Archivio storico dell'arte — 5.1892

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GIOVANNI DA SIENA

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palatii d. Cardinalis, eluse de Casaliclo Beni, canali? Reni, portarutn civitatis Bononiae, incastro
noni Galerie, in uno pistrino, in foveis dirti distri et in campis in summit lìbras octingentas sep-
tuaginta unum sine detractione, vigore ìnandati farti die ultima iunii proxime preteriti, ut palei in
zornaiifc 90.,. Lib. VHP Ixxj s. — </. — ».'

Pochi meglio di Giovanni dovettero conoscere l'arguta verità del proverbio Fare e disfare
è tutto lavorare. Ma egli, esperto e fino, pensando ad un altro adagio, legava l'usimi dove voleva
il padrone. Infatti, nel maggio del 1411, fu dal popolo insorto incari-
cato della demolizione dello stesso castello. 2 TUZDT

Baldassarre Cossa, legato pontificio a Bologna, era divenuto papa
col nome di Giovanni XXIII il 17 maggio del 1410. Il conclave si era
tenuto in quella città, perchè in essa appunto pochi giorni prima era
morto Alessandro V, presso al quale si trovavano diversi cardinali.
Giovanni XX111 non mosse subito alla volta di Roma, ma, sopraggiunta
coi primi caldi una morìa gravo, riparò a Castel San Pietro e a Vari-
gnana. Di ritorno a Bologna abitò la ròcca di Galliera sino all'ultimo
giorno di marzo, in cui si mise in viaggio, con Luigi d'Angiò, col mar-
chese di Ferrara, Uguccione dei Contrari, e grande folla di persone « che seguitano la corte »■

11 Cossa aveva dominato Bologna energicamente. Tempra invitta d'uomo, più guerriero che
prete, precursore, sulla cattedra di Pietro, di Giulio II, aveva spesso deposta la mitra per Telmo,
il pastorale per la spada, recandosi di persona contro i castelli di Romagna e contro Alberigo
ibi Barbiano. Eletto pontefice, lasciava qual suo Legato il cardinale di Napoli. Ma questi non
aveva nò l'ingegno nò la fibra per reggere una città come Bologna, allora di una. incostanza e
di una turbolenza politica incredibili.

Ecco infatti il l'i maggio 1411 insorgere il popolo a rumore, invadere la piazza e trarre
di palazzo il cardinale « lui tremando — sono parole di un contemporaneo —lui tremando più
che foglia al vento ». Ma, condotto a casa Manzoli, fu lasciato in pace, mentre si eleggevano
nove Anziani e sedici Gonfalonieri, che coi Massari delle arti presero le porte e il dominio della,
città. Non poterono però impadronirsi della ròcca di Galliera, che era guardata da un Andrea
marinaio e da un Luigi da Prato, fuggitivi entro « (piando lo forore se levò ». Costoro man-
tennero la difesa per diciassette giorni, sino a che i lavori di Giovanni da Siena li costrinse alla
resa. Importantissimi per noi questi passi della cronaca di Pietro di Mattiolo : « 2ò mag-
gio 1411: Co uno lunedì mattina, Maestro Zoanne da Siena ingignero, e al presente ingignero del
comune de Bologna, abiando fitti fare prima multi et infiniti grilli d'assi de palanche nove de
legname per defensione de se medeximo e de; multi et infiniti guastaduri andò con loro al
campo del Merchado in Bologna, e lì con gli detti grilli aschirado comenzò a fare una tagliada
a modo d'uno fossado tanto chavo che uno homo non se pareva (piasi andando per quello per
posser stare a combattere lo ditto chastello de ((albera a so salvamento e di balestrieri e bom-
bardieri a zo deputadi: e questa tagliada, conienzava suxo la via delle Moline, de sotta da la
ghixiola (chiesuola) da la Justicia, e traversava per tino a l'olmo ch'è pressoio ditto castello de

1 Arch. boi., Entrate <■ spese il, Ila Camera, voi. del
1407, c. 121».

- Sul libro del 1411 relativo al castello di Galliera
(Ardi. Imi. - Se/ione del comune - Ufficio dei Forti;
lizi. eco.) è il rozzo disegno che qui riproduciamo. —
Curioso fu nid 1408 un processo cosi riassunto da Ot-
tavio Maz«o«i-Toselli (Spoglio dell'Archivio, ma. india
Bibl. comunale di Bologna, parte I, fase. 1S, c. S(l7v.):
« Nanne Angelini essendo andate a bore ad una osteria
con un amico, il cui nome si tace, si misero a parlare
del castello di Galliera. L'amico disse all'Angelini: lo
ti so ben dire che Monsignore fa munire molto bene

il castello de Bologna, e oh'esso so riempie bene de
vettovaglie e d'arnese e d'altre cose necessarie. L'An-
gelini rispose: Lassalo pur Fornire, che così quanta
più roba vi metterà, tenta più n'avremo noi. L'Angelini
In accusato ancora d'aver parlato altre volte in vitu-
perio del Cardinale e segnatamente quando esso Car-
dinale cavalcava per strada Stefano andando alla volta
di Pisa. Lo vide l'Angelini e disse parole ingiuriose

contro i! porporato chiamandolo Cappellazo ile merda.
Non mancò chi accusasse l'Angelini, il quale dopo es-
sergli stata tagliata la lingua nel dì 27 seti, fu confi-
nalo ». Comunicazione dell'amico dott. Luil. Frati.
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