Archivio storico dell'arte — 2.1889

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MISCELLANEA.

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Nel terzo infino, maestro Donato picchiapietre e un
tal mastro Cola dipintore, compariscono come malleva-
dori in un contratto di lavori fra il nominato Giuliano
da S. Giusto e maestro Pippo picchiapietre.

Risogna saper grado al signor Centofanti dei docu-
menti pubblicati, augurandogli di poter aggiungere
altri a questi.

Di non minore interesso è la seconda monografia,
che illustra la parte finanziaria ed erariale dell'opera
di S. Maria del Fiore. Gli amministratori ed operai
avevano tìtoli e privilegi, furono all'opera assegnate le

riscossioni delle tasse sui testamenti, e le furono donato
le Alpi della Fa'torona. Il principato segui nella pro-
tezione dell'Opera la repubblica; fu regolata con nuova
legge la riscossione delle tasse sui testamenti; i papi
stessi concorsero con varie concessioni alla floridezza
della cassa dell'Opera ; anche i Pisani, caduti sotto la
dominazione di Firenze, dovevano pagare largo tributo
alla costruzione della grandiosa chiesa.

Seguo a queste notizie l'elenco dei documenti che
sono molti e di rilievo per la storia dell'Oliera.

Italo Palmarini

MISCELLANEA

Restauro alle porte di bronco del Castel-
nuovo in Napoli. — La monumentalo porta dell'arco
ili Alfonso d'Aragona in Castel Nuovo, essendo ridotta
in tristi condizioni, sia nelle imposto di legno in parte
marcite, che nei cardini e in altri ferramenti, o tro-
vandosi i lavori di bronzo che l'adornano, parte staccati
e quasi cadenti, parte deturpati, ne fu ordinato il re-
stauro dal Ministero della Pubblica Istruzione. Il re-
stauro, diretto dal r. delegato per la conservazione
dei monumenti nelle provinole meridionali, è riuscito
soddisfacente rispetto alla solidità della struttura delle
poi'te, come alla conservazione de' bassorilievi e dogli
ornati di bronzo, commemorativi delle guerre di Fer-
dinando I d'Aragona. 0. M.

Tempio e convento di S. Clemente a Ca-
stiglione a Casauria. — Il tempio e il convento
di S. Clemente a Casauria fondato da Lodovico II nel-
l'anno 806, rinnovato nel 1176 dall'abate Leonate (Cfr.
Bitìdi: »S'. Clemente à Casauria ed il suo Codice mi-
niato) mercè l'opera di Frate Giacomo da Popoli, fu per
ricchezza di marmi e d'oggetti d'arte uno dei più splen-
didi monumenti d'Italia, celebrato dal Mabillon o dal
Muratori, ed illustrato ultimamente specialmente dallo
Schulz (Benkmaeler der Kunst d. Mittelalters in Un-
terilalien, Voi. Il, Dresda 1860) e dal Dindi (op. cit.).
Senonchè sofferse, massime in questo secolo, vandaliche
deturpazioni: ne furono infranti gli ornati e si lasciò
nel più completo abbandono, finché ultimamente incon-
sulti restauri venivano a compir l'opera di devastazione.
Anche la sua porta, costruita nel 1191, durante la reg-
genza dell'abate Johele, di cui in una lamina si trova

scolpita l'imagine, era stata derubata di quasi tutto le
sue mattonelle di bronzo con rilievi di rosoni, oppur di
castelli colle iscrizioni dei luoghi da essi rappresentati.

Ora siamo assicurati che si attendo con cura ad un
razionalo restauro del monumento, od alla ricomposi-
zione delle suo porte con tutte quello mattonelle, che
fu e sarà possibile ancora di rintracciare. E. A.

Pastorale d'avorio della cattedrale di
Acerenza. — Nella vendita della famosa raccolta
Castellani in Roma, trovavasi, fra gli oggetti degni
della maggioro considerazione, un pastorale d'avorio che
appartenne già alla cattedrale di Acerenza nella Lu-
cania. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha potuto
impedire la sua esportazione all'estero, acquistandolo
pel museo Nazionale di Firenze. Neil' interno del riccio
del pastorale, sono scolpito in rilievo, da un lato la
Vergine seduta col bambino sullo ginocchia, e dinanzi
a lei è genuflesso un vescovo, cui san Pietro tiene una
mano sulla mitra; mentre un giovine guerriero gli
rogge il pastorale. La baso esagoria del riccio è formata
da edicolotte, due delle quali però sono mancanti, e
nello edicole sono scolpiti altrettanti santi. Nello volute
di foglie che circondano il riccio sono scolpiti l'Eterno
e sotto profeti. Intorno al riccio, da ambi i lati girano
due iscrizioni, una delle quali si leggo: Tu es Petrus
et super liane petrum edifoabo ecclesia mei), ego libi;
e l'altra cosi suona: Daho clave ' regnom • (sic) celo-
rom ■ queconque ' ligaverit ■ (sic) super • teram. Le
dimensioni sono: alt. m. 0,37 '/2 comprosa la base,
larg. m. 0.22. Appartiene alla seconda metà del se-
colo xiv. O. M.
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