Archivio storico dell'arte — 5.1892

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altrove qualcuno potrà trovar notizie del nostro artista, di cui è spiacevole non poter seguire le
vicende, ora che i lavori fin qui accennati davano speranza di vederlo arrivare a maggior altezza-
L'ultima sua opera nota fu eseguita nel 1539: non si dimentichi che precisamente l'anno dopo
Cherubino fece il suo viaggio da Roma a Reggio. Avrebbe mai il nostro artista, tentato dalle
lusinghe del fratello, che stava presso la corte papale, lasciata la città natia per la città dei
papi? Non è impossibile; e nella speranza che qualche altro possa metterci sulla traccia di altre
notizie sue, aggiungo l'altro poco che mi fu possibile rinvenire di lui. Nell'anno 1546 le carte della
Zecca di Reggio ce lo mostrano di nuovo al lavoro per la Zecca stessa, nella quale incominciò
coli'essere saggiatore e arrivò man mano al grado di soprastante. La Zecca di Reggio, uno dei
pochi avanzi delle libertà comunali, dipendeva dal Comune, che dandola poi a periodi in loca-
zione, ne ritraeva una rendita. Al buon andamento di questo ramo del pubblico servizio veglia-
vano, anno per anno, i deputati o soprastanti alla Zecca (Superstites cichae), fra i quali erano
un dottore in leggi, un notaio, un mercante e un cittadino esperto. I deputati venivano nomi-
nati dal Comune stesso ed avevano l'ufficio di fare il contratto di locazione della Zecca e di
nominare gli assistenti che stavan presenti quando si battevano le monete. Dal conduttore della
Zecca (conductor cichae) dipendevano poi i maestri di zecca o zecchieri. Gli assaggiatori invece
venivano delegati dai soprastanti a fare le prove, delle quali davano ogni volta una breve re-
lazione scritta, e in proporzione del lavoro eseguito venivano rimunerati dal Comune.

Nell'ottobre del 1547 il Parolari è temporaneamente assente da Reggio e in sua vece fa
saggio Gaspare Scaruffi.

Nel 1549, essendo sorti dubbi sul valore degli scudi reggiani, che a Bologna diminuivano
di valore, i sovrastanti alla Zecca danno l'incarico al nostro artista di recarsi in quella città
a giustificare tale valore. 11 mandato di pagamento non gli fu fatto che l'anno dopo, come ri-
sulta dal registro dei mandati del Comune per l'anno 1500. In questo stesso anno il Parolari
eseguì i marchi o pesi da servire per modello, uguali a quelli di Bologna: un esemplare dei
quali, per ordine degli anziani, fu depositato nell'Archivio. 1 Nel 1551 finalmente M.r0 Francesco
fa parte dei soprastanti alla Zecca reggiana, come rilevo dalle citate carte.

Già 1' artista incominciava ad inoltrarsi negli anni e quando, nel 1553, il grande Pasto-
rino venne a Reggio, vi conobbe il Parolari al principio della vecchiaia, e tale lo ritrasse
nella sua medaglia. La quale ci prova che i due artisti si conobbero e strinsero amicizia. Ser-
vizio maggiore il grande senese non poteva rendere all' artista reggiano, di quello di ritrarne,
a ricordo perpetuo, la imagine, ritornata oggi, dopo tanto tempo, a Reggio, dove sarà gelosa-
mente custodita tra gli oggetti che ricordano glorie paesane e nomi illustri.

Francesco l'arolari visse ancora qualche anno, partito Pastorino, e forse eseguì altri lavori.

Nel 1557 1' artista si sentiva sul termine della vita, ed era corpore languens. Ciò si rileva
dal suo testamento, in data 9 luglio 1557, 2 col quale lasciò usufruttuaria dei propri beni la
moglie Giovanna Galingani, disponendo che alla di lei morte passassero in eredità al Monte di
pietà di Reggio. Il che prova che esso non lasciò figli.

Da detto testamento riporto il seguente codicillo, aggiunto l'anno dopo, da cui si rileva che
l'artista possedeva ancora bottega ed utensili, i quali lasciò in ricordo a Domenico di Nicola Paioli,
forse suo allievo, come fa supporre l'importanza cui il maestro annette ai ferri dell'arte sua:

In Cristo nomine amen, anno Circoncisioni* eiusdem millesimo quingentesimo quinquagesimo octavo
indietione prima die vigesimo primo Mai Magister Joannes Franciscus fìlius quondam magistri Baptiste
de Sforzanis alias de Parolariis Oivis Regini ibi praesens Sanus Pei grati a mente, sensu, et Intellectu
licet corpore languens per presentes suos codicillos legavit Dominico fi 1 io Nicolai de Maiolis civi et
Ferrano Regiensi queoumque instrumenta utensilia ac mobilia cuiuscumque generis et nomini* sint de
juribus ipsius codicillatoris sita in appotheca in qua dictus Codicillator hactenus se exercuit in vicinia

1 Arch. coni. oit. Rif. 1550, c. 88, r. pie, Santo Monte di Pietà, eredità devoluta; anno 1557,

~ Archivio generale provinciale di Reggio. Opere !) luglio.
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