Archivio storico dell'arte — 4.1891

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

Franz Wickiioff — Die iialienischen Handzeichnungen der
Albertina, I. Theil: Die venezianische, die lombard-
ische und die bolognesische Schule (Jalirbuch der
kunsthistoriscJien Sammlungen des allerii. Kaiserhau-
ses, XII. Band, 1891).

Da quando l'insigne critico italiano che nascondeva
il suo nome sotto quello di I. Lermolieff si volse nel
modo più deciso allo studio dei disegni, la costante
osservazione dei medesimi divenne una condizione ne-
cessaria per tutti coloro i quali vogliono acquistare una
chiara idea non solo dell'origine e dello svolgimento
di un singolo lavoro, ma principalmente dello spirito
di un artista. Troppo spesso però ci è molto difficile,
se non impossibile, il soddisfare a tale condizione, giac-
che presentemente ci manca ancora ogni rassegna anche
delle più grandi collezioni, e perfino in quelle di cui
esistono dei cataloghi, essi sono per noi di poco valore,
perchè compilati senza alcuna base critica. Pochissimi
i casi in cui siamo in grado di formarci un giudizio
sulla relazione fra uno od un altro disegno, per tacere
dell1 imbarazzo in cui ci troviamo quando si tratta di
decidere la questione se si debbano considerare come
progetti o come semplici copie di un'opera già ese-
guita.

Quanto si è detto si verificava finora anche per la
ricca ed importante collezione Albertina in Yienna. Nei
lunghi anni in cui la studiò, il Wickhoff ebbe occasione
di imparare a conoscere meglio di qualunque altro i
disegni che vi sono raccolti, di confrontarli e di divi-
derli in gruppi, giungendo così a parecchi risultati, che
sono di grandissima importanza per la storia dell'arte
italiana. Piuttosto che pubblicare separatamente questi
risultati, egli decise di farli uscire nella veste di un
catalogo critico generale dei disegni italiani della col-
lezione, essendo pienamente convinto, come egli stesso
accenna nella prefazione, della necessità di un tale ca-
talogo; e di questa decisione gli saranno senza dubbio
gratissimi tutti coloro che dànno importanza allo studio
dei disegni.

Nella citata introduzione, dopo aver brevemente ac-
cennato all' incremento dato allo studio dei disegni in

Yienna ed alle singole collezioni private che in conse-
guenza di ciò si fondarono, l'A. ci indica innanzi tutto
i punti di vista da cui egli vuole considerati i disegni,
e con un colpo solo ci mette nell' unica vera posizione
che si deve prendere innanzi ad essi, ponendoci in guar-
dia contro pregiudizi ed errori invecchiati.

Cominciando dall'opera del benemerito P. J. Mariette,
i cui frutti d'importanza veramente scientifica si videro
poi nel lavoro del Bartsch intitolato Peintres-Graveurs,
il Wickhoff ci mostra come l'esempio di quel sagace
conoscitore destasse nella nostra città la passione dello
studiare e del raccogliere disegni, e tanto grande fu lo
zelo di molti e fini amatori dell'arte, che, dopo Parigi,
ed eccettuata naturalmente Firenze, nessuna città del
continente possiede una collezione di disegni così im-
portante, non solo per il numero, ma anche per il va-
lore intrinseco, come l'Albertina di Yienna. Giacche dal
Mariette, al quale l'osservazione delle incisioni con cui
si riproducevano le grandi opere di pittura era uno sti-
molo continuo a risalire agli studi preparatori dei mae-
stri, il cui risultato erano i lavori d'arte, s'era imparato
a considerare una collezione di disegni come comple-
mento necessario d' ogni raccolta d'incisioni ; e quelli
che una volta s'erano raccolti nelle più importanti col-
lezioni private, trovarono in seguito stabile posto nel-
l'Albertina.

Per determinare poi con precisione quali criteri egli
segua nello studiarli, il Wickhoff, prima di esaminarli
da vicino, mette anzitutto in chiaro che cosa dobbiamo
intendere per un disegno originale, che cosa per una
falsificazione, combattendo in primo luogo l'opinione ri- .
petutamente espressa dal noto critico italiano in prin-
cipio nominato, che, cioè, nelle grandi collezioni i di-
segni autentici sono in proporzione di un decimo e che
gli altri nove decimi sono falsi. Se egli, scrive il Wick-
hoff, intendeva soltanto di dire che nelle collezioni più
antiche c' è una grande quantità di disegni che por-
tano un falso nome, si dovrà in ciò convenire, limitan-
dosi però al secolo xv ed alla prima metà del xvi; per
l'epoca posteriore invece la proporzione dovrebbe essere
precisamente contraria. Difatti i disegni smarriti non sono
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