Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LUCA BELTRAMI

Cosi allorquando si imbatte nei frammenti della chiesa di Aurona scoperti in Milano nel 1869,
alcuni dei qu ili bastarono per ricostituire quel capitello di pilone a l'ascio di colonne che ha
servito al Dal'fceiìì e al Selvatico per provare lo sviluppo della basilica lombarda a volta nel
secolo via, egli cerca di distruggere queste conclusioni col distinguere fra quei ruderi una parte
ch'egli attribuisce a scalpelli greci del secolo vili, mentre altri frammenti risalirebbero solo, a
suo avviso, all'epoca della ricostruzione della chiesa, e cioè al 1099, e non sarebbero che una imita-
tazione dei frammenti più antichi. Si trattava qui di un punto importante il quale meritava uno
studio accurato, perchè tale ipotesi poteva essere avvalorata dagli apprezzamenti più minuti sulla
qualità della pietra e sul metodo di lavorazione che dovrebbero risultare sensibilmente diversi
in frammenti ai quali si vuole attribuire un divario di epoca di oltre tre secoli e mezzo: ma il
Cattaneo si limitò a rilevare la diversità dei frammenti, senza darne però delle prove convincenti
pel lettore. 1

Riassumendo, la tesi dell'opera del Cattaneo, per quanto sagacemente e arditamente sostenuta,
non arriva ad escludere che il risveglio dell'arte indigena nei secoli vm e ix sia dovuto al-
l'azione diretta di tradizioni locali che hanno potuto conservarsi attraverso alla decadenza dei
secoli vi e vii. Non è altrimenti che con questa tradizione, latente ma pur sempre viva, che si

può spiegare la uniformità di maniera d'ornare che il Cattaneo rico-
nosce a Roma come nel Napoletano, nella Toscana, a Ravenna e nel
Veneto, e che nella Lombardia ebbe la maggiore forza d'estrinseca-
zione; e poiché nei numerosi avanzi di monumenti e nelle radicate tra-
dizioni della Lombardia le conclusioni del Cattaneo trovano un fiero
ostacolo da superare, così questi lo affronta risolutamente, scegliendo
per campo di battaglia il monumento lombardo più importante, la basilica
di S. Ambrogio in Milano.

erita quindi un particolare esame questa parte importante e decisiva del-
l'opera del Cattaneo.

Dal Puricelli (1045) al Dartein, e più recentemente al Landriani.
tutti quelli che hanno scritto diffusamente sopra questo monumento, hanno
assegnato all'arcivescovo Ansperto (808-881) la costruzione dell'atrio che
precede la basilica, col che hanno ammesso per il tipo cosi caratteristico
delle basiliche a vòlte, quella priorità di sviluppo in Milano che per se
(IORIO DI S. AMBROGIO IN MILANO s|essa giustiflca u titolo di architettura lombarda comunemente attribuito

a tal genere di costruzioni. Non sono però mancati gli scrittoli di opi-
nione contraria, e ai quattro che il Cattaneo ricorda, ed ai quali si associa, altri vennero ad
aggiungersi in questi ultimi tempi.

Chi volesse però giudicare la questione in base solo agli argomenti che furono addotti prò e
contro, non avrebbe così lacilmente modo di arrivare ad una conclusione. Certamente [ter chi
esamina attentamente il S. Ambrogio di Milano, può far meraviglia che un tipo di architettura
così completo e caratteristico quale si presenta nell'edifìcio in questione, rimonti sino al secolo ix,
giacché, ammettendo questo, si deve pure ammettere che l'architettura lombarda, in tutto il pe-
riodo non breve che si stende dal secolo ix al xn, non avrebbe spiegato nè una grande evoluzione
di forme, nò un sensibile progresso nella decorazione: ciononostante, ed indipendentemente dal-
l'impressione individuale che si può ricevere dal monumento, rimane sempre la necessità che
l'epoca da assegnare all'erezione dell'atrio di S. Ambrogio venga accertata da un documento scritto
mollo esplicito o, in mancanza di questo, da un serio complesso di osservazioni e di raffronti che

, . 1 Anche l'abate Ceruti nella sua memoria sulle an- strimoae 'teda chiesa alla fino dot secolo ix. La que-
tiche Mura milanesi di Massimiano (Torino, 1809), stione però attende ancora uno studio definitivo por
inclina a credere quei capitelli dell'epoca della rico- essere risolta.

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