Archivio storico dell'arte — 5.1892

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GIACOMO BONI

tenuto conto che oltre ai bronzi
italiani del secolo xn ci sono
pervenuti altri monumenti
coevi i quali attestano il pro-
gresso che nel corso del me-
dio evo aveva fatto l'arte fu-
soria. E quand'anche di essa
non ci fossero pervenuti i pro-
dotti, basterebbe a convincersi
che gli artefici del secondo se-
colo, dopo il mille, erano in
possesso di tutte le cognizioni
necessarie per la buona riu-
scita di una fusione a cera
perduta, il leggere le istru-
zioni'del monaco Teofilo per
fabbricare un ostensorio di
bronzo. (Diversarum artium
schedula, IH, LX).

Sono opera dei secoli XI
e xn le porte di bronzo della
cattedrale di Magonza,le porte
e la colonna di bronzo, alta
cinque metri, del duomo di
Hildesheim, il candelabro di
fìsseli (Westfalia) alto due
metri e mezzo, il piede del
candelabro della cattedrale di
Coirà, che porta inciso il nome
di Azze artifex (Rahn, Ge-
schichte der bildenden Kiinste
in derSchweitz,]).279), il fram-
mento del magnifico candela-

nella sua dotta guida dei musei
capitolini), afendo papa Sergio III
ricostruita in principio ilei x se-
colei la basilica laterana e deside-
rando di ornarne la piazza eoll'em-
blema di Roma, ni scoprì una lupa
anticane] sotterraneo di un tempio
paglino, uni privile in cattivo ar-
nese fu fatta accomodare da un
fabbro-ramaio.



bro dell'abbazia di Reims; le
porte di bronzo della catte-
drale di Novgorod eseguite
tra il 1154 e il 1192, uno dei
cui bassorilievi rappresenta
il cesellatore coli'iscrizione :
MAESTRO ABRAMO, in
lingua russa. (Adelung, Die
Korssunchen ThUren). 11 più
importante monumento del-
l'arte fusoria romanico-nor-
manna (anche astrazione fatta
della ardita modellazione), è
il candelabro di Gloucester,
fuso a cera perduta, d'un sol
pezzo, tra il 1109 e il 1112.
( Mélanges'archéologiques, IV,
p. 279).

Disparii arce la civilisa-
tion romaine, scrive invece il
Eouillet, l'art de fornire le
hronze reparait uree la Renais-
sance. Lo ripete il Lessona,
e sembrano crederlo tutti co-
loro, i quali, senza preoccu-
parsi del fatto che gli ele-
menti stilistici del leone di
bronzo della colonna della
Piazzetta di Venezia sono ro-
manici del 1200, provano il
bisogno di assegnarlo all'arte
etrusca,1 o all' assira, o alla
indiana.

longobarda, o nelle sculture del
monumento di Traiano presso le
frontiere della Romania, che hanno
tante forme comuni all'arte roma-
nico-bizantina. V'ha però nella
i striscia di pelame che ai prolunga

Ìsul dorso della lupa, nelle occhiaie
nude, nella modellazione delle ma-
scello, qualche coBa di estraneo al-
l'arte romanica ; perciò la'continuo
Quel fare arcaico oh'è comune CANDELIERE VENEZIANO a credere un raro monumento del-

alle produzioni artistiche di molli Q AT 1' arte fusoria arcaico-etrusea, e

1 a San Nicola ni Isaiii. '

popoli primitivi, e che perdura o sono al tempo stesso d'accordo con

riapparisce nella piena civiltà, se tutti coloro i'quali rifiutano di am-

l';ivolito ila cause materiali, più che altro dall'isola- mettere che sia la lupa dedicata dagli edili, nel 296

mento, può notarsi auro nelle metope doriche di Scii- av. Cristo, accanto al fico ruminale.

minte e nelle oreficerie peruviane, le quali presentano 1 L'anno scorso M. Charles Casati ha manifestato

elementi decorativi (dir direbbonsi medioevali dell'epoca eWAcadémie </rs Inseriptions et Belles-Lettres di Parigi
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