Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LA PITTURA MODENESE NEL SECOLO XV

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rischiata. Un altro modenese, purtroppo non nominato nel documento, prese parte nel 1499 alla deco-
razione del coro della cattedrale ferrarese insieme con Lorenzo Costa, col Boccaccino e con altri.
In quell'anno, nella sagrestia dell'Oratorio dell'Ospedale della Morte a Ferrara, certo Ludovico da
Modena pittore dipinse una danza macabra, 1 e i fratelli modenesi Giorgio e Maurelio de Sadochis
lavorarono per la Corte. 2 II nome di Maurelio pittore s'incontra anche in anni successivi, come
creditor della camera, per avere eretto al tempo delle nozze di Lucrezia Borgia archi trionfali,
sur uno dei quali stava un bove grande; ed anche si ritrova nell' anno di quelle nozze intento a
dipingere nella nuova chiesa, detta delle, Suore di Mortara, per Commissione della Corte, e altre
cose per questa dal 1502 al 1505. 3 Un altro pittore Corradino da Modena dipinse insieme con Gio-
vanni di Giacomo da Imola archi trionfali sotto i quali passò la figlia di papa Alessandro. 4 E a
Bologna a fianco di ferraresi s'incontrano pittori modenesi intenti a dipingere il magnifico palazzo
dei Bentivoglio 5 e allo studio del Francia e del Costa trovasi un Geminiano da Modena, un Zuan
Emili e Annibale dell'Er. 6 Se anche tutte queste notizie non esistessero e non ci dimostrassero come
l'arte ferrarese affluì a Modena, le pitture modenesi della seconda meta del quattrocento e delle
prime decadi del cinquecento ci attestano la derivazione delle loro forme da Ferrara.

Fiorivano a Modena nel quattrocento alcune famiglie nelle quali di padre in figlio si traman-
davano le tradizioni artistiche, e fra esse quegli della Azzi, dei Setti e degli Erri. A quest'ultima
appartennero Agnolo e Bartolomeo che dipinsero una tavola a caselle per l'oratorio della Com-
pagnia della Morte in Modena. Trasportata verso la fine del cinquecento a Cassano, nella montagna
modenese, pochi anni fa venne venduta dalla fabbriceria della chiesa, ed ora si conserva nella
Galleria Estense. 7

Il quadro con figure su fondo d'oro è diviso in tre parti: in quella di mezzo, sotto a un arco acuto
frastagliato, è rappresentata Y Incoronazione della Vergine. Dietro al trono di essa, vedonsi angioli
con le mani giunte e, con gigli, negli stalli d'un coro; su questo una tribuna con balaustrata ed un
gruppo d'angioli che cantano; in alto tre zone di alati cherubini. Nel compartimento di destra,
sotto a un arco binato, è dipinto san Geminiano che tiene la città di Modena sulle mani e sant'Andrea
Apostolo che addita la porta della città. Nel compartimento di sinistra, san Giovanni Evangelista
e san Giovanni Battista. Sopra all'arco di ciascuno dei tre compartimenti, sorge il coronamento, e
in mezzo a traversi girati con diverse curve ed inflessioni, stanno alcune figure entro a spazii
lobati. Nel mediano, la testa del Padre Eterno con fiero cipiglio, in quello a sinistra l'angelo Ga-
briele; nell'altro, a destra, l'Annunciata. Sopra ai coronamenti, s'innalzano tre cuspidi con archi
frastagliati, con foglie rampanti ne' contorni, con l'ornamentazione dello stile gotico della deca-
denza; nella cuspide di mezzo, vedesi dipinto il crocefisso, san Giovanni nell'altra di destra, la Ma-
donna in quella di sinistra. La predella, quasi per metà distrutta, presenta tre gotiche riquadrature
principali in correlazione alle tre parti del quadro, e sono divise tra loro da sporgenti pilastrini
rettangolari. Nelle tre riquadrature, in piccole figure, è espresso il Precursore in atto di battezzare
Gesù nella prima, nella seconda la Decollazione di san Giovanni, nella terza il Convito di Erode.8
Ne' pilastri che separano le due riquadrature laterali da quella del centro stanno due figure, la
Maddalena e sant' Orsola. All'estremità della predella, stanno due pilastri maggiori sostenenti da
ambe le parti un'altra piramide o torricciuola, e in queste, entro a due spazii arcuati, vedonsi san
Francesco che riceve le stimmate e san Pietro Martire. Ne' pilastrini estremi della predella che
sostengono le piramidi, tanto dall'uno che dall'altro capo, la testa della Morte. Questa testa non
ha relazione con le rappresentazioni del quadro, e non è, e non può essere che il segno distintivo

1 Cittadella, Documenti ecc., p. 84.

2 Id., p. 42 e segg. — Arch. sudd. Intrada dela exac-
toria de la eamara, 1502-1503, a c. 59, per resti del 1499.

3 Arch. sudd. — Conto generale de la Munition, 1502,
a c. 67. — Memoriale delle Fabbriche, 1504. FF, a c. 179,
per resti del 1502. — Libro delle partide, 1502, a c. 78
(14 Nov. 1502), 175 (15 Giugoo 1504), 190 (26 Nov. 1504).

4 Id. — Libro delle partide, 1502, a c. 17.

5 II Lermolieff ritenne che il Biancl.i Ferrari lavo-
rasse in quel palazzo, ma non ne fornisce prove di sorta.

0 Malvasia, Felsina pittrice. Bologna, m- dc lxxviii.

1 Venturi, op. sudd.

Due frammenti di una predella nella collezione
Diena a Modena mostrano una imitazione con varianti
della predella degli Erri, opera probabile di alcuno dei
seguaci.
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