Archivio storico dell'arte — 5.1892

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I MONUMENTI FUNEBRI DELLA TORRE E CASTIGLIONI

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senatore, benché mancante di data nella relativa epigrafe, fu posto nella chiesa delle Grazie
poco dopo la sua morte nel 1495, e che a quell'epoca il Busti, nato nel 1483, aveva poco
più di dodici anni, citandosi del Busti come suo primo lavoro il monumento a Lancino Curzio
del 1512.

Ciò valga a dimostrare quanto sia necessario di riassoggettare alla stregua di una più severa
critica anche i giudizi passati fin qui indiscussi intorno ad opere e monumenti del passato, valen-
dosi di ponderati giudizi d'arte per compulsare poi libri e documenti storici comprovanti, laddove
facciano difetto altre sicure attestazioni.

E, per vero, anche in pura linea d'arte, una notevole differenza fra il Busti, cui può essere
avvicinato il Fusina, e l'Omodeo riscontrasi nel carattere stesso della scultura, più rude, ma
realistico nell' Omodeo, e più gaio, più elegante, ma tendente al manierato nel Busti, quando si
faccia eccezione per la bella statua di Gastone da Foix, che è un vero capolavoro anche per la
semplice e maschia concezione.

Ora, nel monumento a Branda Castiglioni, questo carattere di realismo artistico appare non
solo nella testa in profilo del defunto, che ha tutta l'evidenza d'un ritratto, ma anche nei fiorami
ornamentali che adornano il monumento. Nelle due lesene laterali quell'ornamentazione consta
di un tralcio d'edera che sale tortuosamente lungo la lesena con fogliette per parte triangolari
quali le vediamo nei rami non fioriferi di quell'araliacea, in parte semplici, massime laddove si
staccano le ciocche di frutti granucolari. Nella lesena di destra quel tralcio d'edera esce, per non
so qual bizzarria, da una conchiglia a volute.

Anche nella fascia decorativa che gira intorno al timpano semicircolare, nel cui mezzo sta il
ritratto del Branda, tenuto da due mostri pisciformi dalle sembianze umane, che ricordano i maschi
tratti del Caradosso, i fiorami che vedonsi tra i vari scomparti sono diversi alquanto l'uno dal-
l'altro, vedendovisi tra le solite palmette anche raggruppamenti di foglie di primulacee.

Riassumendo pertanto il fin qui detto, su entrambi i monumenti, possiamo concludere :
Rimanere escluso che il monumento Torriani e quello a Branda Castiglione nella cappella del
Rosario di Santa Maria delle Grazie in Milano, siano da attribuirsi il primo a Tommaso da Caz-
zaniga, e il secondo al Busti. Mancano al riguardo documenti attendibili ed anzi ragioni arti-
stiche pel primo ed una palese contraddizione circa l'età dello scultore pel secondo contraddi-
cono recisamente il giudizio fin qui accettato circa l'attribuzione di quelle opere d'arte ai due
scultori precitati.

Doversi ritenere invece, che pure in mancanza di un preciso documento diretto, sia da con-
siderarsi sufficiente per ascrivere entrambi quei monumenti a Gian Antonio Omodeo la notizia
venuta in luce indirettamente fra le carte Bottigella di Pavia, accordandosi mirabilmente quel-
l'attestazione colle risultanze dell'esame critico, in linea d'arte, di entrambi i monumenti.

Certamente siffatte conclusioni, che il tempo e nuovi studii potranno avvalorare maggior-
mente, non danno troppo favorevole testimonianza dei giudizii in materia d'arte, spesso accettati
come indiscutibili sulla sola autorità di chi li espose, e infatti fu misconosciuta per anni ed
anni in questa stessa Milano, di cui Gian Antonio Omodeo, pel lungo soggiorno e per gli onori
avuti poteva dirsi insigne cittadino, oltre alla pietra tombale Castiglioni, un'opera di tanto pregio
artistico qual è l'urna Della Torre nella chiesa delle Grazie, che preludeva alle opere ancor più
venuste compiute dall' Omodeo per le famiglie Borromeo nella basilica Naborsiana ed a San Pietro
in Gessate.

Una sorte consimile toccò del resto anche ad altro monumento eseguito dall' Omodeo nel
1482 per la chiesa di San Lorenzo dei Monaci Olivetani di Cremona, e cioè per l'urna quadri-
lunga di marmo bianco, sostenuta da sei colonnette e con sei bassorilievi, destinata a ricevere
le ossa dei santi martiri Mario e Martha, che incontrarono la morte per la fede cristiana sotto
l'imperatore Claudio nel 271.

Di quel monumento, che il Zaist dice d'una maniera ben condotta e degna veramente d'es-
sere in singoiar modo menzionata, non avanzano ora che i bassorilievi inclusi nei pulpiti della
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