Archivio storico dell'arte — 5.1892

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LUCA BELTRAMI

l'accordano i quattro grandi archi dello cappello col tamburo della cupola sono dipinti, secondo
la consuetudine, i quattro dottori della Chiesa. Al disopra della ghirlanda di angeli a bassori-
lievo, in terra cotta dipinta (vedi fig. 14"), ritroviamo le mezze figure di apostoli negli otto
pennacchi della cupola che non sono aperti dalle finestrelle circolari. I sedici spicchi della cu-
pola hanno una decorazione embricata che muta di colore cominciando dall'azzurro in giro alla
serraglia, passando al verde, poi al giallo, e terminando col rosso sanguigno all'imposta della
cupola.

11 Lomazzo, nel suo Trattato della pittura, scrisse avere «.Vincenzo Civerchio, cognominato il
Vecchio, fottìi alcune istorie dei miracoli di Sun Pietro Martire in Sant'Emtorgio di Milano m'Ha cap-
pella di quel Santo ». Del pittore Civerchio, da Crema, si conoscono molte opere: si sa che nel 149:5
dipingeva il coro noi duomo vecchio di Brescia: in Brescia Inscio una tavola collo scritto : Mdxxxi
YiNCKNTirs Civercius fecit ; un'altra tavola a Lovere porta la scritta : Yixckntius Civkrchius
de Crema civis Brixiae donatus pkcit Mdxxxviiij. Si sa pure che questo artista moriva nel-
l'anno 1544. l'ondandosi su questa data e sulla frase del Ungati, che la cappella fu finita ili
lutto ponto nell'anno 146fS, lo sciifrore d'arte Michele Caffi concludeva non essere possibile rite-
nere il Civerchio come il pittore della cappella perchè, anche ammettendo che questi fosse morto
in tardissima età. sussiste sempre, fra la data del compimento della cappella e la data della morte
dell'artista, il lasso di tempo ragguardevole di anni 7(5. Per il che il Caffi, non scostandosi dalla
indicazione del llugati — non trascurabile perchè data da un cronista (die apparteneva all'ordine
dei domenicani del convento di Sant'Eustorgio, e (die potè quindi avere a sua disposizione le
memorie relative alle vicende di quel convento — portava l'attenzione sopra un altro artista che
nel secolo xv fu conosciuto col nome di Vincenzo Vecchio, e cioè il Foppa, detto anche Vincenzo
Bressano. Era questo un artista che nel 14ò7 dipingeva la tavola firmata e datata, che si con-
serva ora india galleria Carrara di Bergamo, e che moriva nel 1492 in Brescia, sua patria, dove
fu sepolto nel chiostro di San Barnaba. Il periodo di attività di questo artista ci porta, di per
sè stesso, all'epoca della costruzione della cappella dei Portinari, assai più che non il periodo di
attività del Civerchio. Ma un argomento che maggiormente ci persuade a riconoscere nel Foppa
il pittore della cappella si è questo, che india già citata descrizione del Banco Mediceo in Mi-
lano, fatta da Pilarete nel libro \\Y del suo Trattato d'architettura, si legge:

« La loggia, che è a mano manca alla entrata, si è di lunghezza braccia uentotto e largha
braccia otto. La (pialo si dipiguie per mano di uno bono maestro, per nome chiama|to| Vincenzo da
Poppa: il (piale per infino al presente à fatto il simulacro di Traiano, degnissimo e ben fatto
con altre figure per hornamento ». '

Nel trovare come questo pittore abbia lavorato in Milano verso il 14(50, dipingendo il pa-
lazzo del Banco Mediceo per conto di Pigolio Portinari, siamo indotti a ravvisare in lui quel
Vincenzo Vecchio, che, secondo il Ungati, dipinse la cappella Portinari, ultimata nel 1468. In
tale senso il Caffi osserva: « presso a noi niun altro pittore che il Foppa era di quel tempo
conosciuto pel nome di Vincenzo Vecchio o Vincenzo Bressano. Era egli in quell'epoca a Milano,
carissimo al duca, come fanno fede più documenti, i quali ci attestano che il duca stesso lo
chiamava a Milano e a Pavia, e gli affidava lavori di pennello, e specialmente un'ancona per
la chiesa di Santa Maria delle Grazie presso Monza ». E il Caffi aggiunge : «potremmo supporre
che nelle storie di San Pietro Martire lavorasse col Foppa un altro pittore bresciano, Bartolomeo

' Il nume di Vincenzo Bresciano appare un'altra
\olta nell'opera del Filarete allibro [X, riguardante la
costruzione dei palazzi principeschi:

« Ma BOpratutto si uuole trottare buoni maestri di
pittura.... lo ne lascierò il pensiero a te, perche so
che te ne debba intendere.

« Datomi questa commessione, io mandai, dune sa-
peuo che n'era nessuno, che a me pareua sufficiente.

Intra gli altri ci nenne un frate Filippo da Firenze:
un Piero dal Borgho; uno Andrea da Padova detto
Squarcione; uno Gusme (Cosimo Tuia) da Ferrara; un
altro Vineentio Bresciano et alcun altro ».

Vedi Antonio Aperlino Filarete?» Tractat Sber die
Baukuntt, edito dal Dottor Wolfgang von (Ettingen ;
Wien, 1890, p. 802.
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