Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA FACCIATA DEL DUOMO D'ORVIETO

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Ai 31 ottobre 1490 fu ordinata la copertura delle quattro colonne e di tutto il quadro sopra
alla facciata. 1 Ma nel 1506 questo lavoro era solamente cominciato nella prima colonna o pilastro.
Per condurlo a compimento fu in tale anno revocato il diritto dell'Opera di scavare marmi
nella tenuta di Parrano, come era solito per consuetudine antica, sulla proprietà dei conti di quel
castello. Ser Tommaso ridetto ci dà la notizia come fu cominciato il frontespizio nel 1513 con queste
parole: «Il frontespizio della facciata della chiesa di S. Maria d'Orvieto, cioè quello che sta sopra
alla facciata, e incomincia sopra quello basso, fu cominciato a componare e mettere su oggi che fu
venerdì a dì XIX del mese d'Agosto del MCCCCCXIII: dopo pranzo fu posta la prima pietra e in tal
mattina vi fu cantata la messa dello Spirito Santo. Et era carmerlengo della Fabrica Placido di Oddo
di Messer Romano ». Poco più oltre il diarista ne riparla così: « Il frontespizio di S. M. d'Orvieto,
cioè quello di mezzo alla facciata e in cima, quale era basso, fu incominciato del M.CCCCC.XIII
nell'ufficio del camerlengho della Fabrica, 3 anni continui, cioè dell'anno 1512, 1513 e 1514. Per ben
che le pietre principali fossero già state [preparate] già più di 40 anni, niente di meno nel tempo
del suo uffizio le fece mettere in opera e parte ne fece lavorare nel suo uffizio ». 2 II diarista ha
usalo qui la indicazione del frontespizio di mezzo « quale era basso ». Premetto che nel suo volu-
minoso diario da me trascritto per intiero con paziento costanza di più anni, spesso è trascurata
la lezione, la sintassi irregolare, oscuro il senso. Credo che qui con dire che « era basso » abbia
voluto significare non una costruzione già in piedi, ma quel tipo che si sarebbe dovuto eseguire sopra
disegni antichi; quel tipo che faceva apparire il frontespizio basso. Sospesane la esecuzione, ei si
pensò sopra più di 40 anni prima di mettere in opera i materiali; finalmente trovate le giuste
proporzioni mediante la giunta del frontone e la inclinazione del triangolo, e veduto che il
frontespizio non era più basso, fu solennemente inaugurato lo innalzamento.

Non già che si fosse dovuto demolire un frontespizio che era basso per rifarlo più proporzio-
nato, come si crederebbe da chi attribuisse l'elevazione del frontone allo Scalza in epoca ancora
più tarda. I documenti gettano molta luce sulla grave questione, che non resta più offuscata
da oscurità. Mentre i muratori edificavano, gli scalpellini scolpivano nel frontone, ripreso a lavorare
nel 1514 3, ma forse per poco, perchè nel 1520 l'Opera rinnovava consimile deliberazione di
proseguirlo, ordinando che gli scarpellini non avessero mai a mancare. 4

Nell'anno dopo furono obbligati a sospendere quello e altri lavori clic si andavano facendo
sotto la direzione di Michele di Giovanni di Michele detto il Sammicheli da Verona, capomaestro
della Fabbrica, per le molte spese che in quel tempo sopravvennero, fra le quali il contributo di
ottocento ducati d'oro all'opera di san Pietro di/' Roma per la quinta parte del castello della
Sala, feudo della Fabbrica, e le spese sostenute in curia per la ricupera del castello di Benano
legato dai Vitelleschi. 5 Di bel nuovo nell'anno 1530 si volle ordinata la prosecuzione: 8 e nel
1532 il frontespizio era finito, poiché trovo che vi si conficcavano sopra il fiorone e la croce. 7

Finalmente, quanto ai pilastri, ecco quello che dice lo stesso ser Tommaso parlando del camar-
lingo Placido di Oddo nel 1514: « Anche fece rifare e innalzare quella colonna ovvero frontespizio
di Là verso l'ospitale, quale era basso». Va inteso che quel pilastro mediano verso l'ospedale, di
basso che era, fu sollevato coll'innalzamento del frontespizio. E seguitando allude a tutta la costruzione
in alto: « E a dì XXVI del mese di maggio 1511 furono incominciale a tirare su in cima della chiesa
quelle pietre di marmo grosse lavorate già hongo tempo e incominciare a mettere in opera. E in
tal dì ci fu cantalo la me;sa dello Spirito Santo per memoria di tal cosa e a ciò chetale principio
d'esse pietre principali andassero con salute e buono effetto ». Per il pilastro, ancora nel 1533

1 Ardi, detto, Rif. 1484-1525; 1490, ottobre 31,
c. 212. Arch. detto, Rif. 1484-1527; 1506, luglio 4,
c. 439, 440.

- Arch. del Comune d'Orvieto, Diario di Sor Tom-
maso di Silvestro ad an.

3 Arch. dell'Opera Rif. 1484-1527; 1514, luglio 25,
c. 507, t.

I Arch. detto, Rif. 1484-1527; 1520, febbraio 9,
c. 527 t, 528; 1521, luglio 9, c. 581 t.

■' Arch. detto, Rif. 1484-1527; 1521, agosto 7, c. 585.

II Arch. dotto, Rif. 1527-1554; 1530, gennaio 21,
c. 70.

'• Arch. dotto, Cam. 1530-1536; 1532, gennaio 21,

c. 43.
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