Archivio storico dell'arte — 5.1892

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MISCELLANEA

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E peggio ancora accadde che molti buoni qua-
dri, come trittici, polittici e pale di altare, perchè
troppo grandiosi e di difficile trasporto, furono bar-
baramente mutilati togliendo loro i pezzi miglimi
come le tavole del centro e quelle specialmente
della predella, dove per lo più sono figurate pic-
cole ma graziosissime istorie allusive all'argomento
principale del quadro, quasi sempre trattate da
ogni pittore con più amore e con maggior dili-
genza, perchè quelle istorie erari più soggette allo
sguardo dell'osservatore; ed anche oggi nella Pi-
nacoteca di Milano fanno bella mostra di gè alcuni
quadretti di predella o laterali o del centro che
con opportuni studi e con pratiche all'uopo fatte,
potrebbero completarsi, ricomponendo cosi un in-
signe opera d'arte. 1

Furono fatte dunque quattro categorie. La, prima
delle opere piò importanti, secondo il giudizio di
allora, che vennero collocate nella Pinacoteca; la
seconda di quelle destinate ad essere cambiate con
autori stranieri dei quali si faceva difetto; la terza
composta specialmente di quadri d'altare di grandi
dimensioni, che essendo difficile collocare in Pina-
coteca, si stallili di porre in deposito in. quelle
chiese di Lombardia che ne facessero domanda;

1 .Non possiamo fare a meno di non parlare qui di
un completamento che potrebbe facilmente farsi. Nel-
l'alter maggiore della Chiesa di San Giacomo di Per-
gola esiste ancora la cornice di un grande trittico mu-
tilato nel 1811, dove sono state ridipinte in tela, da
pittore mediocre, le cinque mancanti figure. Queste
tavole, alte m. 1.44 e larghe cent. 41, all'infuori di
quella centrale che era larga cent. 53, furono inviate
a Milane da Sinigaglia, ove si fece un deposito di pitturo
raccolte nei luoghi vicini il 27 aprilo 1811. Tutte figure
intere e dipinte a tempera su fondo d'oro, rappresen-
tavano la prima più grande, la Madonna cui Bambino,
la seconda San Giacomo apostolo, la terza Santa Gel-
trulli' vestita ila nionttctt, la quarta San Benedetto vestito
da rescovo, la quinta San Tommaso apostolo. Quest'ul-
tima, fortunatamente, trovasi anch'oggi alla Pinacoteca
di Milano nella sala 1, numero 103, attribuita alla
scuola lombarda, non so con quanto fondamenti!, e po-
trebbe servire di raffronto stilistici! per ritrovare le
altre quattro, se, come crediamo, esistono ancora: e
così potrehbe ricompletarsi questo bel trittico, essendo
disposta la Congregazione di carità di Pergola, cui ap-
partiene, di cedere il restante conservato in San Gia-
como. Nel catalogo della Pinacoteca sono citate due
tavole figuranti la Madonna col Bambino provenienti
da questa chiesa, ma non corrisponderebbero per la
misura. Ambedue sono del secolo xv, c, raffrontandole
colla tavola del San Tommaso, può vedersi se siano
dello stesso pittore, come siamo inclinati a credere.
Però una Boia deve esser proveniente da Pergola, e
questa può essere quella attribuita a Jacobello del
l'iore. Intatti nella ricevuta del Santi e del Boccalari
si fa menzione dello sole cinque tavole sopraricordate.

la quarta, infine, di tutto ciò che pareva inutile
conservare, e che perciò fu distrutto.

La tavola del Signorelli, attribuita invece alla
scuola bolognese, fu compresa nella terza categoria,
e perciò depositata nella chiesa parrocchiale di
Pigino con verbale del 24 settembre 1811, e fu
posta di fianco all'aitar maggiore, dirimpetto ad
un'altra bellissima tavola proveniente dalla chiesa
di Sant'Agostino di Fermo, figurante YAdorazione
tiri Magi ruii rari stilili, con un bellissimo sfondo
di architettura, anch'essa depositata in questo tempo
e falsamente attribuita alla scuola bolognese, mentre
è lavoro di qualche pittore marchigiano del se-
colo XVI.

Ma di questa e di tutte le altre pitture tolte
alle Marche in quell'epoca famosa riparleremo in
un ampio apposito studio.1 Quanto alla tavola di
Signorelli, benché nel 1843 abbia subito un restauro,
.pure è gran bella còsa; ed Areevin sarebbe stata
felice di riaverne il possesso e di conservarla
gelosamente insieme agli altri suoi tesori d'arte,
e perciò ne fece subito domanda al Ministero della
pubblica istruzioni1 firmata dall'autorità municipale
e da ogni ordine di cittadini. Il Ministero, con sua
del 15 dicembre 1891, crede di non poter aderire
alla fatta richiesta per non creare precedenti peri-
colosi, e senza venir accusato ili arbitrio (apparte-
nendo la, tavola alla K. galloria di Brera) e quindi
fece pratiche per farla ritirare dalla Pinacoteca

' Siamo lieti di annunziare che quanto prima pub-
Idicheremo uno studio sopra tutti i quadri tolti alle
Marche nel 1811 sotto il Regno Italico. Non vi è quasi
città o paese che in quell'epoca funesta non vide spa-
rire dalle chiese dei conventi soppressi i migliori quadri
e non vi è (piasi storico locale che non abbia ricordato
questa luttuosa circostanza. Da qualche tempo, visitata
la PinaC teoa di Milano, ci venne in animo di fare uno
studio su questa colossale spogliazione artistica fatta allo
nostre Marche, e cominciammo a raccogliere memorie e
documenti all'uopo. Ora il lavoro è a buon punto e sa-
rchile così concepito : fatta breve istoria di questa spo-
gliazione, noi daremo un idoneo, esatto il più possibile,
dei quadri tolti ad ogni luogo dolio Mundio, ricavato
dalle ricevuto dei commissari Boocolari e Santi, e dallo
memorie e dagli scrittori locali. Lo città ed i paesi dello
Marche che avranno questo elenco saranno per ora:
Amandola, Ancona, Arcevia, Ascoli, Cagli, Caldarola,
Castelfidardo, Camerino, Cingoli, Civitanova, Corinaldo,
^sanatogli», Fabriano, l'ano, Fossombrone, Fermo, Filot-
trano, Jesi, Loreto, Macerata. Mateliea, Miindavio, Mon-
dello, Montegranaro, Montecarotto, Montefiore, Monte-
rubbiano, Osimo, Ostra, Ostravetere, Pollenza, Pergola,
Pesaro, Recanati, Ripatransone, Sanginesio, Sangiusto,
Santan gelo in Vado, Santamarianova, Santavittoria, San-
Severino, Sarnano, Sassoferrato, Serradeconti, Sorrasan-
quirico. Senigallia. Cibino e Urbania.
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