Archivio storico dell'arte — 5.1892

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MISCELLANEA

Queste parole italiane non sono che una tra-
duzione fedele dell'inno latino a Sant'Antonio, il
quale ancora adesso nel Veneto si recita per ritro-
vare le cose perdute :

Si quaeris miracula Cedunt more vincula
mors error calamitas membra resque perditas
daemon lepra fugiunt petunt et accipiunt
aegri surgunt sani iuvenes et cani

Pereunt pericula

Cessat et necessitas

Narrant hi qui sentiimt

dicant Paduani. '

Come si vede, nella traduzione italiana sono
tralasciate le due ultime parole dell'inno latino:
« dicant Paduani », ciò che farà credere che la
traduzione sia fatta fuori di Padova. Infatti, il dia-
letto è toscano, come lo ha confermato un cono-
scitore celebre dei dialetti italiani.

Il disegno, che mostra il carattere fiorentino,
specialmente nei tipi e nelle pieghe dei vestiti, è
di grande finezza, ma deve aver perduto molto nel-
l'esecuzione tecnica. Sopratutto le piccole rappre-
sentazioni non hanno potuto conservare che le
bellezze della composizione del disegno originale.
Diversi movimenti, p. es. quello del monaco che
nel campo di sopra siede ascoltando a destra del
pulpito Sant'Antonio, mostrano una grande vivacità
e disinvoltura.

Le tecnica dell'incisione è quella fiorentina della
seconda metà del 400, delle incisioni che si attri-
buiscono in generale a Baccio Baldini. Non biso- Bassorilievo in maiolica nel museo Nazio-

soggetto d'origine veneta espresso con le forme e
la tecnica fiorentina.

Confrontando la nostra incisione con quelle del
Monte Santo di Dio del Bettini del 14Y7 e con
quelle del Dante del 1481, troviamo che anche le
prove un po' stanche di queste incisioni mostrano
delle linee molto più forti e precise, intagliate
molto più profondamente che quelle della nostra
stampa, la quale evidentemente è una prova splen-
dida e freschissima. La stessa differenza fanno ve-
dere anche le lettere intagliate nelle incisioni. Ol-
treché contengono molti errori e forme molto meno
regolari, le lettere dell'incisione del Sant'Antonio
hanno i contorni molto meno chiari e precisi di
quelle che si vedono, p. es., nel Bettini.

Ora, mostrando l'artista nell' incisione del San-
t'Antonio di non aver saputo ancora rendere col
suo bulino la lastra bene stampabile, questo fatto
mi sembra che dimostri essere essa alquanto an-
teriore a quella del Bettini del 1477.

Una data precisa non sarà possibile di stabilire;
mi è bastato di aggiungere le poche osservazioni
precedenti alla comunicazione di tale stampa della
Biblioteca Casanatense, la quale va ad arricchire
opportunamente il nostro materiale per lo studio
dell'incisione in Italia.

Paul Kristeli.er.

gneràinsistere su questo punto; l'analogia stilistica
della parte di mezzo del nostro foglio colle serie
originali dei Profeti e delle Sibille e con tante altre
incisioni, che di certo sono d'origine fiorentina, è
stringente; le 13 piccole rappresentazioni che cir-
condano la grande, mostrano una fattura similis-
sima, p. es., a quella delle celebri illustrazioni del
Dante del 1481.

C'è il modo delicato, ma poco deciso e ferino
dell'incidere i contorni, la maniera di tratteggiare
colle piccole linee finissime incrociantesi ; c'è il
modo caratteristico di formare le mani colle dita
fino, gli occhi, il naso cogli angoli fortemente in-
dicati, l'erbe, gli ornamenti, ecc.

Sarà utile il ricordare che abbiamo qui un

1 V. Mone Lat. Hymnen dea Mittelalters, 111, p., 202.
La cognizione di quest'origine dell'iscrizione In debbo al
mio amico dott. Alberto Salvagnini.

naie di Firenze. — A solo titolo di conservazione
è stato depositato nel museo un bassorilievo in
maiolica di proprietà della chiesa parrocchiale di
San (riusto in Fortuna, nel Mugello : rappresenta
la Vergine col Bambino, ed ò un calco di un ori-
ginale perduto attribuito ad Antonio Rossellino,
di cui sono assai comuni gli stucchi.' Le vesti della
Madre sono dipinte a diversi colori, predominando
il giallo, l'azzurro e il verde: le carni sono bianche,
ma sono segnati in azzurro gli occhi, le narici, la
b ieca e altri dettagli; nel cielo, con nubi azzurre,
vi sotio in giallo il sole e la luna. In basso, a si-
nistra, v'è una piccola formella con un calice sor-
montato dall'ostia.

Questa maiolica è interessante perchè sì per la
provenienza, sì per la vetrina e i colori, appare

1 TJn esemplare del museo di Berlino è pubblicato
dal Bode nel suo Catalogo (lille sculture, n. 73.
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