Archivio storico dell'arte — 3.1890

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CRONACA ARTISTICA CONTEMFORANEA

primi passi pel doloroso sentiero della ritirata; e chiun-
que ne abbia vista soltanto una riproduzione per mezzo 1
della fotografia o della incisione, non può a meno di
restarne colpito e ricordarselo sempre, perchè l'opera
è assolutamente quella di un genio. Meissonnier lo
dipinse nel 1864, e ultimamente apparteneva al signor
Delahante.

Un bel giorno si presenta al sig. Delahante un
perito del quartiere dell'Opera, e di punto in bianco
gli offre mezzo milione, in contanti e subito, per il 1814
da lui posseduto e del quale, si noti bene, esistono
ripetizioni stupende che hanno esse pure un valore
grandissimo. Il sig. Delahante, abbagliato dalla splendida
offerta (e lo si sarebbe per meno) staccò il quadro dalla
parete e lo consegnò al perito. Questi a sua volta gli
contò un sull'altro 500,000 franchi in eccellenti biglietti
della Banca di Francia, e se ne andò col suo quadro.
Le poche persone, cui fu reso nòto il fatto, domanda-
vano maravigliate a se stesse a chi mai poteva esser
rivenduto dal mercante un quadro che egli aveva pagato
a cosi enorme prezzo ; quando si venne a sapere che
il 1814 era già stato da lui ceduto per la bagattella
di 850,000 franchi, con un benefizio realizzato in poche
ore di 350,000 lire! Ma è dunque un sovrano, si dirà,
l'acquirente ultimo del quadro? .... Niente affatto!
Lo ha comprato un signor Chauchard, di condizione
ex-direttore dei magazzini del Louvre, il quale, fatto il
conto al cinque per cento, avrà la soddisfazione di
pagare, fin che vive, un pò più di 116 franchi al giorno
la soddisfazione di ammirare appeso alle sue pareti, il
bel quadro di Meissonnier, una tela di 75 centimetri
per 49, 1' unica finora che abbia raggiunto, vivente il
suo autore, un prezzo così favoloso !

— Anche a Londra non si scherza circa il prezzo
dei quadri. Lord Radnor ridotto a dover trar partito
da tutto quanto di più prezioso possiede, ha manifestata
l'intenzione di porre in vendita tutta la sua galleria, la
quale possiede tre tele di valore eccezionale, cioè Gli
ambasciatori di Holbein, l'Ammiraglio Pulido Pareia
di Velasquez e un'opera di Moroni. Alcuni amatori stra-
nieri, chi dice americani e chi tedeschi, han fatto offrire
pei tre dipinti 50,000 lire sterline (la bagattella cioè di
1,250,000 fr.) e tale offerta ha risvegliato il pubblico
amor proprio degli Inglesi i quali han temuto un mo-
mento di dover perdere quei tre capolavori, poiché non
avevan somme in bilancio per potere lottare contro gli
offerenti stranieri. E ciò era per loro più doloroso, in
quanto che la National Gallery di Londra non posse-
deva alcun Holbein. I giornali quindi propugnarono su-
bito la istituzione di un Sindacato fra i più facoltosi
protettori dell'arte in Inghilterra per l'acquisto dei pre-
ziosi quadri e la loro conservazione all'Inghilterra. In
seguito a tale agitazione artistica lo Stato ha dichia-
rato di concorrere alla compra dei tre capolavori per
la metà della somma sopra notata : l'altra metà sarà
raccolta per sottoscrizione. Così la National Gallery !
avrà i tre quadri che vivamente agogna.

— Ma non è solo col vendere un quadro che si può
fare adesso un patrimonio in poche ore; basta il farlo
vedere al colto pubblico. Nella cronaca precedente dissi
già quanto aveva fruttato la semplice esposizione del-
l' Angelus di Millet a Nuova-York. La speculazione è
parsa buona anche a un tal sig. Vandermaessen, un
onesto industriale olandese, che, fattasi fare una copia
dell' Angelus, è andato a Rouen, e 1' ha messa in mostra,
mediante pagamento, facendola passare per l'originale
stesso, di ritorno dall'America. L'autorità pubblica pe-
raltro non ha apprezzata troppo la trovata dell'indu-
striale olandese, il quale s'è sentito piovere fra capo e
collo una condanna a due mesi di prigione e il seque-
stro del quadro.

A proposito di falsità ricorderò di volo che lo spac-
ciatore e l'esecutore dei falsi disegni di DétaiIle sono
stati condannati respettivamente a un anno e a tre
mesi di prigione, in conseguenza della frode perpetrata
a danno del sig. Iioning, secondo quanto esposi nella
precedente mia cronaca.

— Ho già nei mesi scorsi parlato delle cause pel-
le quali in questo anno si sono avute a Parigi anzi
che una, due esposizioni artistiche, dai francesi chiamate
Salons. Mi è impossibile in questa cronaca darne un
cenno, che per quanto sommario sorpasserebbe sempre
i limiti entro i quali mi conviene ristringermi; a noi
italiani basti il sapere che la nazione nostra vi fu am-
piamente e degnamente rappresentata dai più chiari
nomi della colonia artistica italiana di Parigi, e che
numerosissime sono state le ricompense accordate agli
artisti, nostri connazionali: lo che, se onora grandemente
il loro valore, onora non meno la cordiale ospitalità
loro accordata dagli artisti francesi.

— Anche a Berna ha avuto luogo la prima espo-
sizione nazionale svizzera di belle arti. E stata questa
come una prova tentata dalla Confederazione elvetica,
che sul proprio bilancio stanziò a tale uopo una sov-
venzione di 100,000 franchi. Questa prima esposizione
destinata a stare aperta dal 1° maggio al 16 giugno, è
stata fatta nel museo di Berna. Vi sono stati esposti
quattrocento lavori, dei quali una metà per lo meno
pregevole assai. Una Commissione federale, composta
di artisti rappresentanti di vari cantoni, sceglierà fra
questi lavori quelli che crederà degni di essere acqui-
stati dallo Stato, il quale ne arricchirà poi i pubblici
musei e i palazzi governativi.

— A Londra hanno avuto parimente luogo le con-
suete esposizioni estive, le quali peraltro non sembra
siano quest'anno riuscite molto notevoli. Ciò non toglie
che vi siano comparse varie opere veramente magistrali,
fra le quali una di Alma Tadema, Frigidarium, bellis-
sima scena dell'antica vita romana, e due di sir Fede-
rico Leighton, cioè la Musa tragica e il Bagno dì Psiche.
11 sig. Salomon ha esposto una Morte di Cleopatra,
nella quale ha dato prova della più grande abilità, sia
come disegnatore, sia come coloritore; il sig. Gow si
è fatto grandissimo onore con un quadro storico, Dopo
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