Archivio storico dell'arte — 5.1892

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LA BASILICA DI SAN MICHELE IN FORO IN LUCCA

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levante a mezzodì, chiamato la fossa Natale (e spieghiamo altrove donde le derivasse tal nome),
era qui traversato da un ponte che pur chiamavasi il ponte ad Foro, del quale trovasi memoria
fino alla metà del tredicesimo secolo; distrutto, secondo può ritenersi, quando la fossa venne
coperta per far quivi la piazza sul finire del secolo nominato.

Intorniavano la chiesa un ospedale detto di San Michele e moltissime case, delle quali arduo
e forse impossibile tornerebbe l'indagare cui spettassero in quei tempi ma delle quali però
accenneremo chi avesse padronanza allorché vennero abbattute.

Nessun cambiamento si trova che venisse apportato alla chiesa di San Michele nel secolo
decimo, in che la vediamo ancora in pieno potere dei vescovi di Lucca, che ne infeudavano i beni,
e ne fa prova l'allivellar che fece nel 976 il vescovo Adalongo a Fraolmo del fu Traolmo dei
signori di Corvara, tredici case massaricie in Segromigno pertinenti alle chiese dì San Michele
in Foro e di San Frediano. 1

Ma nel principiar del seguente secolo la chiesa stessa veniva arricchita da una splendida
donazione. Un doviziosissimo uomo chiamato Beraldo e comunemente Benzio, della nobil prosapia
dei Porcarensi, possessore di un gran numero di terre e castella, le legava buona parte del suo
pingue patrimonio. Erano, una corte in Marlia, una parte delle corti e castelli di Mozzano, della
Cune, della Verniceria, di San Donnino e della sua porzione di due castelli nel luogo detto Croci'.

Di quei lasciti impetrò il vescovo Giovanni II, che reggeva allora la chiesa lucchese e cui
spettava la proprietà della chiesa di San Michele e d'amministrarne i possedimenti, la conferma
dall' imperatore Corrado, venuto a Iloma a farsi cingere la corona imperiale da papa Giovanni XIX ;
facendo di tal grazia mediatori il pontefice e l'imperatrice Ghisla, che i cronisti dissero poten-
tissima sull'animo del marito. E a rendere più efficace la preghiera, esponeva il vescovo essere
suo proposito di edificare un monastero per rimedio dell'anima sua e dei suoi presso la chiesa
di San Michele.

E Corrado, alla presenza del pontefice, dell'imperatrice e di molti cospicui personaggi di
sua corte, concedeva al vescovo Giovanni un diploma pel quale non solo confermava alla chiesa
di San Michele in Foro le donazioni tutte fattele da Beraldo, ma la prendeva sotto la sua im-
periai protezione.2

Tal documento conferma pienamente, ci sembra, quanto dicevamo più sopra, che nessun
monastero, cioè, fu annesso fino a questi tempi alla chiesa di San Michele in Foro. Che se un
monastero le fosse stato unito in antecedenza, non avrebbe il vescovo Giovanni annunciato sem-
plicemente il proposito di erigervene ora uno, come un religioso pensiero sorto per primo in
lui ; sibbene avrebbe detto esser suo desiderio di restaurare, o di ampliare, o di ridonare alla
chiesa il monastero che già si ebbe. Ma il vescovo non disse nulla di ciò. E che poi in quel
tempo non esistesse presso la chiesa che una casa canonicale, ne abbiamo sicura prova in un
istrumento del 1023, pel quale un tale Omicio donava per rimedio dell'anima sua la metà di
un campo alta chiesa e canonico ili Sun Michele Arcangelo, edificate in Lucca I. d. a Foro;3 ma tal
casa era per fermo ristretta ed atta solo alla dimora del custode o rettore della chiesa, come
la possiedono tuttavia (e tuttavia chiamata canonica) le chiese delle campagne e anche quelle
parrocchiali della città.

E da ritenere pertanto che il vescovo Giovanni adempisse con sollecitudine alla promessa
fatta, erigendo, ove era quell'angusta canonica, un ampio fabbricato a guisa appunto di mona-
stero, perchè a vita comune e regolare potesse riunirvi i preti e i canonici e chierici addetti
alla chiesa di San Michele. Nò però senza contrasto potè questa godere il possesso dello splendido
legato fattole da Beraldo, e il vescovo Giovanni dovè lungamente difenderlo dalle pretesi» dei
nipoti di lui e di altri parenti ; ma finalmente, nel 1038, undicesimo anno di regno dell' impe-
rator Corrado, Cadolao cancelliere dell'imperatore, risiedendo in giudizio in casa del marchese
Bonifazio nel castello di Vivinaia, contrada lucchese, si trattò dinanzi a lui, e presente l'imperatore

1 Meni, i' ilnc. oit., t. V, parte III, (loc. 1471.
-' Milli, e line, fit., ]. CÌt., (loc. I2SL».

Arrhiriii utoricu iUÌVArte - Anno V, Frhc. VI.

3 Aroh. di Stato in Lucca, perg. di Santa Maria
Corteorlandini, ad ann.

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