in cui per parecchi rispetti vediamo il preludio, non solo dell'arte
medievale in generale, ma anche dello stile proprio dell'arte carolingia. Si confrontino, ad esempio,
i fondi cangianti, i quali nell'arte bizantina dell' ultimo periodo ricorrono solo molto raramente e
inoltre come imitazione diretta (p. e., cod. Parig. n. 139). Nei colori, il minio ha la prevalenza sul
cinabro, come nelle miniature carolingie, e addirittura meravigliosa è l'analogia nel modo di ri-
produrre gli alberi e specialmente nel disegnare le navi.

Per tutti questi motivi, io credo di potere con pieno diritto cercare l'origine delle suddette
composizioni tradizionali nel periodo del fiore dell'arte, all'incirca nel secolo v. E ben vero però
che esse alla perline sorsero nell'impero romano orientale.

1 Oltre a quelli già nominati, cito la Storia universale di Costantino Manasse nella traduzione slava, della metà del
secolo xiv, che si trova nella biblioteca Vaticana (slavo, 2). La creazione d' Eva e la cacciata dal paradiso sono qui rappre-
sentate nel modo tradizionale. È interessante l'osservare, che nella scena del peccato originale ricorre il motivo dell'Herme-
neia, cioè il serpente che seduce Eva parlandole all'orecchio.
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