Archivio storico dell'arte — 5.1892

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204 RECEM

gni di Marten Van Heemskercks, che si trovano
nel gabinetto delle stampe a Berlino e di un'in-
cisione di Girolamo Kock (1553) colla scritta: ii.kc

VISVXTVIi liOM.K, IX hobto cari). A valle, KIVS 11KXK-
ficio, EX antiqv1tati8, reliqyii8 ibidem conservata.

Ora, nel fascicolo del Jàhrbuch testé pubblicato,
l'A. discorre di un libro di schizzi esistente nella
biblioteca di Basilea, il quale, dal foglio (i al 29,
contiene una serie di disegni a penna ricavati da
sculture antiche, e nei due fogli 82 e 83 mostra
due disegni dall'antico di Hans Boek. In seguito
l'A. parla di tre libri di schizzi di Melchior Lorch, !
che sono nella collezione W. Mitchell; e di un al-
tro volume conservato nella biblioteca del Collegio
della Trinità in Cambridge. Queste ricerche non
sono utili soltanto agli studiosi dell'archeologia,
ma anche a quelli del Rinascimento, perchè pos-
sono servire a ricostruire idealmente la Roma che
i nostri grandi artisti ammirarono e studiarono.

Cu. Hclskn. — Di una pianta prospettica di Roma del
secolo XV (Ballettino della Commistione archeologica
di Roma). — Roma, 1892.

L'A. ragiona di una prospettiva finora scono-
sciuta, che si trova in un quadro di scuola fio-
rentina della seconda metà del quattrocento, e cioè
in un quadro del Museo Stàdel di Francoforte, ila
ascriversi, secondo il Thode, a fra Filippo Lippi
o a' suoi scolari. Però alcuni particolari della rap-
presentazione prospettica, sì come osserva l'A., non
lascerebbero ammettere come autore del quadro
fra Filippo. Accenniamo a questo studio del dottor
Ruben, non solo perchè esso è un utile supple-
mento all'opera del comm. G. B. De Rossi (Piante
iconografiche <■ prospettiche ili limita anteriori ni se-
caio xvil, ma anche per confortare gli studiosi del-
l'arte a ricerche simili di documenti grafici im-
portanti tanto por la storia e la topografia ilei Ir
città italiane nel Rinascimento, come per la storia
delle vicissitudini di monumenti di quel tempi).

G. B. de Rossi. — Raccolta di iscrizioni romane relative
ad artisti ed alle loro opere nel medio evo, compilata
alla fine del secolo XVI ( Bullettino ili archeologia cri-
stiana del comm. (iiov. Battista de Rossi, serie V,
anno 2"). — Roma, tip. della R. Accademia dei Lin-
cei, 1891.

Tra i codici acquistati dalla biblioteca Angelica
di Roma vi è un libriecino epigrafico di piccolo
sesto segnato lf>29. L'A. ritiene che la raccolta fosse '

compilata verso la fine del secolo xvi e terminata
al principio del svn; ed è notevole, al dire dell'A.,
« che in un'età incurante delle opere di arte del
medio evo, delle quali in Roma si faceva allora
tanta strage, vi sia stato chi abbia potuto racco-
glierne, conservare ed ordinare le memorie epigra-
fiche ». Alcune delle iscrizioni sono interessantis-
sime, perchè, distrutte dopo il rinnovamento di
moltissime antiche chiese e basiliche nell'epoca della
decadenza, esse sono memorie inedite o esemplari
interi di titoli e testi, noti fino ad ora soltanto da
trascrizioni incomplete od inesatte, 0 per via di
frammenti.

Fra le iscrizioni inedite, ve n'è una preziosis-
sima, tratta dal sepolcro di Bonifacio VII! della
basilica vaticana, ed è l'epigrafe relativa all'archi-
tetto Arnolfo citata dal Ciampini, dal Grimaldi e
dal Vasari; epigrafe che il prof. Kiev di Berlino,
a furia di sottigliezze, supposi- come puramente
fantastica.

Un'altra iscrizione, riferita a p. 88,

.....T MAOISTER

.....ADRIANO PICTOB

è, secondo l'A., relativa ad alcuno dei molti pittori
oriundi da Fabriano nei secoli xm e xiv: ma po-
trebbe essere con probabilità la lapide sepolcrale
del celebre Gentile da Fabriano morto in Roma.
Altre iscrizioni, specialmente relative a marmorari
romani, sono di grande interesse per la storia.

Vi troviamo anche notizia di tre opere, ora
perdute, che portavano scolpito il nome di .Mino
da Fiesole.

Ail Minerrae in arem ut/uni- lustrali»
Mini - riDELIS STATUARI ebexit.

Ad Minervam ad levar» majori» altari» in tabula
marmorea caelata quae est super parvum aliare, quod
ad custodiam corporis Christi olim inserviehat, oc
similiter in Aracoeli ad dexteratn majoris altari»
eodem usu, Xisti Illl leni pare

Opus Mini.

•Le due custodie per l'eucaristia, di cui Mino
fissò il tipo, nelle chiese dell'Aracoeli e della Mi-
nerva, dovevano essere non molto dissimili dalle
altre sue, cioè fiancheggiate da pilastrini, gli angeli
in adorazione e la colomba dentro il timpano.
Quella dell'Aracoeli era del tempo di Sisto LV, il
che appariva probabilmente dallo stemma, che so-
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