Archivio storico dell'arte — 5.1892

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MISCELLANEA

mali fra questa e gli « Huomini singhularj » — ar-
riva, egli pure, alla conclusione suaccennata. 1

Un esame attento della scrittura in discorso,
pertanto, ha fatto nascere in noi qualche dubbio
Bull'incontestabilità dell' opinione degli eruditi testò
nominati, dubbi che ci proponiamo di sottomettere
al giudizio e alla decisione degli studiosi le cui in-
dagini tendono a schiarire le fonti per la storia
degli artefici fiorentini del Quattrocento. Prima di
esporre, però, i nostri argomenti in proposito, sarà
mestieri stabilire 1' epoca precisa in cui fu compo-
sto il nostro scritto.

L'autore di esso paro non abbia avuto l'in-
tenzione di raccogliere notizie se non sui chiari
uomini i quali, quando egli scriveva, non erano
più in vita. Ciò si deve non solo inferire dal nu-
mero ristretto di coloro eh' egli ha riunito nel suo
scritto, non facendo menzione di tant' altre cele-
brità fiorentine dello stesso tempo, come p. e. di
Ang. Poliziano (f 1494), di Marsilio Eicino (fi 491»,
del Yen-occhio (f 1488), di Doni. Ghirlandaio
(f 141)4), di Ant. Poliamolo (f 1498), di Al. Hotti-
celli (f 1501), di Lion. da Vinci (f 1519), e via di-
cendo; ma viene addirittura messo fuor di dubbio
dal fatto, che già al tempo in cui 1' autore, nel 1466
(come ce lo dice egli stesso nella seconda sua po-
stilla surriprodotta), copiò la Vita di Carlo Ma-
gno, e perciò certamente prima che cominciasse
a scrivere gli « Huomini singhularj », quasi tutte
le persone enumerate erano già morte (Marsi-
gli f 1393, Brunelleschi f 1446, L. Bruno f 1444,
Jac. da Scarperia f dopo il 1410, Gian. Manetti
f 1459, Poggio f 1459, Donatello f 1460, Ghiberti
e Era Angelico f 1455, Masaccio f 1428, Bart.
Lapacci f 1466). Ed anche riguardo alle tre che
pel 1466 erano ancora in vita, cioè Era Filippo
(f 1469), Uccello (f 1475) e Luca della Robbia
(f 1482), l'autore nella notizia sul primo dice
espressamente che era già morto quando questa fu
scritta ; ed in quella sul terzo, che è 1' ultima della
sua opera e perciò probabilmente composta poste-
riormente alle altre, aggiungendo al nome di Luca
le parole: «che si disse della Robbia» implicita-
mente ci fa sapere altrettanto, sicché con que-
st' ultimo dato si arriva all' anno 1482 come ter-
mini; più antico della composiziono del nostro
scritto. Ma questo termine già fissato dai due eru-
diti clic si occuparono di osmi, si dovrà, a quanto
ci pare, portare innanzi di qualche anno. Poiché

1 ('. l'iti:v. I. r.. pp. xiv i' xv, e (ì. Mii.anksi, I. e, p. x.

! parlando l'autore della morte di Fra Filippo Lippi,
accaduta a Spoleto, aggiunge che egli ivi «è Bop-
pellito con onore assai». Ora, sappiamo dal rac-
conto del Vasari clic quando Lorenzo de'Medici,
due anni dopo la morte del pittore, passando per

I Spoleto, chiese ai Spoletani la sua spoglia mortale

| per farla seppellire nel duomo di Firenze, questi
gliela negarono, allegando che mentre i Fiorentini
abbondavano in uomini famosi, essi ne avevano
carestia, e perciò ne volessero serbare almeno que-
st' uno. Però non si affrettarono di onorar la sua
memoria, sicché Lorenzo diciannove anni dopo la
sua morte, nel 1488, s'indusse a fargli erigere dal
suo figlio Filippino Lippi nel duomo di Spoleto il
monumento sepolcrale che vi si vede ancora oggi.1
Se, ora, l'autore degli «Huomini singhularj» di-
scorre de' grandi onori con cui Era Filippo fu se-
polto a Spoleto, bisogna che noi connettiamo que-
ste sue espressioni coli'onoranza alquanto tardiva
resagli dal Medici (perchè davvero per 1' innanzi
dagli Spoletani niente affatto era stato attuato che

' meritasse questa denominazione), e bisogna che per
conseguenza mettiamo il termine della composizione
del suo soritto sia nell'anno 1488, sia poco dopo,
allorquando la memoria del fatto testé accennato
era ancora t„nto viva a Firenze, che l'autore cre-
dette dover farne espressamente menzione nella sua
notizia su quel!' artefice.

Esiste una raccolta di brevi notizie sugli arti-
sti principali fiorentini del Trecento e Quattro-
cento, poco anteriore agli « Huomini singhularj »,
ed è il capitolo intitolato: « Fiorentini excellenti
in pictura et sculptura» del Proemio di Cristoforo
Landino, premesso al celebre suo Commento sopra
la Divina Comedia, stampato nel 1481. Dal raf-
fronto delle due opere però viene chiarito che la
posteriore, in quelle parti che corrispondono a sog-
getti svolti pure nella anteriore (cioè per quanto

I riguarda le notizie sugli artefici del Quattrocento)
è affatto indipendente di quest' ultima.

Avendo cosi fissato con precisione sufficiente la
data dell'origine del nostro scritto, ci volgiamo
alla questione del suo autore. In quanto ad essa,
per dirlo dal bel principio, non siamo in grado di
decidere con assoluta certezza, se esso sia stato
composto dal Manetti sle>so, o soltanto da lui co-
piato nel suo codice miscellaneo dall'originali' il'mi

1 Y isari Milanesi, II. 629, e III. 467; e Cbowi e Ca-
valcaseli^, Sturin della pili urti ilnl in mi, odi/., tedesca,
t. Ili, p. 190.
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