Archivio storico dell'arte — 5.1892

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GUSTAVO FItIZZONI

in marmo nelle chiese di Toscana. Benché frammentata in alcune parti, come si vede, conserva
sempre un incanto straordinario per la delicatezza del sentimento che vi è espresso e che
traspare tanto dalle fattezze del volto, d'una purezza tutta toscana, quanto dalla grazia affet-
tuosa della movenza generale del corpo. J tratti caratteristici di Benedetto da Maiano poi si
rivelano, come viene ammesso dal consenso dei conoscitori, tanto nell' ovale del volto quanto
nelle forme delle mani, alquanto lunghe e colle dita gentilmente assottigliate, quanto nel modo
d'intendere e di trattare le pieghe dei panni con ampli svolgimenti.

Le altre due plastiche sono due gruppi di Madonne col Bambino, l'una in rilievo schiac-
ciato di stile donatelliano, l'altra di rilievo pieno, che si vede altre volte ripetuto e che parrebbe
corrispondere ad un modello elaborato dalla mente larga di Jacopo della Quercia, il noto ispi-
ratore di Michelangelo.

Nel centro di ciascuna parete poi si aggruppano opere mirabili di pittura, che danno posto
lateralmente alle cose minori. L'appassionato dell'arte del quattrocento suole essere attirato in
primo luogo dalla vista della parete media, dove primeggia la tavola del Botticelli, che si può
esaminare ben da vicino colla sua cinquantina di figure animatissime, divise in tre sezioni prin-
cipali, allusive ai vari episodi della storia di ATirginia Romana, da ultimo sacrificata dal pro-
prio padre. Ai lati altre due tavole di lui, l'una di un Cristo coronato di spine, brutto ma
sommamente caratteristico per l'autore; l'altro il ritratto di Giuliano de'Medici, che ha per
isfondo una finestra aperta, coll'aria che dà rilievo alla figura, più che nell'esemplare somi-
gliante della galleria di Berlino, dove il fondo è formato da una parete unita, oscura.

Sono pure in numero di tre le tavole di quel raro pittore che si conosce col nome del
Pesellino; una assai infantile, coi Santi Francesco e Gerolamo, citata dal Vasari; un'altra rap-
presentante una scena di un giudizio in tribunale (fig. 2") ; una terza poi, vero capolavoro nel
suo genere, una tavola da cassone con episodi allusivi alla Novella del Boccaccio, concernente
la storia di Gualtieri, marchese di Saluzzo, che prende moglie.

Vi è molta impronta personale poi nel piccolo frammento a fresco rappresentante l'effigie
di Alessio Baldovinetti, in costume fiorentino del tempo, col bieco che gli scende dietro le spalle,
i tratti marcati assai, anzi duramente segnati secondo la consuetudine dell'austero pittore (fig. 3").

Non altrimenti che per una creazione verrocchiesca va considerata invece la graziosa tavo-
letta dell'Arcangelo Raffaele che accompagna il piccolo Tobia, come tale citato con giusto criterio
dal dott. Guglielmo Bode nel suo libro intorno agli scultori italiani della Rinascenza.

Dove apparisce un problema che aspetta tuttora la sua soluzione si è nella figura nobile
di un San Giovanni Evangelista, munito di calice e di palma, sorgente dalle ginocchia in su (fig. 4").
Noi ci rivolgiamo ai migliori conoscitori perchè vogliano aiutarci a risolvere l'incognita che ci
si affaccia in questa bella figura, che interroghiamo invano per venirne al chiaro e sapere se
sia di origine piuttosto toscana o ferrarese, sembrandoci che tanto un elemento quanto l'altro
vi faccia capolino. 11 senatore Morelli soleva attribuirla ad Ercole di Roberto, raffrontandola
principalmente con la figura di San Giovanni nel quadro del Cristo morto pianto da' suoi, che
trovasi oggi presso il conte Blumenstihl a Roma, ed è segnato del nome di Ercole ; ma a dir vero
la somiglianza non ci pare abbastanza determinante.

Non vanno scordati infine fra i toscani due buoni ritratti, l'uno del Pontormo, rappresen-
tante le sembianze di Baccio Bandinelli ; l'altro di Angelo Bronzino, che ritrae le fattezze poco
attraenti del noto mulatto Alessandro de'Medici, che fu ucciso da Lorenzino.

Il contingente fornito nel suo complesso dall'arte toscana alla pinacoteca bergamasca le
riesce tanto più opportuno quanto meno vi è rappresentato nelle raccolte di origine anteriore,
Carrara e Lochis.

D'altronde un buon lombardo, come si sentiva in cuor suo il nostro senatore, non poteva
nè doveva far torto in casa sua alle opere dell'Italia settentrionale. Incominciando coi veneti,
non meno di due belle ed originali Madonne di Giovanni Bellini si vedono appese nella sala
dei quattrocentisti, nelle quali apparisce quella profondità di concetto, quell'unzione religiosa
che pone il Bellini sul più alto livello dei pittori di simil genere.
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