Archivio storico dell'arte — 5.1892

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zione. Nelle Riformagioni 1 troviamo un mandato per lui di 104 lire « j>ro expensis factii in de-
sctructione et explanatione Castri Montisbataglie».

Ma la ròcca risorse prestamente se gl'Imolesi vi ressero assedi, e nel 1448 t'u causa di
conflitto fra Taddeo ed Astorgio Manfredi che si contendevano la successione al vicariato di
Imola.

Dalle notizie esposte si rileva chiaramente che i ruderi tuttora esistenti non possono risa-
lire più in là, del secolo xv.

Presso Castelfranco dell'Emilia, a sedici chilometri circa da Bologna verso Altalena si trova
un luogo detto liastellino. Là anticamente i Bolognesi possedevano una torre e vi tenevano
qualche presidio.

Giovanni da Siena vi si recò a lavorare nel 1391. Troviamo infatti al 1" marzo di quel-
l'anni) un mandato di venti lire bolognesi prò reparatione <-t refectione palancati turris Rastelìinì. -
Al 1") dicembre del 1392 gli si versavano per lo stesso lavoro altre ventidue lire bolognesi. Nel
documento Giovanni è detto ingignerio nostri Contimi*.9

IV.

Castel Bolognese.

Castel Bolognese sorse poco lontano dalla bastia di San Procolo, sulla via Emilia, verso
Bologna. Prima del 1388 ebbe poca importanza; non era anzi un vero e proprio castello murato,
ma una semplice bastia con poche case.

Sembra che Gaetano Giordani lo ritenesse tutt'uno con la bastia di San Procolo. Scrive in-
fatti al 1381: «Il popolo di Bologna fece edificare un castello in Romagna appresso il ponte
di S. Procolo un miglio, quale fu chiamato Castel Bolognese. Pare dunque che da essa Bastia
abbia avuto incominciamento questo castello e, se non nell'anno innanzi detto, per lo meno sei
anni dopo fossevi dai Bolognesi edificato».4 Ora, invece, è chiaro che la bastia di San Procolo
e Castel Bolognese erano due luoghi ben distinti e lontani l'uno dall'altro più di un chilo-
metro ; nè si può dire che la costruzione dell' uno determinasse la distruzione dell'altro perchè,
mentre si trova che Castel Bolognese fu costrutto fra il 1888 e il 1395, si trova poi che la
bastia esisteva ancora nel secolo xvi.

Il Ghirardacci raccoglie una curiosa storiella ch'ei confessa però narrata prima da Leandro
Alberti e da Girolamo Morselli. ' Alcuni ambasciatori bolognesi andavano a Poma per la via
Emilia. Passata Imola, in un denso bosco, furono assaliti dai ladri, «rubati et lasciati in ca-
miscia ». Ripararono così seminudi in una casa da contadini e di là mandarono al Senato bolo-
gnese che li soccorse subito, e mosse aspre rimostranze agli Imolesi ed ai Faentini, i quali di-
chiararono, gli uni e gli altri, che il territorio dov'era accaduto il misfatto non era loro, e che
non lo ritenevano tale e che anzi credevano o desideravano appartenesse a Bologna. Tornati gli
oratori in città, consigliarono che si diradassero quei boschi «acciocché per lo avenire non fos-
sero nido degli assassini, e che purgato quel terreno il Senato dovesse fabbricarvi un forte ca-
stello, e chiamarlo Castello Bolognese dal nome de'suoi edificatori». Continua: «Ottenuto il

1 Arch. boi. - Serie II, voi. X LI V (1390), alla data.
1 Arch. boi. - Riformagioni, scric II, voi. 58, del 1391,
alla data.

:i Arch. boi. - Riformagioni, scric II, voi. 52, del 1892,
alla <latu.

' Cronichetta ili l'uste/ Bolognese, nélV Almanacco s/n-
listini bolognese (anno IX. 1838), p. 188.

' Op. cit., 425. Cfr. Agostino Garavini, De ririt illu-
stribus ac siiihi rerum ('usil i Bononiensis (Bologna, 1608)
pp. 90-96. Bartolomeo dalli Pcolioli scrive al 1388:
« Ancora a quisti dì lo Comune de Bologna si feno co-
minzare uno castello in Romagna presso al ponte de
sani Ptoculo et questo castello si se chiama Castello
Bolognese al nome de Dio ».
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