Archivio storico dell'arte — 1.1888

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NUOVI DOCUMENTI

stegnio alquno. Io le fo puntellare e tirare giù el
resto della sofìta, aciò non chadese adoso a per-
sone, poi V. Illma Signioria determinarà quelo s'abia
a far, et io farò intender a quela d'altre cliose che
bisognierà far un po' de provigione, nè altro, ala gra-
zia de quela mi rachomando. Mantova, 15 decem-
bre 1480.

«vostro servitore minimo
« Lucha fiorentino ».

[fuori] « Ill.mG principi et ex0 dno, dno mi sing.mo
duo Federiclio de Gonzaga marchioni Mantue etc. ».1

Il marchese, rispondendo all'Andreasi, approvava
i provvedimenti presi e soggiungeva che al suo ri-
torno avrebbe deliberato sul da farsi:

« Philippo de Andreasijs.

« Care noster. — Havemo inteso quanto ce scrivi
circa la ruina in parte de la salla del Pisanello : e
come tu hai fatto apontallare el resto, però che si-
militer non seguesse ruina: ne sono piaciute le pro-
visione tuoe fatte circa ciò e comendiamotene: ala
ritornata nostra dentro ordinaremo poi quanto ne
parerà: in questo mezo non si vole inanellare de
conservare le cose al meglio che si può. — Godii,
15 decembris 1480 ». 2

Nulla ho potuto trovare sulla sorte toccata in
seguito a questa sala del Pisanello: è però credibile
che, al pari della cappella dipinta menzionata dal
Facio, essa sia stata coinvolta nella rovina che subì
il palazzo ducale di Mantova, quando Giulio Romano
ebbe l'incarico di rammodernarlo secondo il gusto
d'allora: certo oggi non ne rimane più traccia.

Tali sono i documenti che ho rinvenuti sul Pi-
sano nell'archivio di Mantova, importanti solo per-
chè danno qualche particolare su un'epoca della sua
vita, finora quasi affatto sconosciuta : prima però
di por fine a questi brevi cenni, mi par utile, come
appendice, di riferire alcune notizie su di un perso-
naggio che col Pisano fu in relazione e che ebbe
l'onore di essere da lui ritratto in medaglia, vo' dire
di Belloto Cùmano.3

Antichissima, ricca ed illustre fu la famiglia pa-
dovana dei conti Cùmano, già detta dei Vescovelli
e dei Fontana, estinta nel 1836, e della quale i vec-
chi cronisti di Padova parlano con molto onore.
Nella genealogia di essa ricorre ripetutamente il
nome proprio di Belloto, che si trova nel 1265, e
proseguendo nel 1296, nel 1333, nel 1369, nel 1457 e
posteriormente. Un Belloto Cùmano fu al servizio
dei Carraresi e degli Estensi e come procuratore di
questi ultimi, il 15 marzo 1369, firmò in Bologna

1 Ardi. sudd. Carteggio intervia.

' Ardi. sudd. Copialettere marchionali.

■i Debbo queste informazioni alla cortesia del prof, Luigi Rizzo]
direttore del museo Bottacin a Padova.

l'atto di lega tra la Chiesa Romana, l'imperatore, i
marchesi d' Este, i Gonzaga, Can Signorio della
Scala, Francesco da Carrara e Bernabò Visconti;1
morì in patria e il suo sepolcro si trova nella basi-
lica di S. Antonio. Un altro Belloto, figlio di Ri-
naldo, è detto vivente nel 1457 e questi è appunto,
a parer mio, il giovane poeta rammentato da Basi-
nio Parmense 2 e di cui abbiamo la medaglia del Pi-
sanello: mancano tuttora notizie personali di lui, pur
tuttavia non è difficile che in processo di tempo si
trovino particolari della sua vita e fors'anche lavori
suoi, giacché l'accenno di Basinio farebbe credere
che egli abbia occupato un posto onorevole fra i let-
terati del suo tempo, e che meritasse davvero di
essere effigiato dal grande artista, mercè il quale
soltanto, la memoria dell'adolescente Belloto è giunta
fino a noi.

Umberto Rossi

Contributo alla storia
dello collezioni artistiche in Roma
nel secolo XVII.

È noto come uno dei più grandi collettori d'arte
del secolo xvn fosse Francesco I d'Este, fondatore
della R. galleria Estense. Da tutte le parti d'Italia
gli venivano offerte pitture ; gli agenti, gli amba-
sciatori suoi sapevano di compiere parte del dovere
loro e di tornare graditi al loro principe col ricer-
cargli oggetti d'arte preziosi. Un saggio delle ricer-
che eseguite a Roma per conto di Francesco I l'of-
frono le prime lettere seguenti tratte dal R. Archivio
di Stato in Modena. Predomina in esse il desiderio
di quadri autentici di Raffaello. Fu posto l'occhio sul
S. Luca, ora esistente presso l'Accademia di questo
nome, ma il quadro fin d'allora trovavasi in condi-
zioni tristissime. Oggi è messo in dubbio se appar-
tenga il quadro a Raffaelo : il Passavanti ritenne che
il disegno di esso fosse tutto di Raffaello, e che la
testa di S. Luca fosse dipinta dal maestro stesso, e
che il resto invece fosse eseguito da diverse mani.
Crowe e Cavalcasene attribuirono il quadro a Timoteo
Viti; il Mùntz accetta quest'ipotesi, e toglie dal ca-
talogo delle opere raffaellesche quella pittura, come
egli dice, fredda e molle; il Lermolieff, al contrario,
nega che la pittura sia tanto di Timoteo che di Raf-
faello.

1 Cfr. su ciò il Verci, Storia della Marea Trivigiana, tomo XIV,
p. 120. Ivi il Cùmano ò detto nobilis et sapiens vir dominus Bel-
lotus de Cumanis de Padua, juris utriusque pcritus procurator
et procuratorio nomine magnijleorum virorum dominorum Nicolai,
Hugonìs et Alberti Marchionum Estensium.

2 Basinio menziona il Cùmano fra i poeti e gli umanisti del quat-
trocento, nel suo carme, già edito dal Cavattoni e dal Friedlaender:
è da notarsi come appunto questa menzione della medaglia di Bei-
loto ci indichi in modo approssimativo l'anno in cui il carme fu
scritto, che non deve essere anteriore al 1147, mentre a torto il Ca-
vattoni ed i! Friedlaender lo assegnavano al 1144 o al 1445.
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