Archivio storico dell'arte — 2.1889

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UMBERTO ROSSI

ha le uoglie sue modeste — no s'intraugli i que lacci che fanno — parer le. vile altrui spesso
moleste. — Fra Xato da Remigo. — Questo piatto che è senza dubbio una delle opere più riu-
scite del maestro, fu prima della collezione Evans Lombe, poi passò in proprietà del marchese
d'Azeglio, da cui l'acquistò il signor Carrand nel 1868. 1

In un altro piatto che è senza dubbio della bottega dei Fontana d'Urbino, è raffigurata la ma-
gnanimità di Scipione, tratta da una stampa attribuita ad Agostino Veneziano: Scipione è seduto
presso ad un albero e si volge verso una giovane donna che gli presenta due chiavi di città ;
a sinistra due vecchi e uno schiavo inginocchiati offrono dei vasi pieni di monete d'oro al vin-
citore; a destra sotto ad una tenda v'è un gruppo di guerrieri e nello sfondo l'esercito in mar-
cia. - Sul rovescio del piatto in caratteri azzurri si legge l'iscrizione copiata parola per parola
dalla stampa Aurum quod prò redimendo, captiva virgine parentes allulerant Luccio sponso
tradii Scipio. Roma; excd. ani. sai. E qui cade in acconcio notare come questa leggenda in cui
è trascritto il nome del negoziante ed editore d'incisioni Antonio Salamanca distrugga adatto
l'opinione del signor Jacquemart che da un piatto analogo della collezione Campana, col nome ili
Antonio Lafreri, aveva immaginato che il Lafreri, notissimo come editore di stampe, avesse egli
stesso, da dilettante, dipinta la maiolica su cui si legge il suo nome : evidentemente invece, come già
credette il signor Darcel, in ambedue i pezzi il pittore copiò senza comprenderla l'iscrizione
completa della stampa che gli aveva servito di modello.

Vi sono poi tre altri oggetti di fabbrica italiana non determinata, cioè un piccolo busto di
donna colorato, un piccolo organo con due angioletti) forse di Faenza, e un mesciacqua foggiato
a delfino: ne è a tacersi di un fregio a fogliami e frutti dell'officina Della Robbia, e di dodici
mattonelle circolari con bordo rialzato bianco che portano in rilievo su fondo azzurro i tre anelli
intrecciati a triangolo, alternati con tre piume. Questa nota impresa medicea fa credere che le
mattonelle siano anch'esse opera robbiesca e de' bei tempi e che fossero in origine destinate a
decorazione di pareti o di volte. 3

Delle fabbriche straniere di ceramiche non si hanno che scarsissimi esemplari in questa rac-
colta e sono tutt'al più degne di menzione due mattonelle con smalto turchino che portano in
rilievo l'una un busto di guerriero con lunga barba e l'iscrizione ALEXANDRE ROY, l'altra
un busto simile coi soli mustacchi e l'iscrizione IVDAS MAGABEVS; ambedue i bassorilievi portano
spiccatamente l'impronta della scuola neerlandese. E pure interessante un vaso da birra in ixres,
della fine del secolo xvt finamente lavorato a losanghe, i cui rilievi sono ottenuti per mezzo di
slampi; nelle losanghe si alternano ornamenti in stile raffaellesco e rappresentazioni tolte dal-
l'Evangelo, quali Gesù che risana il sordo, Gesù e il centurione, e simili.

Molto importanti sono diversi pezzi di maiolica orientale, fra cui bellissima una serie di 39
mattonelle, alcune con iscrizioni persiane, altre con arabe, a riflessi metallici e a vivaci colori:
tre a fiorami rosso-azzurri su fondo bianco latteo sembrano della fabbrica di Rodi; tre altre per-
siane offrono il tipo non infrequente del cavaliere col falcone in pugno su fondo azzurro; quattro,
foggiate a stella, hannò il margine occupato da una lunga iscrizione e nel campo, tra fogliami,
stanno animali di vario genere, come lepri, giraffe, buoi e uccelli; finalmente su due piccole di
forma ottagonale sono dipinte due mezze ligure di giovanotta in costume che sembra indiano.

1 Fu pagato lire 3650.

2 Bartsoh. op. cit., XV, 80, u. 3.

3 Gli anelli intrecciati a triangolo furono impresa
dei Rucellai e si vedono inflitti sulla facciata del loro
palazzo a Firenze o in una galloria dell'altro palazzo
Rucellai, oggi Orioli' in via della Scala: la usarono
anche gli Sforza di Milano 6 la improntarono sullo loro
monete: ma por lo più quosto famiglie portavano gli
anelli soli senza alternarli colle piume. E possibile che
questi pezzi abbiano appartenuto alla decorazione dello
studio eseguito da Luca della Robbia per Pietro de' Me-

dici prima del 1464? Filarote nel suo trattato d'archi-
tettura dice che erano a figure, ma è assurdo il pen-
sare che tutti i pezzi decorativi fossero figurati ; chè
anzi la voga in cui erano le così dette imprese a quel
tempo fa credere che il Medici non avrà intralasciato
di far entrare anche questo motivo nell'ornaniontaiione
del suo studio. Comunque sia, io pongo solo la que-
stione e credo che un lume per la soluzione vorrebbe dal
confronto di questi pezzi con quelli del British Museum,
rappresentanti i mesi dell'anno, che si ritengono ancor
ossi come provenienti dallo studiolo di Pietro do' Medici.
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