Archivio storico dell'arte — 3.1890

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

biente religioso in cui vivevano, potevano, senza studio,
inconsciamente ritrarre nel modo più efficace, sebbene im-
perfetto, quegli atti devoti, quelle espressioni di teste e
quelle composizioni grandiose, ispirate'appunto dal misti-
cismo, se non loro proprio, di coloro che li circondavano.
Poscia l'arte non fu più, in questo senso, tanto spon-
tanea ed efficace.

Il ch.o autore dichiara in fine d'esser nel convinci-
mento che la grande arte italiana debba esser limitata
ad un ristretto numero d'anni, prima de' quali essa è
fredda, secca, incompiuta, dopo, corrotta, guasta, esage-
rata: e sta bene; ma per lui la grande e vera arte ve-
neziana comincerebbe coi Bellini e finirebbe col Gior-
gione, come se non vi fosse stato anche per l'arte vene-
ziana un momento in cui tutte le sue qualità risplen-
dettero in sommo grado, accolte insieme e poste in
mirabile armonia dal genio del Cadorino. Nò v'ha dub-
bio che, p. es., la Presentazione di Maria al Tempio
dipinta dal Tiziano, ed ora nell'Accademia di Venezia,
mostra meravigliosamante l'ingenua grazia delle opere
anteriori, unita a quella finezza e robustezza proprie
dell'arte matura, oltre le quali non è pivi possibile an-
dare.

Questo mi pareva di dover dire intorno al lavoro
di P. G. Molmenti, il quale, ripeto, è una sintesi larga
e buona di tutti gli studi finora usciti sull'arte veneziana.

E. A.

Gustavo Uzielli. Leonardo da Vinci e le Alpi. (Estratto

dal Bollettino dei Club-Alpino Italiano, voi. XXIII,

n. 56).

È un curioso contributo alla vita del sommo pittore,
al quale l'A., alla fine del suo opuscolo, vuol assegnato
un posto eminente fra gli alpinisti. Parlando dei varii
viaggi fatti da Leonardo nelle Alpi, egli inclina ad am-
mettere che abbia fatto una gita nel marchesato di Saluzzo,
attrattovi probabilmente dal desiderio di esaminare il
traforo del Viso fatto eseguire dal marchese Lodovico II;
tuttavia conviene riconoscere che le notizie che si tro-
vano nei manoscritti di Leonardo non bastano a con-
validare tale ipotesi. Con maggior sicurezza invece si
possono determinare le escursioni da lui fatte nelle re-
gioni vicine al lago di Como, avendo come punto di
partenza Lecco, fra altre nella Val Sassina, nella Val
d'Introzzo e nella Valtellina; ed a questo proposito lo
Uzielli raccoglie con gran diligenza le note e le osser-
vazioni fatte dal pittore in queste gite, fa ;endo anche
opportunamente notare gli errori in cui talora cadde.

E fra queste note è importante il passo, che l'A.
riporta per intero, in cui parla della sua ascensione al
Momboso, monte che 1' Uzielli, dopo aver discorso a
lungo della topografia e della cartografia' alpina prima
e dopo di Leopardo, propende, se non a identificare col
Monte Rosa, che ancor oggi nella Val Sesia ha quel

nome, per lo meno a ritenere come qualche alta vetta
del suo gruppo. Seguono alcune pagine in cui l'A. di-
mostra come per lungo tempo nel misurare le altezze
dei monti si commisero i più gravi errori, giustificando
per tal modo questi in cui ebbe a cadere il Da Vinci;
e termina il suo lavoro con un interessante capitolo
intitolato: Le Alpi e il genio di Leonardo da Vinci, in
cui esamina le varie cause che spinsero Leonardo a
studiare ed ammirare le Alpi: ragioni d'Ufficio, perchè,
come ingegnere di Lodovico Sforza prima e del Le di
Francia poi, dovette, per i lavori di canalizzazione del
Novarese, studiare e percorrere il Ticino e la Sesia
tanto iri piano che in monte; amor dell' arte e della
scienza che lo spin ;-eva a salire sui monti per studiare
il modo di dipingerli e la loro vegetazione e le loro
condizioni geologiche. Qui l'A. riporta parecchi passi
tolti da manoscritti di Leonardo, in cui si leggono le
più svariate e geniali osservazioni. « Da essi si rileva
che il pittore era per Leonardo un creatore. Quindi le
sue opere dovevano essere fondate, come i fenomeni
naturali, cioè come la natura animata o inanimata che
volevano rappresentare, sulle leggi fisiche e chimiche
eterne dell'universo. Non era guida al pensiero di Leo-
nardo, quel sentimento esclusivamente artistico che
dall' impressionismo rinascente di un Tiziano scende
fino al nervosismo decadente di un Manet; ma era
scopo di Leonardo fare una ricostruzione estetica fon-
data sopra i metodi dell'analisi scientifica ».

Seguono tre appendici, la prima contenente appunti
di Leonardo relativi ai viaggi da lui fatti nelle Alpi
della Lombardia, la seconda delle note sopra il tempo
necessario all'interrimento del Golfo Padano e del Me-
diterraneo, la terza la favolosa descrizione dell'ascensione
di Pietro III d'Aragona al Canigou nei Pirenei, quale si
trova nella Cronaca del Salimbene.

In fondo sono riprodotti in fac-simile sei frammenti
di carte antiche (dal 1120 al 1630) e una carta d'una
parte delle Alpi della Savoia e del ducato d'Aosta di-
segnata dal Needhan nel 1751.

C.

G. Uzielli. Sui ritratti di Paolo dal Pozzo Toscanelli
fatti da Alessio Baldovinetti e da Vittor Pisani

(Estratto dal Bollettino della Società Geografica
italiana, Giugno 1890).

L' A., accennato agli affreschi nella volta della Ca-
mera, detta di Cosimo il Vecchio, nel Palazzo Vecchio
in Firenze, ove dovrebbe trovarsi, secondo egli suppone,
riprodotto dal Vasari il ritratto che Alessio Baldovinetti
fece di Paolo Toscanelli, passa a raccogliere le notizie
che si hanno intorno alla medaglia gettata dal Pisanello
in onore del sommo geografo e astronomo fiorentino.
Le raccoglie con grande diligenza, e certo esse torne-
ranno utili per ricercare la medaglia, dato ch'essa an-
cora si trovi in qualche luogo. Noteremo però che non
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