Archivio storico dell'arte — 4.1891

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IL TABERNACOLO CON NICCHIA PER LE ABLUZIONI

(la Tergine incoronata, col Bambino, e tra due santi e numerosi fedeli) è generalmente classata
al periodo della sua attività che corre dal 1470 al 1480, e presenta, è vero, caratteri stilistici di
notevole analogia con questo lavabo. La libertà di movenza del Bambino s'addice colla naturale
e sciolta posa del Bambino del lavabo ed il tipo leggiadro e soave ha ancora maggior analogia
con quello dei due putti della cornice. Gli angioli che tengon (nella pala) la corona sospesa sul
capo della Tergine corrispondono abbastanza nel fare a quelli che adorano il Bambino nella lu-
netta del lavabo. 11 partito generale delle pieghe nella pala ha stretta affinità con quello della
lunetta del lavabo. Però, che quella pala sia proprio di Andrea non è punto accertato e se pas-
siamo alle opere certe di Andrea in epoca meno lontana dal 1520, troviamo caratteri diversi.
Così nella lunetta della porta maggiore della cattedrale di Prato, che è dell'anno 1489, abbiamo
nella Madonna e nel Divin Figlio un fare di gran lunga più largo, e nei tipi, e nelle fattezze, e
nel panneggiare, e così appare pure con tutta evidenza nell'altra lunetta di Andrea sulla porta
del duomo di Pistoia (1490) e più ancora in quella che conservasi in Firenze nell'opera del
duomo, nella sala degli archivi: la Beata Tergine col Figlio, fra due angioli adoranti (1490).
Qui l'identità del soggetto permette un maggior confronto che dimostra all'incontro tipi di visi
larghi, grandiosi; atteggiamenti assai più sciolti; pieghe più larghe e più vicine al vero. Nel-
l'arte delle opere certe di Andrea ora ricordate, si estrinseca uno stile che corre assai vicino a
quello di Iacopo dalla Quercia e di Benedetto da Maiano. Nella lunetta del lavabo invece, tra
i tentennamenti dell'artista o giovane od incompleto, appare invece un'arte assai più vicina a
quella di Mino da Fiesole e di Desiderio da Settignano.

Tediamo ora qualche opera del figlio suo Giovanni, al quale, quando la questione della data
fosse bastevole prova, il lavabo di San Niccolò di Prato s'addirebbe meglio. Dello stesso anno 1520
abbiamo una composizione grandiosa di Giovanni Della Robbia, il tabernacolo che conservasi an-
cora a Firenze in via Nazionale e che è detto delle Fonticine. Questa ricca opera, strabocche-
vole per la profusione dei colori, e l'altra opera pur di Giovanni, in Monte Oliveto Maggiore
presso Siena, un bassorilievo in cotto invetriato, rappresentante la Tergine col Bambino, inco-
ronata da due angioli, ci appalesano un artista già formato e con caratteristiche assai diverse di
quelle dell'autore del lavabo di San Niccolò. Giovanni si curava poco dello stile ; creava la sua
composizione e poi procedeva per l'esecuzione collo studio diretto dal vero senza quel lavorio in-
terno di assimilazione e poscia di produzione di opera profondamente elaborata. Tant'è vero che,
mentre nel suo complesso il tabernacolo delle Fonticine è lavoro meno grazioso, ma più perfetto,
più omogeneo del lavabo di Prato, il confronto gli torna sfavorevole per il Divin Bambino che
è assai meno disinvolto, di stile assai men puro, di espressione assai meno nobile ed elevata.
Le pieghe in questo gran tabernacolo hanno maggior naturalezza e varietà perchè studiate dal
vero direttamente. I tipi dei visi sono sottili, tendenti all'acuminato nell'ovale inferiore e nel
ricorrere verso il mento; le palpebre sottili e il taglio degli occhi lungo; lungo pure il taglio
della bocca che ha eziandio labbra sottili, cosicché nello sguardo e nel sorriso leggermente ac-
centuato appare una derivazione, uno studio dei tipi di Antonio Rosellino. Questi caratteri lo
avvicinano assai più alla gran pala della chiesa dell' Osservanza presso Siena (la incoronazione
della Tergine, attribuita ad Andrea), nella quale è più probabile che egli abbia coadiuvato il padre
suo, che non nel lavabo di Prato.

Rimane ancora da osservare il sistema della coloritura. Le opere certe di Andrea sono
bianche su fondo azzurro, una vera parsimonia che ridonda tutta a vantaggio della grandiosità
e purezza dell'opera. Quelle di Giovanni, deficienti nello stile, sovrabbondano di coloritura e
sono inquadrate da cornici cariche di particolari dai colori svariati e vivaci. Il lavabo della sa-
grestia di San Niccolò tiene un posto di mezzo tra quelle due maniere ; vi concorrono parecchi
colori, ma sono ancora limitati alle parti accessorie e specialmente riservati alla ricca cornice.
Non v'ha quindi sotto questo aspetto maggior ragione di ascriver l'opera alla bottega di Andrea
piuttosto che a quella di Giovanni Della Robbia.

Ilo ricordato più sopra la pala di Santa Maria in Grado in Arezzo ed ho espresso il dubbio
che possa essere di Andrea; così parmi pur poco probabile che sia di questo artista la pala del-
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