Archivio storico dell'arte — 1.1888

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CRISTOFORO GEREMIA

OLO da poco tempo questo artista è stato tratto, per opera
di geniali e intelligenti ricercatori, dall'oblio in cui giac-
ciono ancora molti de' suoi contemporanei, che si possono
dire affatto dimenticati dalla storia; e le poche notizie che
abbiamo di lui, che pur dovette godere a' suoi tempi di grande
celebrità, mi fanno credere che non saranno per riuscire
senza interesse i documenti che pubblico più oltre e che
hanno il pregio di togliere definitivamente alcune incertezze
in cui eravamo tuttora intorno alla sua vita.

Il primo a farne menzione fu Raffaele da Volterra nella
sua Antropologia,1 ove accenna ad una medaglia che egli
avrebbe modellata per il pontefice Paolo II; il Volterrano lo
dice da Mantova, mentre il Vasari, che ne trovò memoria nel trattato d'architettura di Antonio Fila-
rete, ancora inedito, e ne parla nelle vite del Brunellesco e del Garofalo, lo chiama Geremia da Cre-
mona.2 Per qualche tempo forse si potè credere che Cristoforo da Mantova e Geremia da Cremona
fossero due individui differenti; nessuno curò la notizia data dal Volterrano e gli scrittori d'arte che
vennero dopo, accettando senz'altro le notizie del Vasari, diedero luogo nei loro lavori ad esse,
poco o nulla aggiungendo d'interessante.3 Solo in questi ultimi anni, in cui lo studio delle medaglie
del Rinascimento prese grande sviluppo, si notò che appunto due medaglie, una di Alfonso d'Ara-

1 Raphaklis Volaterrani Commentar•iorum urbanorum orto et triginta libri. Basileae, apud H. Frobenium, 1544; p. 247:
«Andreas Cremonensis Pium II iconicum numismate expressit, in quem est Campani epigramma. Christophorus autem Man-
tuanus Paulnm II. Lysippus vero ejus nepos adolescens Xystum IIII. Mirumque in ea domo vel foeminas nullo praeceptore pic-
turas omnis ab ipsa natura deliniare edoctas, cera etiam tingere solitas fuisse». È notevole e poco conosciuto quest'ultimo
passo in cui il Volterrano dà notizie curiose sulla famiglia de' Geremia e sulle donne artiste che ne uscirono, oggi totalmente
poste in dimenticanza.

2 Vasari, Le vite, edizione Sansoni, 1878; tomo II, p. 385: «Furono ancora suoi discepoli (del Brunelleschi) Domenico
del Lago di Lugano, Geremia da Cremona che lavorò di bronzo benissimo, insieme con uno Schiavone che fece assai cose in
Vinezia». E nella vita del Garofalo, tomo VI, p. 502: «Furono cremonesi parimente Geremia scultore del quale facemmo men-
zione nella vita del Filareto».

Il Vasari qui cita male, perchè non è punto discorso del Geremia nella vita del Filarete; questi lo nomina tre volte nel
suo trattato d'architettura, a cui il Vasari attinse, e lo mette a pari di Donatello e di Desiderio da Settignano: « uno chiamato
Donatello intagliatore di marmi et pietre et di getti di bronzo, un altro chiamato Desiderio intagliatore di marmi et di pietre,
un altro chiamato Cristofano Geremia da Cremona, tutti e tre degnissimi maestri ». (Cod. Magi. II, 1, 140, c. 103 r.).

3 Lo Zani, nella sua Enciclopedia metodica delle belle arti, cita Cristoforo Mantovano che operava nel 1470, basandosi
sulla notizia di Raffaele da Volterra, Cristoforo Geremia napoletano che viveva nel 1470 e finalmente Geremia da Cremona,
operante nel 1440; così di uno solo ha fatto tre individui.

Il Cicognara {Storia della scultura, Venezia, 1816, tomo II, p. 184) riporta i cenni del Vasari: «Verso l'anno 1430 fioriva
anche quel Geremia da Cremona nominato da Vasari nella vita del Brunelleschi e a cui si attribuì falsamente l'opera in San
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