Archivio storico dell'arte — 1.1888

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DISEGNI DEL BERNINI

PEE L'OBELISCO DELLA MINERVA IN ROMA

PROPOSITO dell'obelisco eretto, avanti alla stazione della fer-
rovia, in onore dei caduti di Dogali, mi pare opportuno di pubbli-
care alcuni disegni del Bernini fatti per l'obelisco innalzato sulla
piazza della Minerva, e che può dirsi fratello di questo come degli
altri due che sorgono sulla fontana della piazza del Pantheon e
nella villa Mattei. Questi obelischi, pressoché di ugual grandezza,
appartennero allo stesso monumento, all'Iseo, e furono trovati in
tempi diversi, ma a poca distanza di luogo, tra la chiesa della
Minerva e quella di Sant'Ignazio.

Per l'obelisco di Dogali s'è ripresentato per la terza volta lo
stesso problema; del come, cioè, alzare, adornare, ingrandire quei
piccoli obelischi in modo che non sfigurassero in mezzo ad una pubblica piazza.

Antiche stampe ci rappresentano sulla piazzetta di San Macuto, o Mauto, presso a Sant' Ignazio,
l'obelisco che sorge ora sulla fontana del Pantheon ; esso sorgeva quasi da terra, sorretto su quattro
dadi, e, per quanto angusta fosse la piazza, pareva un giocattolo. Quello della Minerva (17 palmi)
era anche più piccolo. Conveniva dunque stillarsi il cervello a trovar modo da tirarli su, a una
discreta altezza, con qualche ingegnosa invenzione la quale non lasciasse troppo scorgere che il
piedistallo era più alto dell'obelisco. Quello della Minerva sta li piantato sul dorso d'un elefante;
quello del Pantheon, eretto sotto Clemente XI, sorge su d'una fontana, che già da prima esisteva,
con tal garbo e armonia di linee, che par nato con essa. Pel monumento di Dogali, sarebbe ingiusto
non riconoscere che l'autore di esso, l'egregio architetto Azzurri, s'è trovato in condizioni ben più
difficili che non quelli che lo han preceduto: poiché, dovendo nel basamento essere scritti i nomi
dei cinquecento caduti a Dogali, a lui non era lasciata molta libertà d'invenzione; oltredichè, la
vastità del luogo era tale da non potersi con alcun artifizio proporzionare a quella il monumento;
e da ultimo dobbiam confessare che certi temerari ardimenti, certi bizzarri capricci con cui gli
architetti del sei e del settecento sapevano cavarsi da' maggiori imbarazzi, noi siamo disposti ad
ammirarli in quei secoli, ma non a tollerarli nel nostro.

Il Bernini, che tanta lode s'era meritata colla famosa fontana di piazza Navona sormontata
dall'obelisco, una delle più mirabili invenzioni di quell'artista e di quel secolo, fu chiamato da Ales-
sandro VII, per commissione del quale fece il colonnato di San Pietro ed altre opere monumentali,
a dar prova del suo fecondissimo ingegno, trovando modo di erigere sulla piazza della Minerva il
piccolo obelisco dissotterrato dai frati Domenicani nel loro giardino. Il muraglione di facciata della
chiesa della Minerva e le misure della piazza erano quali al presente, ma le case che chiudevano
da tre lati la piazza erano allora piccole e basse. Di questo fatto si deve tener conto nel giudicare
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