Archivio storico dell'arte — 5.1892

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LA CAPPELLA DI SAN PIETRO MARTIRE

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so quando ritoccate » osservava fin dallo scorso secolo l'Allegranza nella sua descrizione mss. di
Sant'Eustorgio. Il Bugati, nella sua storia di Francesco Sforza, scrive semplicemente che Pigello
Portuari « fece fare la cappella del corpo di San Pietro Martire per la grande devozione ch'ebbe
al Santo » ; ma, più che per devozione, il l'igeilo si trovò indotto ad innalzare una ricca cappella
dedicata a San Pietro Martire, dal pensiero di fare cosa grata a Bianca Maria, moglie del duca
Francesco Sforza, la quale prediligeva la chiesa di Sant'Eustorgio e si mostrava particolarmente
devota di San Pietro .Martire. Era infatti Pigello Portinari il questore generale delle rendite del
Ducato di Milano, e in tale sua condizione era interessato a cattivarsi l'animo, non solo della
famiglia ducale, ma anche di tutti i devoti milanesi e dei religiosi di Sant'Eustorgio i quali,
da più di un secolo, erano costretti a custodire nella sacrestia della chiesa la testa del Santo
racchiusa nel ricco tabernacolo d'argento donato nel 1340 dall'arcivescovo Giov. Visconti.

Volendosi dare alla progettata cappella uno sviluppo ben maggiore delle altre cappelle che
già si erano addossate al fianco destro della basilica, si dovette trar partito dall'area ancora li-
bera che si trovava adiacente all'abside della basilica, ed era destinata a cimitero : quivi già
sorgeva una costruzione a forma di croce che, a mio giudizio, serviva originariamente di sacre-
stia; 1 demolito uno dei bracci di croce, si innalzò la cappella a pianta quadrata, con una cella
pure a pianta quadrata per l'altare: la ricca costruzione, iniziata come si disse nel 1462, si
trovava già compiuta alla morte di Pigello Portinari avvenuta nel 1468, poiché questi veniva
sepolto nella cappella agli 11 di ottobre di quell'anno. Dalla fig. 4a e dalla fig. 5a si può desu-
mere in quale modo la costruzione a pieno centro del rinascimento si collegò e si innestò alla
costruzione archiacuta.

Fu concordemente ripetuto dagli scrittori di memorie milanesi, che la cappella di San Pie-
tro Martire venne eretta sul modello di quella del Noviziato di Santa Croce in Firenze, cono-
sciuta generalmente sotto il nome di cappella de' Pazzi ; ma se dobbiamo ammettere una grande
affinità di forme architettoniche e decorative fra le due costruzioni, dobbiamo riconoscere al tempo
stesso come la disposizione planimetrica — quella che più di tutto proverebbe la derivazione della
cappella di San Pietro Martire da quella de'Pazzi di Firenze — sia differente: infatti il corpo
della cappella di San Pietro è a pianta quadrata, e non rettangolare, e sui quattro grandi archi
che abbracciano i lati del quadrato, s'imposta, colla disposizione di pennacchi, un tamburo sorreg-
gente la cupola a sedici cordonature le quali, alla base della cupola, danno origine ad altrettante
lunette delle quali otto aperte mediante finestrelle circolari ; nè questa disposizione della cupola
va considerata strettamente come una riproduzione del tipo della cappella de' Pazzi, giacche
venne adottata abbastanza comunemente nelle costruzioni religiose della metà del secolo xv
in Toscana, bastando citare a questo proposito l'esempio più importante di Santo Spirito in
Firenze, opera di Salvi d'Andrea: pure, se la cappella di San Pietro Martire non può essere
giudicata come materiale riproduzione della cappella de' Pazzi, non si potrebbe d'altra parte
negare sia opera di architetto fiorentino. Le memorie tacciono sul nome dell'autore: la tradi-
zione sola mette innanzi il nome di Michelozzo Michelozzi, fondandosi sulla circostanza che, negli
anni in cui venne eretta la cappella, questo artista fiorentino si trovava in Milano a decorare la casa
che — come riferis.ce il Filarete nel libro XXV del suo Trattato d'architettura — « lo illustrissimo
Francesco Sforza Ducha quarto di Milano donò per la benivolentia e segnio di gratitudine et anche
per l'amicitia, che era tra lui e la degnia memoria del magnifico Cosimo : e lui, come grato del
dono riceuuto l'a ristaurata e riallustrata, e quasi come di nuouo fatta : e non con picchola spesa,
ma come huomo magnianimo l'a acresciuta e ampliata e hornata di degni hornamenti d'oro e
d'argento ». Secondo il Vasari (Vita di Michelozzo), le spese della ricostruzione di questa casa
situata nella via dei Eossi, e che era la sede del Banco Mediceo, vennero sostenute da Pigello Por-
tinari nella sua qualità di rappresentante la casa de' Medici in Milano; cosicché siamo naturalmente
indotti a pensare che il Portinari, condotto a termine il proprio palazzo, si valesse dello stesso ar-

1 Vedi lettera D della planimetria, fig. 1". La sacre- fioro, si trova al posto della lettera/? nello stesso di-
stiii attuale, che si presenta come un'aggiunta posto- sogno.

AnkM* ttmitè tltU'Arte - Anno V, Fnse. IV.
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