Archivio storico dell'arte — 4.1891

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RECENSIONE E CENNI BIBLIOGRAFICI

fanciullo, è un disegno originale di Federigo Baroccio.
A Francesco Guardi non è ascritto nell'Albertina che
un solo disegno, però originale, eseguito in penna con
ombreggi grigi, rappresentante VIngresso dell'Arsenale
di Venezia. Meglio ancora si sta coi disegni del Palma
giovane, giacche ai suoi trentasette disegni se ne de-
vono aggiungere altri sette, fra i quali il più bello che
di lui si conosca, una Deposizione, che si trovava sotto
il nome di Tiziano. D' altra parte si trovarono anche
disegni d'artisti dei quali prima non si riteneva che ne
esistessero di originali: per esempio si trovarono sotto
il nome di Tiziano i disegni del Tiepolo. A quello giu-
stamente attribuito agli ultimi anni del Romanino venne
ad aggiungersi lo stupendo studio a matita rossa che
ammiriamo nella tavola 8 sotto il nome del Guercino.
Dei quattro disegni ascritti a Sebastiano del Piombo
nessuno è suo; ma viceversa gli appartiene un disegno
a penna con due belle teste di donna, di cui è data
la riproduzione, e che porta il nome del Peruzzi. Di
grande importanza è anche la scoperta dei notevoli di-
segni di Federico Zuccari per la cupola del duomo di
Firenze, che il AVickhoff trovò sotto il nome del Por-
denone ; e mentre si constatò che dei quindici disegni
attribuiti a quest' ultimo nessuno è originale, si trovò
invece sotto il nome di Biagio Pupini un foglio che da
una parte porta lo schizzo del famoso dipinto del Por-
denone, rappresentante la Disputa di santa Caterina,
che si trova a Piacenza; dall'altra parte, il primo ab-
bozzo della pala d'altare che vedesi accanto al detto af-
fresco. Il Wickhoff riconobbe poi come lavoro del Fran-
cia il bel Giudizio di Paride ascritto al Mantegna, ed
una rappresentazione delle costellazioni che finora si
riteneva di Masaccio, mentre d'altra parte si trovano
sotto il nome di Gentile Bellini i begli studi di ritratti
di Francesco Bonsignori. Di dodici disegni attribuiti ad
Antonio Canale non sono originali che tre, fra cui però
si trova la bellissima Veduta della piazzetta di Venezia
(tavola Y). Una serie di fogli con vedute di isolette
presso Venezia, che pure gli si attribuiscono, sembra
al Wickhoff di un autore in relazione con Bernardo Be-
lotto, fra i cui disegni trovasene, viceversa, uno origi-
nale di Antonio Canale, rappresentante un giardino.
Nella tavola III 1' autore ci presenta il bel disegno che
porta il nome di Paris Bordone, ma che in realtà ò un
abbozzo di Giulio Campi per la pala dell' aitar maggiore
in San Sigismondo presso Yerona. Col nome del Campi
stesso si trova un abbozzo di puttini e di animali (ta-
vola Yl), con i quali 1' artista adornò un pilastro della
suddetta chiesa, ed una antica copia degli angeli librati
in alto con la croce, che Camillo Boccaccino dipinse
nell' alto dell' arco del presbiterio ivi ; inoltre, sotto il
nome di Polidoro Veneziano, David ed un profeta, di
mano di Giulio Veneziano, che si vedono dipinti da
quest' ultimo con qualche variazione nella stessa chiesa.
Ne dobbiamo passare sotto silenzio due disegni interes-
santi per il loro argomento e di cui l'autore ci dà la

riproduzione; l'uno di essi, ascritto a Paris Bordone,
contiene studi di due uomini caduti, ed è secondo 1' au-
tore una copia d'un collega di Tiziano da una sottopit-
tura in chiaroscuro di questo maestro; l'altro è il di-
segno originale di Lorenzo Tiepolo per il ritratto di
Goldoni, che Marco Pitteri incise nel primo volume
delle Opere del Goldoni, pubblicate in Venezia dal Pa-
squali nel 1761.

Con ciò credo di poter chiudere 1' enumerazione dei
più importanti ritrovati del Wickhoff; però il suo ca-
talogo critico non potrà essere apprezzato nel suo pieno
valore se non da chi, con questo alla mano, esaminerà
e studierà i disegni da vicino. Per ragioni di spazio
non posso che far breve accenno alle tavole che lo ac-
compagnano; basta però darvi uno sguardo per convin-
cersi della loro perfezione.

L'opera del AVickhoff, quale ci sta innanzi, ha dato
un potente impulso alla conoscenza ed allo studio dei
disegni. Costruendo sulle basi poste dal Morelli, egli ha
apportato alla storia dell'arte una serie di risultati che
getteranno nuova e viva luce nei molti punti oscuri che
pur troppo ancora vi si trovano. Mi sia lecito pertanto,
oggi che il Morelli è morto, vedere in questo nuovo libro
una splendida prova dei grandi meriti che quest' uomo
così perseguitato ebbe per la nostra scienza, un'opera
che significa la continuazione di un sistema che fa del
Morelli uno degli scopritori di nuove vie nella storia
dell'arte, di un sistema la cui giustezza è dimostrata
più di tutto dagli errori stessi del Morelli, perchè egli
vi cadde soltanto allora, quando abbandonò la via da
lui stesso indicata.

He rmann DoLLMAYR.

Ottavio Varaldo — Un inventario della Masseria del
duomo di Savona (anno 1542) per Agostino Abati. —
Savona, Bertolotto e C., 1891.

Un frammento dell'inventario era stato già stampato
dal prof. Alizerì nell'opera: Notizie dei professori del
disegno in Liguria dalle origini al secolo XVI (Genova,
1870), traendolo dalle Memorie di Savona, codice auto-
grafo dell'università di Genova (E. iv, 5). L'autore lo
riproduce integralmente, ma senz'alcun commento. Non
sarebbe tornato inutile l'aggiungere qualche nota di-
chiarativa intorno al tesoro, che conteneva cospicui doni
di Giulio II e dei cardinali Spinola e Marco Vegezio,
come intorno a parole usate nell inventario del 1542 e
e di cui si è perduto l'uso.

0. M.
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