Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA FACCIATA DEL DUOMO D'ORVIETO

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loggia dei lavoranti pose maestro Lapuccio : a quelli che se rie stavano nelle cave dispersi in più
luoghi prepose Ramo di Paganelli), scultore senese stato ad apprendere l'arte oltremare, divenuto
così eccellente, che una memoria del tempo nel duomo di Siena lo dice uno dei buoni intagliatori e
scultori del mondo. Egli lavorava fin dalle prime in Orvieto, dove si trova ricordato già dal 1203. 1

La fama che correva del Mailani 1 > rese desiderato ai vicini e lo adduceva alcun tempo in
Perugia. Ambasciatori di quel comune recavansi a richiederlo premurosamente agli orvietani il
13 luglio 1319. 2 Era venula a mancare l'acqua, trent'anni dopo la sua derivazione, alla maggior
l'onte perugina. Il Maitani con Angelo da Orvieto fonditore, con altro maest.ro Angelo e con certo
Stefano, tutti orvietani, furono invitati a dare parere. Ma egli col fràtello Ambrogio fu trattenuto
e allogato in qualità di capomastro della fonte. Sappiamo che nel 1322 l'acqua tornava a zampillare
e riversavasi con meraviglia dei perugini dalle Ire conche di piazza, facendo la via dei nuovi
altissimi archi, tanto ammirati nel secolo scorso dal celebre Boschovich, dice lo storico Ronaz/.i,
e che oggi possono attribuirsi senza fallo al nostro Maitani. Egli attese ancora in Perugia ad altri
lavori principali come soprastante generale delle pubbliche opere perugine. Si volse specialmente
alle fortificazioni, ed esaminò le porte di Santa Susanna e di Sant'Angelo, la rocca ed il castello
di Castiglion Chiusino, e della rocca di Castel della Pieve fornì tutto l'ordine del muramento
descritto in una cedola oggi scoperta e pubblicata dal prof. Rossi. 3 Come Lorenzo, cosi fu occupato
Vanni suo figliuolo con Ambrogio ridetto in tutte le opere di maggior rilievo civili e militari di quel
comune, massime nella guerra di Perugia con Spoleto.

Maestro Lorenzo faceva innanzi e indietro non solo la via di Perugia, poiché fisso non vi stette
lungamente, reclamato dagli orvietani, i quali nel settembre 1321 andarono a rilevarlo; ma forse
potè anche recarsi in Todi, dove una lunga e costante tradizione gli attribuisce la bellissima porta
di San Fortunato. Atteso in Siena, vi si recava l'anno seguente per opinare intorno all'opera aggiunta
alla fabbrica di quell'incantevole duomo. Esaminò fondamenta e colonne del nuovo edificio, e raf-
frontato il nuovo col vecchio fece rilevare le sproporzioni per modo che fu parere suo e degli altri
chiamati con lui di sospendere piuttosto che proseguire l'opera intrapresa: e facevasì a proporre
lo innalzamento di una nuova chiesa « bella, grande e magnifica, le cui giuste proporzioni di
lunghezza, altezza e latitudine si unissero con tulli i fulgidi ornamenti a renderla sì decorosa e
solenne da benedirvi (sono le sue parole) e degnamente collaudarvi in gloria di inni e cantici il
Cristo con la Madre a perpetua prolezione e onori; del comune di Siena. » 1

Gli orvietani ebbero, a quanto pare, qualche timore di perderlo; o che lo vedessero di fre-
quente richiesto altrove o che egli levasse qualche doglianza. Si trova in consiglio deliberalo, por
proposta degli ufficiali dell'Opera, che egli restasse férmo a fare il lavorio e dovesse avere tutto
quel salario che gli era stato promesso dapprima, rimettendo a quattro buoni uomini di provve-
derlo della indennità per il tempo passato. I buoni uomini un mese dopo stabilivano di dargli in
compenso trenta staia rase di grano all'anno per dieci anni. Questo dicevano di fare perchè non
avesse motivo di dolersi e non pensasse a ritrarsi e a lasciare l'opera. Alle (piali premure egli
corrispondeva perfèttamente; e nel seguente anno 1323 compiacendosi dei privilegi ottenuti fin
dal 1310, affinchè terminando i quindici anni di legge non gli venissero a mancare gli antichi
benefici, s'indusse da sè medesimo a chiedere la conferma, accordatagli con gli stéssi emolumenti,
con lo immunità, le franchigie e i privilegi di prima.5 Però nel 1321 lo troviamo a dirigere e a
lavorare i mosaici nella fornace di vetro posta presso la porla del vescovado, dove erano suoi
principali operai Consilio e Ghino da Montoleone. n

Anche poneva mano ad altre opere che si andavano facendo in diversi luoghi della città.
Nell'anno 1325 restaurandosi la fonte di piazza, una fonte dell'anno 1277, faceva lavorare la colonna
di pietra, sulla quale dovevano riposare due belle tazze di bronzo, donde l'acqua ricadeva abbon-

1 Della Valle, Storia del duomo di Orvieto. Roma,
Lazzarini, 1781, pag. 263.

2 Arch. del comune dì Orvieto, Rif. ad an. e. 121.

3 Giornale di erudizione artistica pubblicato a cura
della lì. Commissione conservatrice di belle arti nella

prov'ncia dell' Umbria. Perugia, Voi. II. fase. III. pa-
io na 58 e seg.

4 Milanesi, op. eit. I, 180.

3 Arch. del comune di Orvieto,- Rif. ad an. e. 75.
0 Milanesi, op. eit. I, 198.
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