Archivio storico dell'arte — 5.1892

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gallo egli narra che, eletto papa Giulio II (1503), Giuliano fu fatto esecutore delle sue prime
fabbriche, innanzi la venuta di Bramante; 1 e prosegue che, mentre Giulio II stava discutendo
della sua sepoltura e del luogo dove porla, capitò in Roma Bramante.... il quale tornava di
Lombardia; 2 e Bramante avrebbe trovato già in Roma Raffaello, mentre altrove riferisce che
proprio lui ve lo avrebbe fatto venire. Ciò protrarrebbe di parecchi anni la sua venuta; ma non
è da far caso di queste contraddizioni del Vasari, seppure, fondandosi su quel tori/ara, non si
volesse tentare di mettere d'accordo i due passi. Certo è ch'egli era a Milano ai 2 dicembre 1498, 3
e non può dubitarsi che restasse là fino alla caduta di Lodovico il Moro, cioè al settembre 1499;
e, d'altra parte, nel 1502 egli aveva già eretto in Roma il tempietto a San Pietro in Mon-
torio. Essendo perciò, come da tutti è ammesso, venuto a Roma sul finire del 1499, o sul co-
minciare del Cinquecento, egli, appena ivi giunto, avrebbe potuto recarsi ad offrire i suoi servigi
al cardinal di San Giorgio nel suo nuovo palazzo, nel quale era andato ad abitare da circa
quattro anni; senonchè il cardinale era fuggito da Roma, dove non tornò se non alla morte
di Alessandro VI, cioè nel 1503.

Il Geymuller ritiene come indiscutibile che la facciata della Cancelleria sia opera di Bra-
mante, e ugualmente non mette in dubbio la data della sua venuta in Roma; ma preoccupan-
dosi della data del 1495, che è sulla facciata, si studia di risolvere la questione, dimostrando
ingegnosamente la possibilità ch'egli facesse una breve escursione a Roma nel 1493, nella quale
occasione avrebbe dato il disegno della Cancelleria. 4 Ma questa ipotesi è affatto inutile, quando
sappiamo che la fabbrica era già molto innanzi nel 1489. 5 Converrebbe dunque immaginare
un'altra interruzione precedente nella sua dimora di ventitré anni in Lombardia; 6 impresa
tutt'altro che facile, per la grande operosità di Bramante in quel periodo, per le date certe che
ne abbiamo, e per non trovarsene memoria alcuna. Non un cenno nel Cesariano o in altri Lom-
bardi; nessuna traccia ne han trovata il Pagave e gli altri biografi di Bramante; il Vasari lo
esclude assolutamente : e si tratta di un caposcuola qual è Bramante, d'un'opera di quella gran-
dezza e magnificenza qual è il palazzo Riario, e d' un fatto così singolare e onorifico quale sarebbe
stato l'esser chiamato a Roma a darvi i disegni del più gran palazzo del Rinascimento ; mentre,
d'altra parte, nò dagli scrittori, nò dai numerosi documenti romani pubblicati dal Muntz, dal
Bertolotti e da altri, non è mai uscito fuori una sola volta il nome di Bramante in Roma nel
secolo xv. Addetto ai servigi di Lodovico il Moro, nulla può far dubitare dell'affermazione del
Vasari, ch'egli cioè venisse a Roma dopo la sua caduta. E qui non tengo conto se non delle
ragioni cronologiche; poiché, entrando in un altro campo, ci sarebbe da domandare : se la vista
degli antichi monumenti romani trasformò e rinnovò dopo il Cinquecento l'arte di Bramante,
come mai la sua prima venuta ipotetica non avrebbe prodotto alcun effetto sull'arte sua, tantoché
nelle ultime fabbriche da lui erette a Milano non ce n'è traccia?

L'unico fondamento storico, che io sappia, all'attribuzione del palazzo della Cancelleria a
Bramante, è l'autorità del Vasari. Lasciamo andare che se volessimo credere a lui, Bramante
sarebbe venuto a Koma senza riputazione d'architetto, tantoché dovette adattarsi a dipingere a
San Giovanni in Laterano, e solo il chiostro della Pace (1504) gli avrebbe dato riputazione
e aperto la strada ai lavori del Vaticano. Ora, tutto ciò sarebbe ridicolo se egli avesse prece-
dentemente costruito il più bello e ricco palazzo di Roma. Ma neppure è vero che il Vasari
dica essere stato Bramante l'architetto della Cancelleria. « Trovossi ancora — ecco le sue pa-
role — essendo cresciuto in riputazione, con altri eccellenti architettori alla risoluzione di gran
parte del palazzo di San Giorgio e della chiesa di San Lorenzo in Parnaso; che quantunque

1 Vasari, I V, p. 281.

2 Ivi, p. 282.

3 Geymoli.er, Les projet» prinUtifs /mia- la basilique
de Saint-Pierre de Rome, 1875, p. 70.

4 Ivi.

5 Già il Muntz aveva fatto osservare come V ipotosi

del Geymuller non si accordi col passo dell'Inf'essura,
che parla della costruzione del palazzo nel 1489. V. Arch.
gtor. dell'Arte, voi. IV, p. 466.

" Casati C, 1 copi d'urie d; lìranuinte nel Milanese,
Milano, 1870,
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